Intervista a Carla Colussi

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Carla Colussi ama definirsi “libraia girovaga e contastorie”, come Buonafede Vitali (medico, girovago e teatrante del seicento), oggetto della sua tesi di laurea in Storia del Teatro e dello Spettacolo. La sua passione per la lettura si esprime attraverso le numerose iniziative di promozione della lettura che la vedono impegnata in qualunque luogo sia possibile leggere e raccontare storie: librerie, scuole, biblioteche, parchi, piazze. “Formare Lettori a scuola” è un vademecum stilato proprio da Carla, ricco di proposte per promuovere con efficacia la lettura in classe.




“Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso”, diceva Marcel Proust. Quale ritieni sia la funzione principale della lettura?
Urca, domanda interessante! Io credo che si legga perché ci piace e ci fa star bene (anche quando leggiamo testimonianze dolorose). Tuttavia, l’atto di leggere ha una serie di “effetti collaterali”: la conoscenza di sé e del mondo è il più notevole, poi c’è l’ampliamento del vocabolario e tutto ciò che accade nel cervello quando leggiamo, come l’aumento delle connessione neuronali e quindi una sempre maggiore capacità di comprendere il mondo che ci circonda, il rilassamento e la riduzione dello stress. Tutti questi fenomeni hanno una funzione importante per la vita e lo sviluppo sia individuale sia collettivo e contribuiscono alla felicità. Ecco perché leggere ci fa star bene. Proust rilevava che leggiamo per (ri)conoscerci e (ri)trovarci e questo è vero soprattutto per i ragazzi, solo che se non incontrano il libro, non lo sanno.

Da dove nasce la tua profonda passione per la lettura?
Amo le storie da sempre e le ho trovate nei libri. Le storie mi piacciono proprio perché ogni volta ci trovo una parte di me. Una delle storie che più ho amato e che ho riletto di recente è La tela di Carlotta, scritto da E.B. White per la prima volta nel 1952! Quel ragno ha molto di me. Leggere mi apre dei mondi incredibili. Quando leggo, sento gli odori e i rumori, vedo i volti. Sono stata una lettrice vorace nell’infanzia e nell’adolescenza questo mi ha permesso di crearmi un immaginario molto ampio. Non ho mai letto per dovere, questo mi ha dato un’enorme libertà. Dico questo perché credo molto nella gratuità del leggere, come diceva Pennac.

La tua strategia per stimolare la lettura in tre semplici mosse…
• Tanti libri diversi;
• Tante domande aperte e stimolanti che non si aspettano una risposta precostituita;
• Tanti stimoli, con l’obiettivo di far nascere ancora più domande.
E se posso, ne aggiungerei un’altra: non fornire mai risposte.

Lettori, dunque, non si nasce. Come lo si diventa?
Domanda complessa. In realtà non esiste una vera e propria formula. Diciamo che si diventa lettori se si verificano tutta una serie di condizioni: presenza di libri in famiglia e a scuola, adulti che leggono per e con passione, tempo vuoto, dedicato a non fare niente e che predispone il cervello a immaginare, adulti che raccontano. In poche parole, deve essere aperto quello che io chiamo il canale delle storie, oggi ingolfato dalle mille attività di cui abbiamo riempito le nostre vite e quelle dei bambini.

Ritieni si possa applicare il “metodo Colussi” agli adulti? In che modo?
Certo! Bisogna riaprire il canale delle storie attraverso momenti di narrazione e restituire agli adulti l’alfabetizzazione alla lettura. Molti adulti non leggono anche perché fanno fatica a comprendere in quanto, non avendo quasi mai letto, la loro capacità di lettura è scarsa (dico sempre che leggere è come camminare in montagna, se non cammini, fai troppa fatica quando lo fai e non provi piacere). Credo che sia necessario riaprire il canale delle storie con momenti di narrazione condivisa, presenza di libri belli e importanti, ma non eccessivamente lunghi (in questo la bellissima produzione di albi degli ultimi anni può essere di notevole aiuto), momenti di lettura ad alta voce e poi, cosa che faccio anche con gli adolescenti, scrivere, scrivere, scrivere, usando le più bizzarre tecniche, per riscoprire le parole e farle risuonare.

Quali sono gli aspetti esaltanti e quelli meno entusiasmanti dell’essere “libraia girovaga e cantastorie”?
Gli aspetti esaltanti sono la gioia e l’allegria che mettono le storie nelle persone. Lo dico con assoluta convinzione: portare in giro libri e storie è una cosa fantastica, i bambini sono entusiasti e gli adulti si commuovono. Gli aspetti negativi sono legati principalmente alle difficoltà burocratiche e organizzative che s’incontrano in questo Paese. Non era così una ventina d’anni fa e questo mi dispiace molto, però non demordo!



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