Intervista a Alessandro Benvenuti

Alessandro Benvenuti
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Un gigante buono vestito di bianco. Cordiale come sempre, Alessandro mi riconosce nonostante siano passati tanti anni dall'ultimo nostro incontro. Seduta con noi al tavolo, sua moglie. Cominciamo a chiacchierare tranquillamente del più e del meno e mi accorgo che lei è una lettrice da dieci e lode: sarebbe interessante approfondire... Ma Alessandro mi lancia un'occhiata delle sue... ok, ok, sei tu l'intervistato, d'accordo d'accordo! Continuiamo.


 

Si dice che tu sia un grande collezionista di fumetti, è vero?

Eh già, sono un grande appassionato e collezionista di fumetti. Mi piacciono tutti tranne i manga, mi piace scoprire gli autori, ultimamente mi sono interessato a Neil Gaiman e devo dire che ho comprato tutte le sue cose. Di lui mi piace come coniuga il moderno con l’antico, il mito con la narrativa, è un ‘attraversatore’ di generi, come me del resto, e mi piace l’idea di unire il punk ai miti greci: è interessante, per cui ho letto e riletto. Mi piace anche il fatto che lavori in factory, che si affidi a più disegnatori, un po’ come faccio io nel mio piccolo in teatro mettendo più persone insieme che lavorano sentendo la possibilità di esprimersi in piena libertà. Il fatto che Neil Gaiman si contorni di professionisti e di gente brava anche quanto lui è un segno di intelligenza, l’aprirsi e il confrontarsi con talenti e menti di un certo livello la dice lunga. Per i fumetti mi piace curiosare, spulciarli, vedere, per i libri vado sempre a colpo sicuro e compro quelli che mi consigliano o dei quali ho sentito parlare. E ne compro tanti, averli in casa quasi mi rassicura.

 

Le tue storie invece dove le peschi?

Ho due grandi 'bacini d’ispirazione': il primo è la Toscana, le sue storie, il mio passato, bacino che ho ampiamente saccheggiato con buoni risultati direi, e l’altro è Roma, dove abito e vivo con la mia famiglia, che sto cominciando a raccontare adesso che sto diventando cantautore. Nelle canzoni riesco a sintetizzare – oddio sintetizzare… alcune durano anche sei-otto minuti - mi sforzo di essere sintetico e condensare storie, immagini, le canzoni mi stancano meno, mi piace scriverle.

 

Un ritorno al passato?

In un certo senso sì, da ragazzo ero un musicista, mi sono divertito con l’esperienza con la banda prima e adesso con la band rock. Sto facendo quello che volevo fare da giovane: da Ronconi al rock! Lo faccio perché mi diverto, per staccare anche dalle tournèe che sono abbastanza stancanti.

 

Lettori si nasce o si diventa?

Da ragazzo i miei genitori mi hanno fatto leggere I ragazzi della via Pal, L’isola del tesoro, Robinson Crusoe, dei veri e propri film che uno si fa nella testa, dei viaggi bellissimi. Sono certo che mi abbiano dato una grande possibilità proponendomi questi libri, anche se però penso che ci voglia di base anche l’indole per essere lettori. La scuola poi spesso non aiuta: certi testi andrebbero proposti in modo avvincente. Io La Divina Commedia l'ho scoperta da grande, e perché sono stato costretto a rileggerla…

 

Quali sono i libri e gli autori che ami di più?

Ho letto tutto Franz Kafka, tutto Henry Miller, sono scrittori che vanno letti in blocco, poi tutti gli autori della beat generation: certi libri ti aiutano concretamente a sconfiggere la banalità. Io poi amo anche il libro come oggetto, ho comprato persino all’Istituto poligrafico della Zecca di Stato certi tomi… voi mettere un bel tomo bello rilegato sul tavolo che ti saluta col suo vocione ‘ciao sono un tomo’... che bellezza! Quando si faceva Fahrenheit 451 in teatro, nel momento in cui Elisabetta Pozzi parlava dell’odore dei libri io mi commuovevo tutte le sere. Penso che la pagina scritta sia unica e non sostituibile da niente, io per dire in questi giorni sono emozionatissimo all’idea che mi verrà spedita da Foligno una pagina de La Divina Commedia impressa con il tornio con il quale fu stampata la prima edizione…

 

Hai debuttato da poco al Teatro La Versiliana di Marina di Pietrasanta con un nuovo lavoro che parla di... libri, guarda caso...

Sì, Romantic Comedy, di Bernard Slade, con Marco Columbro e Mariangela D'Abbraccio, una commedia brillante e molto divertente in pieno stile hollywoodiano. Il pubblico ha risposto bene, porteremo lo spettacolo in giro per l'Italia. E' la storia del complicato e altalenante rapporto tra uno scrittore famoso in crisi creativa, Jason, e una giovane talentuosa aspirante scrittrice, Phoebe. Si incontreranno, faranno amicizia, si ameranno, litigheranno... Slade ha delineato in questa commedia la finezza e lo humour la vita di chi scrive per mestiere, costantemente in balia della critica e del giudizio dei lettori, mostrando cosa c'è dietro l'ispirazione creativa. Uno spettacolo sull'amore, sull'amicizia, sul complicato rapporto tra uomo e donna. E sui libri, naturalmente!

 

 

 

 
 
 
 
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