Intervista a Adriana Paolini

Adriana Paolini
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Abbiamo appuntamento alla Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma, dopo la presentazione del suo libro L'Invenzione di Kuta, scritto a quattro mani con Roberto Piumini. È una storia del libro manoscritto e della scrittura diretta ai ragazzi, un progetto che parte da lontano. Tre anni per la precisione. Infatti trovo l'atmosfera tipica di una lunga gestazione: visi distesi, sorrisi, gli sguardi un po' distonici di chi ha vuotato il sacco delle “preoccupazioni” e già ne sente la mancanza. Ci sono quasi tutti, editore, autrice, illustratore, ente pubblico patrocinante, manca soltanto Piumini (e non so perché). La presentazione fila via in una quarantina di minuti. Giusto il tempo di chiarirmi le idee per l'intervista. Adriana Paolini mi raggiunge poco dopo e scegliamo un salottino al  secondo piano del Palazzo dei Congressi...

Che opinione hai sul progetto di Google di digitalizzare praticamente tutti i testi esistenti?
Da un lato è interessante la possibilità di mettere a disposizione di chiunque sia interessato uno sterminato patrimonio librario. Mi colgono momenti di vera esaltazione quando verifico con Google libri di poter consultare testi per i quali prima avrei dovuto spostarmi in un'altra città. Che includa veramente tutto invece mi spaventa abbastanza perché quando ci sono troppe fonti non si sa più cosa cercare. In ogni caso credo che il piacere di prendere in mano un libro non morirà mai.
 

Ne sei proprio sicura? Ci sono molti segnali di segno contrario...
I libri vanno valorizzati come oggetti oltre che come contenitori (anche Carthusia, quando fa i libri di dimensioni strane, ha un progetto ben preciso in mente). Io mi trovo a lavorare con i bambini. Faccio un percorso con un museo di Trento sulle forme dei libri. Parto dalle forme dei libri moderni per arrivare a quelle dei libri antichi. E loro mi parlano delle differenze tra i loro libri di quando erano più piccoli (ora fanno la quarta-quinta elementare) e mi dicono che non ci sono più immagini, ma perché? Perché i libri dei grandi non hanno immagini? Io, lettrice adulta, non mi sentirei sminuita se mi proponessero un libro illustrato.
 

Venendo al tuo libro, com’è nata la collaborazione con un veterano del calibro di Piumini?
Ho conosciuto Piumini che non avevo ancora pensato al progetto. Lui è una persona molto generosa e molto disponibile. Mi ricordo che alla Biblioteca Riccardiana, a Firenze, c'era una direttrice molto in gamba, interessata a fare didattica con i bambini - hanno dei materiali straordinari a disposizione - ma mancando di esperienza mi aveva contattato. Le avevo parlato della mia idea di fare un libretto tratto da questi laboratori e lei si era dimostrata favorevole. Ma come quasi sempre in questi casi l'idea aveva incontrato ostacoli (mancavano i fondi...). Tornando in treno da Firenze, ho pensato di contattare Roberto per chiedergli di regalarmi una storia per il progetto. Dopo un paio di giorni senza aver avuto risposta, ho pensato di aver esagerato, poi però è arrivata direttamente la storia “L'invenzione di Kuta” (secondo racconto del libro, poi diventato il titolo dell'intero volume, ndr). Allora Piumini ha detto “no, andiamo oltre”, e mi ha messo in contatto con Carthusia.
 

I racconti di Piumini sembrano perfettamente integrati col resto del libro...
Essendo un argomento inusuale mi piaceva l'idea di mettere a disposizione questa doppia chiave di lettura, quella scientifica e quella narrativa. Ci sono già libri sulla storia della scrittura per bambini (ovviamente prima di fare la proposta a Carthusia ho dato un'occhiata alla concorrenza). Spesso sono personaggi fantastici a introdurre questi argomenti. Ma, sperimentandolo con i bambini, mi sono resa conto che se tu gli dai delle informazioni scientifiche e storiche, loro le apprezzano molto, ma devi comunicarle nel modo giusto. I bambini rispondono benissimo. Piumini ha preso spunto dagli argomenti che io suggerivo e si è stabilito un lavoro di continua condivisione.
 

Che mi dici del rapporto con la casa editrice e l'illustratrice, gli altri due poli del progetto?
Con le carthusine è nato subito del feeling. Certo, un po' di circospezione all’inizio c'era e io ero sotto l'ala protettrice di Piumini che sentivo quasi fisicamente sopra la testa. Avevamo piena fiducia in lui ma per loro ero una totale sconosciuta. In più, la gestazione del libro è stato piuttosto lunga (3 anni), soprattutto per colpa dell'avvicendarsi dei governi (e quindi degli sponsor istituzionali). Ogni volta dovevamo ricominciare daccapo. Per fortuna i ministeri sono lenti ma inesorabili, e alla fine con un rush finale siamo riusciti a concludere. L'illustratrice invece l'ho conosciuta soltanto oggi. Ho visto le tavole in anticipo, a Milano (e le ho trovate bellissime). Però ho scoperto che lei in realtà aveva letto soltanto i racconti di Piumini prima di disegnarle. Ma è naturale. La parte storica è già illustrata dai manoscritti e lei in questo modo è stata più libera di interpretare senza altri condizionamenti. Oggi forse si scrive di più di un tempo, al computer, sul telefonino, ma la scrittura amanuense di cui si parla nel libro sembra sul viale del tramonto. Mi fa pensare all'arretrare dei dialetti di fronte alla lingua italiana. Una perdità di identità, personale e collettiva, un abdicare al rapporto diretto con segno. La scrittura è un modo per fissare una cosa, per comunicarla, ma insieme è un'espressione del proprio modo di essere e una forma di potere, se ci pensi. Ci sono gruppi di intellettuali, gruppi di politici che in qualche modo decidono cosa verrà tramandato e cosa è destinato all'oblio della memoria. Il rischio che l'uso della scrittura si perda è altissimo. Nella comunicazione “digitata” di moda oggi non viene dato il giusto peso alla parola scritta. La scuola, gli insegnanti sensibili alla questione... diventa decisivo il loro ruolo. Il potere della scrittura è una cosa di cui pochi si rendono conto, il rischio è grande. Ma io mi sto dando da fare. Carthusia non lo sa ma io ho un sacco di idee da proporre. Adesso le faccio riprendere e poi...

 
I libri di Adriana Paolini

 

 

 
 
 
 
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