Il dandy che odiava i radical chic

È morto all’età di 88 anni Tom Wolfe, scrittore e giornalista statunitense. È morto nella New York che ha tanto amato, dove era ricoverato, a causa di un’infezione. La notizia è stata confermata dal suo agente, Lynn Nesbit. Nato nel 1930 a Richmond, Wolfe muove i primi passi da cronista allo “Springfield Union”, per poi arrivare al “Washington Post”. Nel 1962 approda a New York per entrare nella scuderia del “New York Herald-Tribune”: rimarrà nella Grande Mela per tutta la vita. Il nome di Tom Wolfe passerà alla storia soprattutto per l’espressione “radical-chic”, la caricatura di un ambiente liberal che perora cause radicali mentre beve champagne. Tutto nasce con un articolo nel giugno del 1970, un reportage scritto per il “New York Magazine” in cui Wolfe descrive una serata organizzata nel gennaio di quello stesso anno dal compositore Leonard Bernstein nel suo lussuoso attico di Park Avenue per raccogliere fondi a sostegno dell’organizzazione dei Black Panther. Nel 1987, diciassette anni dopo, Wolfe pubblica il suo libro più famoso, Il falò delle vanità, forse il più paradigmatico romanzo di denuncia dell’edonismo imperante negli USA degli anni Ottanta. Wolfe è stato uno dei principali esponenti del cosiddetto “New Journalism”, cioè quella tendenza – a cui lui stesso ha dato il nome – a usare stili ed espedienti narrativi propri della letteratura nella scrittura giornalistica, scrivendo articoli molto lunghi che venivano pubblicati più sulle riviste che sui quotidiani.



 

 

 
 
 
 
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