Vuzz – L’integrale

Vuzz – L’integrale

Vuzz si aggira solo e desolato per un mondo in rovina, dove confusione e distruzione regnano sovrani. È una creatura senza aspirazioni e ideali, senza scopi e apparentemente senza emozioni: i suoi tre imperativi categorici sono battersi, cibarsi e fare sesso. Tre azioni che compie abitualmente ogni giorno, in un ciclo perenne che non ha tempo di finire che è subito ricominciato. Una monotonia che è anche la forza motrice di Vuzz, che imperterrito continua a vagare per queste sue terre allucinate, città mastodontiche, luoghi di perdizione assoluta popolati da creature bizzarre e folli, e deserti vuoti dove camminare e camminare e camminare senza mai incappare in un’anima. La creatura passa le sue giornate così, ed è così che le sue avventure divengono mitiche e si tramutano in viaggi interiori scorticanti…

L’esistenzialismo di Philippe Druillet grida a squarciagola da una pagina vuota. Dialoghi ridotti all’osso, quasi inesistenti, brevissimi e volatili, per un fumetto che però invece ha tanto da dire e da chiedere e da raccontare. Per un fumetto dalla storia ricca, intricata e profonda, che dialoga col suo pubblico su una condizione umana comune, una condizione che trapela come luce tra le crepe di un muro mezzo scassato. È della solitudine come condizione dell’esistenza, che parlo. Una solitudine cruda, vera, che non si arricchisce di inutili orpelli per arrivare a toccare corde sensibilissime. Il messaggio è veicolato così, nudo. Druillet è nato a Tolosa nel 1944 e nella vita ha raccolto una serie di grandissimi successi che lo hanno condotto a una fama imperitura e del tutto meritata, vignettista e fumettista, con le serie dedicate e Lone Sloane e a Vuzz si è imposto come un gigante della sua arte. E in Vuzz – L’integrale, edito in Italia dalla sempre accuratissima Magic Press, ritroviamo tutti i grandi temi e i piccoli dettagli che hanno reso i suoi fumetti tanto celebri e acclamati dal pubblico e dalla critica. Gli sfondi, le impalcature grafiche, le strutture arzigogolate e incastonate nella pagina che gli hanno conferito il titolo di “architetto spaziale” qui ci sono tutte. La trama, ariosa e molto originale, si ispira ai vecchi maestri del filone, tra cui riconosciamo distintamente H. P. Lovercraft, autore caro a Druillet. Unica nota stonata: la nudità. I simboli fallici non si sprecano, la metà dei protagonisti non ha niente addosso e i rapporti sono quasi animaleschi. Il sesso percorre l’intero fumetto, è presente nella storia in sé, ma è anche ovunque nei disegni, nelle forme e nelle linee. Una nota stonata, forse, sì, certo, ma d’altra parte il sesso ormai è parte della vita quotidiana di tutti. E nella rappresentazione di una realtà di certo non può mancare. Druillet è un maestro indiscusso. Del disegno e della narrazione. E questo è un fumetto strepitoso.



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