Intervista a Anthony Cartwright

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Metti due uomini a parlare di calcio ed ecco cosa succede. Incontro Anthony Cartwright, uno degli scrittori più interessanti della scena britannica contemporanea, a Più Libri Più Liberi 2017: dovremmo parlare soprattutto di libri ‒ in particolare del suo ultimo romanzo ‒ ma siccome il protagonista dello stesso è il capitano di una squadra che arranca nelle serie minori inglesi, finiamo inesorabilmente a parlare di vecchie glorie, squadre di nicchia, partite memorabili. Il tempo corre e quando ci guardiamo intorno scopriamo con orrore (o forse no) che di tempo per parlare di letteratura ce n’è oramai pochissimo. Cerchiamo comunque di sfruttarlo al meglio, ecco come.




Calcio, classe operaia: sono due cardini da sempre sia del cinema che della letteratura inglese. Ritieni che la tua sia una voce diversa, personale in questo ambito?
Beh, diciamo che mi piace pensarlo, ah ah! Mi piace pensare di essere parte di una tradizione ma anche di esserne un po’ fuori. Mi piace ancora di più pensare di essere parte di una più ampia tradizione di scrittori inglesi che raccontano l’esperienza e le emozioni della classe operaia. A dire il vero una caratteristica per la quale il mio romanzo Iron Towns si allontana da questo filone, dal realismo, è il tentativo che faccio di guardare oltre nel tempo, a un passato mitico che trascende la quotidianità.

E qual è la natura di questo mito, quale la sua importanza per noi che viviamo l’oggi?
Le figure eroiche del passato, le immagini della storia della classe operaia britannica ci consentono di andare oltre loro stesse, di addentrarci in altri territori. Il protagonista di Iron Towns, Liam, sente che il suo legame con la quotidianità e il tessuto sociale in cui vive è labile. Per questo istintivamente si ricollega alla storia mitica di cui dicevamo e alle leggende del calcio: leggende che lui porta tatuate sul corpo, da Litmanen a Eusebio. E questa mancanza di un legame diretto in un certo senso è vera anche per le Iron Towns di oggi, le cittadine industriali inglesi di oggi. Un discorso più ampio, che Liam incarna.

Se dovessi scegliere un aggettivo soltanto per descrivere il tuo romanzo, quale sceglieresti tra politico, sociale o sportivo?
Essere considerato uno scrittore di calcio mi fa piacere, lo ammetto. Ma il calcio è così centrale nella nostra società che inevitabilmente un romanzo sul calcio tocca tanti altri aspetti, riguarda la domanda fondamentale dei nostri tempi, cioè il ruolo delle persone nella società post-industriale.

Quali sono gli scrittori che consideri dei modelli o che ti piace leggere?
Parlando di calcio, ovviamente David Peace è il nome più importante, lo scrittore che ha letteralmente aperto una strada nuova, facendo entrare la letterarietà nel racconto di questo sport in Inghilterra, mentre prima la strada era molto più stretta e i limiti molto più stringenti. Parlando di società, mascolinità e riflessi dello sport sulla quotidianità, direi che non si può sfuggire a Don DeLillo e al suo Underworld.

I LIBRI DI ANTHONY CARTWRIGHT



 

 

 
 
 
 
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