Gianluca Morozzi: quella semifinale Uefa la rigiocherei mille volte

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Interviste a scrittori tifosi di calcio per parlare soltanto di calcio: dello stadio, della fede, dei giocatori preferiti, delle nemesi, delle figurine...e di tanti vecchi sogni: questa è la nostra rubrica “Caffè Sport”. Il Moroz, al secolo Gianluca Morozzi, è uno scrittore eclettico: ha all’attivo diversi romanzi e numerosi racconti. Nella sua scrittura spesso vivono le sue due grandi passioni: la musica – è chitarrista degli Street Legal e ha collaborato con diversi musicisti – e il calcio. O meglio, il Bologna.




A quando risale il tuo primo ingresso al Dall’Ara? E in che settore?
Campionato 1984-85, un orribile (ma per me emozionantissimo) Bologna-Empoli 0-0. Allenatore Bruno Pace, da poco scomparso. Nei distinti laterali, con mio padre, mio fratello e mia sorella. Mi sono spostato in curva Andrea Costa nell’87.

Cosa vuol dire essere tifosi di una squadra che, pur avendo vinto sette scudetti, da decenni non fa più parte delle cosiddette “grandi”?
Intanto quei sette scudetti non ce li toglie nessuno, in attesa che ci diano l’ottavo, quello del 1927 revocato al Torino e non concesso al Bologna secondo classificato. A volte è un peso, perché fai fatica ad accontentarti, ma in generale è quel che ci mantiene nobili. Ragion per cui, anche negli anni in cui ci si barcamenava in serie C o si vivacchiava in serie A, il pensiero era: ci vuole pazienza, arriverà un presidente miliardario e cambierà tutto. Ora il presidente miliardario è arrivato, si vivacchia ancora in modo un po’ noioso, ma con la speranza che il nostro Joey Saputo ci faccia fare lo scatto in avanti. Magari quando potrà finalmente ristrutturare lo stadio (o costruirne uno nuovo).

Qual è il calciatore del Bologna che più di altri è nel tuo cuore (tolto Lajos Detari, si capisce)?
Il mio primo idolo è stato Domenico Marocchino, per la sua indolenza totale spezzata da sporadici lampi di classe. Poi se la giocano Beppe Signori e Marco Di Vaio. E il povero Klas Ingesson.

E la partita che più ha lasciato il segno?
In modo gioioso, credo che difficilmente dimenticherò Bologna-Pescara, finale playoff del 2014, con un assedio finale terrificante, pali, traverse, miracoli sulla linea, e la sensazione, al triplice fischio, di aver partorito due gemelli. In modo non gioioso, il punto più alto che ho visto con i miei occhi, avendo perso le vittorie del passato: Bologna-Marsiglia, semifinale Uefa, con la finalissima di Mosca col Parma sfumata a tre minuti dalla fine per un rigore regalato e fatto ribattere. La vorrei rigiocare mille volte.

Prova a farmi il tuo “undici ideale”…
Di quelli che ho visto di persona, usando una numerazione per ruolo un po’ antica: 1) Pagliuca 2) Paramatti 3) De Marchi 4) Ingesson 5) Fresi 6) Cabrini 7) Nervo 8) Pecci 9) Di Vaio 10) Baggio 11) Signori. All. Mazzone. Di quelli che non ho visto ovviamente dovrei mettere Bulgarelli, Haller, Sansone, Schiavio, Savoldi. Di centrali forse ne ho visti anche di migliori di Fresi, ma nessuno ha segnato così tanti gol in un campionato come lui. Mi secca non aver trovato posto a Verdi.

Se dovessimo confrontare i tuoi mondi con il tifo, quindi la musica e la letteratura, quali sono i tuoi bomber musicali e letterari? Su quello musicale la risposta sembra scontata…
Bruce Springsteen e Stephen King. Ma anche Bob Dylan e Philip Roth.

Ma è vera la storia che hai suonato con i gemelli Filippini?
Con Emanuele, sì, l’anno in cui giocava nel Bologna. Ci accomunava la passione springsteeniana…

Perché, secondo te, l’Emilia Romagna è una terra così prospera di squadre di calcio? Tra serie A e B i derby sono tantissimi…
Strutture sportive, una regione ricca, e tifoserie che, tutto sommato, lasciano tranquilli i giocatori. Poi, al momento, due dei presidenti più ricchi della serie A sono al Bologna e al Sassuolo, per dire.

Tutti i tifosi, da piccoli (ma non solo), hanno provato almeno una volta a finire un album Panini. Tu ci sei mai riuscito?
Decisamente no!

Il tuo momento più bello da tifoso, da scrittore e da musicista?
Da tifoso, un gol di Giorgio Bresciani al Chievo al novantesimo che ci è valso la serie A. Da scrittore, il momento più bello deve ancora arrivare. Da musicista, salire sul palco dell’Estragon per l’anniversario degli Avvoltoi.

C’è speranza che un giorno anche una squadra piccola possa tornare a vincere lo scudetto? Magari proprio il Bologna? La Spal? Il Cesena?
Prima di tutto, piccola lo vai a dire a tua sorella, come si suol dire. Ci aggiungo una faccina sorridente virtuale. E comunque lo vinceremo noi, con tutto il rispetto per la Spal e il Cesena. Poi probabilmente ce lo revocheranno per motivi misteriosi assegnandolo d’ufficio al Chievo…

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