Venezia

Venezia

David si è smarrito a Venezia, e si chiede se ci sia qualcosa di più magico che smarrirsi lì. Nel cielo vede uno stormo di piccioni, pertanto ipotizza di essere vicino a piazza san Marco. I gatti veneziani lo precedono lungo i canali e lui sente che la realtà rimane fuori da quel dedalo travestito da città. Va a zonzo senza cartina, ché tanto oltretutto è perfettamente inutile: Burano, il ponte dei sospiri, il palazzo ducale, il campo di San Vidal, il ponte dell’Accademia, l’Hotel Marconi, il ponte di Rialto, Campo Santi Apostoli, il mercato di Rialto, Campo della Maddalena, Campo San Giacomo dall’Orio, Campo San Boldo, Ponte Storto, Campo San Polo, Campo dei Frari, Fondamenta Minotto, Campiello Mosca, Fondamenta Ognissanti, la laguna. Pian piano ogni cosa pare prendere vita, le ombre dei palazzi fluttuano, i balconi ballano e i terrazzi galleggiano sui tetti. All’improvviso, le foglie degli alberi e i piccioni si alzano in volo trasportati dalla musica, e lui si lascia condurre su questa città che sta sognando. Più tardi, quando si sveglierà, avrà una sola certezza: Venezia contiene tutte le storie…

Borsalino, tracolla, giacca, scarpe, pantaloni e maglia a righe, aspetto decisamente bohémien, cammina o pedala per l’incantevole labirinto di calli, ponti, rii e sottoporteghi disegnando o suonando il violino, perdendosi per ritrovarsi, arrampicandosi su tetti o lampioni, adagiandosi su una panchina o seduto a cavalcioni di un davanzale mentre spunta l’alba e la moka è sul fornello, respirando l’aria della città più unica che ci sia, accompagnato da colombi che talvolta lo portano finanche in volo o gatti bellissimi mentre sale l’acqua alta o cadono foglie fiammeggianti da rampicanti che adornano muri dalle calde tonalità dei mattoni. Il cielo è terso, il leone di San Marco si staglia maestoso, le gondole scivolano lente: David Pintor, illustratore quarantaduenne gallego di chiara fama e dalla mano evidentemente felicissima, dà vita a una poesia per tenui eppure potentissime immagini. In trenta tavole che ricordano il cinema d’animazione francese mette insieme un diario, un atipico, onirico, lirico e anticanonico quaderno di viaggio, un libro d’arte, un percorso visivo emozionante e per tutte le età introdotto da un brevissimo e significativo testo in italiano, spagnolo e inglese.



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