Intervista ad Annelise Heurtier

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Annelise Heurtier scrive da quasi vent’anni anni per bambini e ragazzi, spesso traendo spunto da storie vere. Francese di Lione, dal 2011 vive a Tahiti, dove divide il suo tempo fra il suo compagno, i suoi due bambini, la scrittura, incontri con le scuole, esplorazioni sottomarine ed escursioni nella spettacolare natura polinesiana.




Il tuo L’età dei sogni è ambientato negli anni Cinquanta negli Stati Uniti, in piena lotta per i diritti civili, e racconta il celebre episodio di Little Rock. Eppure certe dinamiche sembrano particolarmente attuali. Come è cambiato l’odio razziale?
Credo che purtroppo, nella sostanza, quella razziale continui a essere una questione attuale, sebbene nella forma si presenti chiaramente diversa rispetto al tempo della segregazione. A quell’epoca, immaginare un Presidente degli Stati Uniti d’America nero era fantascienza pura, credo che nessuno avrebbe potuto immaginarlo… anche se io ho insinuato questo pensiero nella testa della protagonista del mio libro. Non sono un’esperta della questione razziale negli Usa, ma mi pare che la comunità nera continui ancora a essere fortemente ostracizzata, di sicuro più di quella ispanica. Il tasso di disoccupazione e l’alta presenza dei neri nelle carceri lo dimostrano. Alcuni rimproverano a Barack Obama – che si era definito il presidente di tutti gli americani – di aver peccato per eccesso opposto, cioè di essersi disinteressato dei problemi della comunità nera temendo di favorirla rispetto ad altre comunità.

Il romanzo affronta una tematica particolarmente importante: l’integrazione razziale e l’odio razziale dal punto di vista degli adolescenti. Chi più, chi meno, i ragazzi esprimono a volte la voce della famiglia di provenienza o dei media. Quanto incide l’educazione sul senso civico nei termini di accettazione dell’altro?
Voglio credere che, in generale, l’istruzione permetta agli adolescenti di nutrire il proprio spirito critico, altrimenti non andremo molto lontano! La letteratura è uno dei mezzi per raggiungere questo obiettivo. Qualche anno fa una lettrice de L’età dei sogni mi confessò di essere stata razzista “per tutta la vita”, solo perché i suoi genitori lo erano… Finché non aveva letto il mio libro. Mi disse che il romanzo le aveva aperto gli occhi. Pensando con la sua testa, mi si era totalmente allontanata dalla posizione dei suoi genitori sull’argomento. Per me è stato un gran regalo!

L’integrazione razziale esiste davvero oggi?
Difficile rispondere, dal momento che la situazione varia a seconda dei paesi e delle culture. Penso al mio ultimo romanzo, Chère Fubuki Katana, pubblicato da Casterman. In questo libro, ambientato in Giappone, mi occupo tra l’altro della sorte dei Burakumin, un argomento tabù nel paese del Sol Levante. Si tratta di un gruppo sociale emarginato e messo al bando, a un livello che facciamo fatica a immaginare. I Burakumin sono ghettizzati, hanno difficoltà a trovare un impiego, e alcuni datori di lavoro si assicurano in segreto che i candidati all’assunzione non appartengano a questa comunità. Sono loro che andarono a pulire la Centrale di Fukushima.

Che ruolo hanno avuto e hanno oggi i media nell’incitamento all’odio razziale?
Certamente i media hanno un potere fortissimo e ogni giorno constatiamo fino a che punto possano manipolare l’opinione pubblica. I social network sono ancora più pericolosi per la loro capacità di diffondere notizie false, per non parlare dell’istigazione al razzismo e all’odio. Purtroppo molti di coloro che navigano in rete hanno la tendenza a prendere per oro colato tutto ciò che si pubblica sui social… questo è un punto su cui insisto spesso negli incontri con gli adolescenti. Attenzione, quello che trovate sui social non ha maggiore valore o legittimità rispetto a quello che potete sentire per strada!

Nel romanzo viene fuori spesso che l’odio dei bianchi verso i “negri” (e viceversa) derivi principalmente dalle false credenze o dal fatto che non si conoscano tra loro. Hanno paura. La paura dell’ignoto quanto ci influenza?
Sì, è quello che penso. A seconda del temperamento, l’ignoto può spingere ad aprirsi, mossi dal desiderio di arricchirsi attraverso la scoperta di ciò che non si conosce, ma può anche generare paura e ripiegamento su se stessi.

Grace e Molly: perché hai scelto come protagoniste due ragazze e non due ragazzi?
La mia idea iniziale era di seguire la storia di Melba Pattillo. Ma poiché volevo metterla in parallelo con un altro personaggio, bianco, mi è sembrato più semplice e più pertinente scegliere un’altra ragazza. Penso che questo abbia facilitato il confronto sulle preoccupazioni di una ragazzina di quell’età, “l’età dei sogni” a cui si riferisce il titolo del romanzo.

Nel romanzo assistiamo a innumerevoli episodi di bullismo, non molto diversi da quelli che spesso leggiamo sui giornali. Come possiamo combatterlo?
Mi piacerebbe poter avere una ricetta miracolosa, ma purtroppo non ne ho. Quello delle molestie è un tema che mi sta molto a cuore perché ho un figlio che frequenta la scuola media e ho molta paura. Ho cercato di affrontare l’argomento nel romanzo ambientato in Giappone di cui ti dicevo prima, nel quale una ragazzina viene molestata per aver intrecciato rapporti con una Burakumin. Secondo me bisogna tener presente che sono i molestatori ad avere qualcosa da risolvere con se stessi, con le loro paure e i loro problemi, di qualunque genere siano. Se si capisce questo, credo diventi più semplice per chi subisce molestie non perdere la stima in se stesso ed evitare di entrare in una spirale distruttiva o chiudersi nel silenzio.

Ne L’età dei sogni non sono solo i bianchi a perseguitare i neri, ma anche viceversa. Chi sono i buoni e chi i cattivi? Ma soprattutto: ci sono i buoni e i cattivi?
È una domanda filosofica che meriterebbe una riflessione più approfondita. Vi invito tutti a pensarci su.

I LIBRI DI ANNELISE HEURTIER



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