Intervista a Brian Selznick

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Incontriamo Brian circondato da bambini festanti: è l’ospite speciale dell’edizione 2008 di Minimondi, il Festival di letteratura e illustrazione per ragazzi che si svolge ogni anno a Parma e in altre città. Ci parla del suo strepitoso romanzo di esordio, dei suoi sogni, della sua vita divisa tra due città, delle sue Moleskine...




Che effetto fa scrivere e disegnare storie per un pubblico di ragazzi e bambini come quelli che hai avuto modo di incontrare nell’ambito della splendida manifestazione Minimondi? Devi fare uno sforzo per adattarti alla loro sensibilità o ti vengono direttamente così perché ti senti un po' bambino anche tu?
Quando scrivo o disegno i miei libri non penso molto a che tipo di lettori avrò. L’unica persona a cui penso sono io stesso, e mi interrogo se la storia funziona per me, oppure no. Sono un critico molto severo di me stesso e lavoro sempre duro per sincerarmi che storie e disegni siano realizzate al mio massimo. Poi certo, arriva un momento terrificante, quello in cui i bambini leggono il mio libro e non sai mai se accetteranno con gioia quello che hai creato per loro. A parte questo, naturalmente so che ho un’audience di bambini, e la cosa mi piace tantissimo, anche se non è il pensiero che mi guida mentre lavoro. Ci penso molto dopo che il lavoro è concluso, in compenso! Quanto alla mia sensibilità, non so se riesco a pensare come un bambino, ma di certo so che mi interessano tante cose che di solito interessano ai bambini: magia, mostri, musei, misteri.

Ti senti più illustratore o più scrittore? Non ti sembra che scegliere l’una o l’altra cosa sia comunque una rinuncia?
Sono felice di saper disegnare e di saper scrivere, così non devo rinunciare a nessuna delle due forme d’espressione. Tutto sommato trovo più facile realizzare illustrazioni per le storie di qualcun altro, ma mi diverto a scriverne di mie tutte le volte che posso.

Nelle tue illustrazioni utilizzi spesso una tecnica mista, che unisce disegni, fotografie, fotogrammi di film: come procedi quando sei davanti al foglio bianco?
Tutte le illustrazioni iniziano con delle parole. Leggo sempre prima le storie, anche se sono cose che ho scritto io. Dopo cerco di immaginare il modo migliore per esprimere la storia che ho letto visualmente. Ogni storia richiede un linguaggio visuale diverso (per esempio figure astratte o realistiche, a colori o in bianco e nero), ed è divertente cercare di combinare differenti linguaggi appena se ne presenta l’occasione. Sul foglio bianco prima appaiono piccoli schizzi incasinati, poi si raffinano e c’è tutto un lavoro di ri-disegno, ricerca. E c’è soprattutto un sacco di tempo speso su ogni illustrazione affinché alla fine sia come deve essere secondo me.

È vero che sei sempre stato ossessionato dal cinema? Quali sono i film che ti hanno segnato per sempre?
Ho sempre amato molto il cinema. Sono anche vagamente imparentato con David O. Selznick, il produttore di Via col vento, King Kong e tanti altri film di successo! Ho sempre considerato emozionante vedere il mio cognome all’inizio e alla fine di film del genere, così importanti. Il mio vecchio film preferito dell’infanzia è Il fantasma dell’Opera con Lon Chaney, e amo anche da sempre i film di mostri giapponesi tipo Godzilla e Mothra, poi Blob - Il fluido che uccide e uno strano film del 1972 intitolato Gargoyle che non ho più rivisto da quando ero bambino. Poi mi sono piaciuti tanto Il palloncino rosso di Albert Lamorisse (ambientato a Parigi!) e Toby Tyler.

Il cinema è ancora fatto di sogni e magia come ai tempi di Georges Meliès?
Il cinema è e sarà sempre fatto di sogni e magia, come dici tu. Come ai tempi e nei film di Georges Meliès. È un modo romantico di vedere il cinema, forse, ma mi piace il romanticismo in certe cose.

Il bambino protagonista de L’invenzione di Hugo Cabret tenta di aggiustare un automa rotto per tutto il libro, oggi invece c'è la tendenza a buttare via i giocattoli senza neanche provare ad aggiustarli: è una critica alla società consumistica?
Mentre scrivevo il libro non mi rendevo conto pienamente dei grandi temi che si nascondevano dietro alla semplice narrazione della storia di Hugo. Volevo solo realizzare una storia forte ed emozionante. Una volta che il libro è uscito, i temi sono emersi, si sono fatti chiari: e incoraggio i lettori a sottolinearne anche altri magari finora non notati da nessuno.

A quali autori fai riferimento quando scrivi o disegni? Hai dei modelli o cerchi di essere diverso da tutti?
Guardo a tanti autori e artisti come fonti di ispirazione, cercando di imparare da loro per continuare a crescere e migliorarmi. Il mio preferito è un illustratore americano, Maurice Sendak, che ha realizzato un libro strepitoso intitolato Nel paese dei mostri selvaggi, lo ritengo il libro illustrato perfetto. Sendak è un pensatore profondo e colto, e le sue riflessioni filosofiche sulla fanciullezza e sulla letteratura – evidenti nel libro – mi hanno influenzato profondamente. Amo anche il lavoro di Remy Charlip.

I LIBRI DI BRIAN SELZNICK



 

 

 
 
 
 
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