The Friendship Tour, intervista a quattro voci

Articolo di: 

Lo sappiamo tutti: oramai la Brexit è un dato di fatto. In molti, però, sono rimasti amareggiati per l’esito di questo storico avvenimento, da una parte e dall’altra della Manica. Proprio per questo motivo, quattro autentiche rockstar della letteratura britannica, Ken Follett, Lee Child, Kate Mosse e Jojo Moyes, hanno deciso di incontrare i loro lettori europei con un messaggio di amicizia e unione, in questo momento di grande confusione e divisione per il continente. La tappa italiana del cosiddetto “The Friendship Tour” è coincisa con il Bookcity Milano 2019 e Mangialibri era come sempre presente all’appello.




Ken Follett
È un piacere essere qui. Soprattutto perché questo tour è stato una mia idea. Ci tenevo a realizzarlo perché ho milioni di lettori in Italia e in altri Paesi europei e ne sono molto orgoglioso. Sono orgoglioso che le persone in questo Paese leggano i miei libri, tradotti e talvolta anche direttamente in inglese. Sono quindi molto imbarazzato per il fatto che il mio Paese voglia respingere l’Unione Europea in questa maniera. È come se stessimo dicendo di non volere restare in Europa perché si sta molto meglio da soli. Io personalmente non sto affatto bene da solo, voglio sempre al mio fianco tutti i miei lettori italiani, tedeschi, francesi e spagnoli. Adoro il fatto che tutte queste persone leggano i miei libri e quindi ho di deciso di venire in diverse città europee per dire alle persone che voglio loro ancora molto bene.

Jojo Moyes
Quando nel 2016 mi sono svegliata e ho letto le notizie degli esiti del referendum sulla Brexit ho pianto. Come molte altre persone, sono rimasta molto sorpresa dai risultati, anche perché, fin dalla mia infanzia, mi sono sempre sentita europea. Come molti Britannici, anche se viviamo su un’isola, ho trascorso tutta la mia vita viaggiando in diversi paesi d’Europa. Quando Ken mi ha offerto questa opportunità, ho capito che volevo comunicare a tutti voi che i politici non hanno parlato per tutti noi. C’è una massa sconfinata di persone nel nostro Paese che si sente ancora profondamente europea. Queste persone hanno il cuore spezzato per quello che sta succedendo in Gran Bretagna. È necessario, quindi, da parte nostra, unire le nostre voci per comunicare all’Europa intera che i politici possono rimuoverci dall’Unione amministrativamente ma i nostri cuori, le nostre vite e il nostro futuro sono indissolubilmente legati agli altri europei. Questo è quello che ci preme maggiormente comunicare con questo tour.

Lee Child
Sottoscrivo ogni singola parola che è stata detta finora. La mia generazione, in particolare, è cresciuta nel pieno del declino dell’Impero britannico e la conseguente diminuzione dell'importanza dell’Inghilterra all’interno dello scenario mondiale. L’Europa è quindi diventata molto rapidamente il luogo a cui ci sentivamo di appartenere, in cui ci sentivamo a casa. Sono qui per dire che non ho votato per la Brexit e avrei tanto voluto che tutti i miei concittadini avessero fatto allo stesso modo. Penso che sia importante comunicare a livello personale che saremo sempre comunque europei e ameremo sempre questa comunità di popoli. Sono qui anche per motivi strettamente personali dato che adoro l’Italia e Milano in particolare. È una città bellissima, finemente estetica, mi fa impazzire il cibo italiano e adoro il prosecco. Amo soprattutto il caffè… e spero di averne una tazzina quanto prima.

Kate Mosse
Ken ci ha invitati per questo tour neanche fossimo gli Abba della letteratura! Scherzi a parte, le storie sono ciò che possono colmare maggiormente i divari e unire nei momenti di difficoltà. Le storie non si preoccupano della lingua utilizzata, si preoccupano solo di toccare il cuore. Ogni libro che viene tradotto, sia che lo si legga in italiano o in inglese, in francese o in tedesco o in qualunque altra lingua, unisce sempre. Sono le storie che ci rendono simili. Io sono inglese, sono anche britannica, ma sono davvero anche molto orgogliosa di essere europea perché facciamo tutti parte della stessa famiglia. La nostra storia è la vostra storia. Io scrivo grandi storie di avventure che sono completamente ispirate alla storia europea. Ciò che si impara dalla Storia è che i Paesi vanno e vengono, i confini cambiano ma noi, i popoli, restiamo sempre gli stessi. Quindi siamo qui in spirito d’amicizia, ma anche, come hanno già detto Ken, Jojo e Lee, per ribadire che i politici e i giornali non parlano sempre per il popolo. Vorremmo anche ringraziare i nostri lettori italiani e incontrare altri scrittori per riportarci in patria alcune delle loro storie come fonte d’ispirazione. Condividiamo le stesse storie, condividiamo lo stesso DNA. Grazie per averci ospitato, noi cittadini come voi e non politici.

