Ulisse, Nessuno, Filottete

Ulisse, Nessuno, Filottete
"Nella sala in cui il bivacco dei Proci alimentava innumerevoli inquietudini entrò un uomo. Tese l'arco e vendicò le infamie che da mesi Itaca era costretta a subìre". Questa descrizione a chi si attaglia? Chiunque risponderebbe senza remore: «Ulisse! Che diamine!». Ed è a questa domanda che dobbiamo rispondere. Ulisse? Siamo sicuri che egli abbia davvero fatto ritorno da uno dei viaggi più difficili e complicati che la mitologia marittima sia in grado di raccontarci? Dal dono dei Feaci alle oscure parole di Zeus fino al momento della al culmine della vicenda, si dipana un filo rosso piuttosto esile che può suggerirci una figura alternativa a quella di Ulisse: Filottete. E c'è poco da strabuzzare gli occhi, poiché il confronto proveniente dai diversi tasselli abbandonati da Omero sul cammino di Ulisse può suggerirci un finale alternativo: Ulisse è morto, Telemaco ha assoldato uno dei migliori arcieri Achei (Filottete, ben documentato dall'Iliade) e la vendetta viene portata a termine per tutt'altro fine, un fine che vedrebbe Telemaco come re di Itaca...
Un saggio tanto azzardato e ingenuo (forse) da risultare originale quanto Louise Labé. Une créature de papier di Mireille Huchon - nel quale viene proposta una tesi secondo cui la celebre poetessa Louise Labé non sia nient’altro che una creatura di carta e dunque non sia mai esistita realmente. Nel libro di Majrani si respira la medesima aria. Grazie a un’abilità argomentativa notevole, l'autore mette su la toga degli avvocati del diavolo per sostenere la tesi secondo cui non fu Ulisse a uccidere i proci, bensì Filottete! E non siamo certo di fronte a un divertissement letterario costellato da vacue opinioni. Inutile commentare i singoli passaggi, poiché il libro è talmente agile da esaurire in poche battute le perplessità del lettore circa la sua idea. Decisamente interessante è l'appendice critica "Ma Omero era un geografo?" in cui Majrani commenta il lavoro di Felice Vinci Omero sul Baltico, opera piuttosto discussa in materia di questione omerica. Compare l'immancabile figura di Eratostene, matematico e geografo, il quale, dopo aver calcolato con un accettabile margine d'errore la lunghezza dell'Equatore e aver ricostruito la geografia e l'orografia di mezzo bacino del Mediterraneo, non riuscì mai a comprendere che diavolo avesse in mente Omero quando organizzò la topografia dell'Iliade e dell'Odissea. La discussione, posta in questi termini, non è più appannaggio della sola Filologia, ma coinvolge elementi di geografia, topografia e soprattutto, di Epistemologia del mito. Un atteggiamento che spinga ad affermazioni come "Omero era un poeta e non un geografo" non risolve certamente il problema e anzi introduce una forma mentis che poco si addice a qualsivoglia ricercatore, portando inevitabilmente ad affermazioni fallaci. Majrani infine afferma di voler fare delle critiche al lavoro di Vinci, ma queste critiche, se mai ve ne sono state, latitano sotto il profilo della consistenza. Il confronto decisamente più interessante verte sui punti di contatto tra Omero nel Baltico e Ulisse, Nessuno, Filottete. Nel primo si discute accuratamente delle abilità di Ulisse nell'uso dell'arco, senza mai menzionare il claudicante Filottete. Inezie comunque, poiché la questione omerica è ben lungi dall'essere risolta e certamente il lavoro di Majrani alimenta i sogni di quanti non siano, almeno una volta, scappati assieme a Ulisse dalla caverna di Polifemo, coinvolti da una lettura che oramai ha qualche millennio.

 

 

 
 
 
 
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