Intervista a Andrew Taylor

Andrew Taylor
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Lo incontriamo a Brescia in occasione di "A qualcuno piace giallo", il bellissimo festival della letteratura poliziesca e dintorni. E scambiando quattre chiacchiere rilassate con lui ci convinciamo ancora di più che è un vero peccato che in Italia sia uscito un solo libro - peraltro strepitoso - di Andrew Taylor. Speriamo qualche editore ci faccia presto leggere gli altri.

 
Non c'è una certa ironia nel fatto che uno scrittore così profondamente inglese come te dimostri tanta ammirazione per un grande della letteratura americana, Edgar Allan Poe, come fai tu nel romanzo Il ragazzo americano?
Va detto che Edgar Allan Poe non è proprio del tutto americano, perché la madre era inglese e lui stesso ha abitato in Inghilterra per cinque anni - proprio gli anni durante i quali è ambientato il mio romanzo. Ma comunque è vero, ho una grande ammirazione per lui, è stato secondo me il primo grande scrittore americano e ha esplorato aspetti del romanzo giallo, nero e gotico che nessuno aveva esplorato fino a quel momento.
 
Sei autore di saghe letterarie molto diverse tra loro per temi e ambientazioni, dal primo dopoguerra ai confini tra Inghilterra e Galles a una serial killer donna, da un detective che è anche criminale a intrighi nell'Inghilterra vittoriana: qual è il vero Andrew Taylor?
Il vero Andrew Taylor è quello che sta scrivendo il romanzo che sto scrivendo adesso. Un libro ambientato a Cambridge nel '700, che parla di fantasmi...
 
È vero che soffri di RSI (Repetitive Strain Injury, in italiano lesione da sforzi ripetuti o disturbo degli arti superiori da lavoro) e quindi non scrivi i tuoi romanzi al computer?
Sì, purtroppo: è una condizione molto dolorosa che si verifica quando i muscoli di certe aree - nel mio caso le mani - restano in tensione per un periodo di tempo molto lungo, a causa di posture sbagliate e/o movimenti ripetitivi. È molto frequente fra chi lavora con il computer, e mi costringe a dettare i miei romanzi a mia moglie e a non scriverli in prima persona.
 
Ti sei da poco aggiudicato il Cartier Diamond Dagger 2009, la massima onoreficenza per uno scrittore di gialli: commenti?
Il primo commento è: sono stupefatto di averlo vinto. Il secondo commento è lo stesso che mi ha fatto un amico quando ha saputo del premio: d'ora in poi puoi solo andare peggio, hai già toccato il top, più di così non si può!
 
Sei un lettore di gialli o come spesso accade leggi solo cose molto diverse da quelle che scrivi?
Leggo libri di ogni genere. Sono recensore per i quotidiani Independent e Spectator e quindi per questo motivo leggo gialli, thriller noir etc. Poi per rilassarmi leggo cose completamente diverse.
 
I libri di Andrew Taylor

 

 

 
 
 
 
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