Il problema dei politici è forse che non leggono a sufficienza?
Jojo Moyes: Io penso che il mondo sarebbe un posto migliore se i politici leggessero più libri, perché la prima cosa che ti insegna la lettura è immedesimarti nei panni dell’altro. Ti dona l’empatia che, al giorno d’oggi, è merce rarissima. Guardando alla maggior parte dei leader del cosiddetto mondo libero, al momento, è abbastanza evidente la mancanza di empatia e di cultura. Vanno fieri di non leggere libri. Non sono neanche sicura che Donald Trump abbia letto il suo stesso libro, ad esempio.
Lee Child: Per esperienza personale so che i politici migliori leggono molto. Obama è un lettore vorace e ogni anno compila una lista di letture consigliate molto interessante. Bill Clinton è un grande lettore e ama soprattutto il genere di cui sono un esponente. Ama i thriller. Negli Stati Uniti, per esempio, si ha l’abitudine, durante un tour promozionale per un nuovo romanzo, di avere sul palco un intervistatore che pone delle domande all’autore. Nel mio ultimo tour il mio intervistatore è stato proprio Clinton, dato il suo grande amore per le mie opere. Come ha detto Jojo, i libri insegnano l’empatia e l’adattarsi a situazioni di volta in volta differenti. Ti mostrano punti di vista diversi dal tuo. C’è una grande differenza tra quello che hanno realizzato Clinton e Obama e le politiche, per esempio, di George W. Bush e Donald Trump e una grossa parte di questa differenza l’ha fatta il leggere o meno.

Come andrà a finire quindi il processo della Brexit secondo voi?
Ken Follett: Vorrei fare una premessa. Sono grato a Lee per avere difeso una certa parte di politici dato che mia moglie è in politica e posso affermare con certezza che è una splendida persona e abbonda di empatia. Lei rappresenta il modello dell’eroina in tutte le mie storie. Per quanto concerne la domanda, noi che siamo scrittori possiamo solo fare uno sforzo di immaginazione e ipotizzare un futuro prossimo. Il Regno Unito potrebbe frantumarsi, la Scozia e l’Irlanda del Nord potrebbero abbandonare il Regno. In Europa, intanto, se la Spagna si sposterà sempre più a destra politicamente forse la Catalogna potrebbe accelerare il suo processo per l’indipendenza. E l’Italia? Da sempre nel vostro Paese sento persone auspicare una divisione netta fra nord e sud. Stiamo veramente andando in questa direzione? Le unità nazionali si frazioneranno sempre più e ci sarà un nocciolo di paesi ricchi e liberali contornato da una periferia di Paesi destrorsi, populisti e poveri. Ma questa è solo fiction dopotutto, ok?

In che modo la letteratura o la cultura in generale possono concretamente influenzare le masse degli elettori?
Kate Mosse: Credo che i romanzi, gli spettacoli teatrali o anche i film abbiano un grande potere sui popoli, soprattutto nei momenti di difficoltà. Quando non ci si ascolta più l’unico strumento adatto a fare da ponte è proprio la cultura. La storia raccontata da un libro può essere molto più persuasiva di quella narrata da un politico sul suo palco durante un comizio. Noi scrittori vogliamo offrire punti di vista diversi, porci nel mezzo fra gli scontri di sinistra e destra. Vogliamo scrivere storie del mondo reale, dove non è mai tutto o nero o bianco come spesso ci vogliono far credere, quanto piuttosto grigio, indefinito e complesso.

In che modo questo clima politico influenza la vostra scrittura? Pensate che il vostro stile e le vostre tematiche muteranno nel post-Brexit?
Kate Mosse: Penso che questo si stia già verificando anche se magari non ne siamo ancora perfettamente consapevoli. Ho appena terminato di scrivere un libro che probabilmente è il più “politico” della mia intera produzione. Apparentemente tratta di librai del Kentucky ma i temi principali sono l’importanza dei fatti e della verità, della conoscenza e della necessità di accettare il diverso, combattendo l’ignoranza. Quindi, anche se non sto scrivendo apertamente sulla Brexit, ne ho subito l’influenza anche io, così come ogni altro scrittore credo, alla vigilia di un evento storico tanto importante. Una cosa è certa: siamo tutti molto preoccupati per la situazione attuale e questo si rifletterà, volenti o nolenti, nel nostro modo di scrivere.

Che ruolo possono avere le future generazioni in questo processo epocale?
Kate Mosse: Siamo tutti genitori e quindi esorto sempre ad ascoltare le nuove generazioni per capire che mondo stiamo loro lasciando. Chi desidera la Brexit ha un’immagine della Gran Bretagna che non esiste più da tempo. Il mondo nel frattempo è cambiato e anche molto. In ogni momento topico della nostra storia, sono sempre stati i giovani ad avere cambiato le cose in meglio. La spinta per ripartire dopo la Seconda Guerra Mondiale è venuta proprio dai giovani. Sono stati loro ad avere espresso il desiderio più forte di pace e a ricordare ai propri padri che la guerra porta solo distruzione. Speriamo quindi che in questi tempi cupi si verifichi qualcosa di simile.

I LIBRI DI LEE CHILD

I LIBRI DI KEN FOLLETT

I LIBRI DI KATE MOSSE

I LIBRI DI JOJO MOYES



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER