Intervista a Carlo Giuseppe Valli

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L’appuntamento con il suo nuovo libro è di quelli attesi: Leonardo è il suo personaggio preferito e ne ha già fatto cenno anche nel suo precedente volume, riportando aneddoti e leggende di grande effetto. Carlo Giuseppe Valli ora ha approfondito l’attività del grande genio da Vinci proprio come cerimoniere. Un nuovo incontro che è sempre un gran piacere per chi scrive e dopo aver ricordato luoghi e persone che ci legano, acciacchi e avvenimenti vari, arriva anche il momento di parlare di questo nuovo libro su Leonardo.




Che libro è La pentola di Leonardo?
Il taglio è un po’ diverso dal solito, perché di Leonardo da Vinci ormai si sa tutto, ma non si sa nulla del privato, del Leonardo privato, intendo, del suo modo di pensare e di pensare anche ai cibi e a come consumarli... Ecco io mi sono dedicato a questa parte, perché diciotto anni e sottolineo diciotto, della vita di Leonardo, sono stati spesi come cerimoniere di Ludovico il Moro, un aspetto molto interessante! Spero anche che questo sia un libro divertente!

Beh, se è in linea con i cenni già dati nel libro precedente, sarà sicuramente curioso...
Sì, c’era anche la storia della Trattorie delle Tre lumache dove fu assunto e che si trovava vicino a Ponte Vecchio, dalla quale poi fu licenziato perché mangiava poco e malvolentieri e aveva ridotto di sua volontà le porzioni, tanto che per ripicca fondò la Trattoria delle tre ranocchie... Sai che approfondendo la materia, questa era una leggenda? Aneddoti che furono raccontati di lui, ma senza un fondamento da poter verificare! Un importante critico mi ha detto che questo libro colma, però, una lacuna e propone la verità in mezzo a un mucchio di storie...

Per questo anniversario dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo, di sicuro questo è un aspetto inedito, diciamo di una “nicchia”, nell’immensa vita di Leonardo, che non ha pari, perché non ci ha pensato nessuno! Possiamo avere qualche aneddoto in più?
Beh, immaginiamo che ha trascorso diciotto anni come cerimoniere in una delle corti più importanti di Italia e non solo. Ed era lui che organizzava ogni cosa, o se non era direttamente coinvolto nell’organizzazione, non poteva certamente esimersi dal sovrintendere. Quindi si dava molto da fare in questo senso. Ma siccome era particolarmente sensibile ed era disponibile sempre, qualsiasi cosa gli chiedessero, soprattutto che costasse un certo tipo di inventiva, Leonardo era sempre disposto a mettersi in gioco. Che si sappia oggi, ci sono almeno dieci apparecchi, tra macchine e utensili che servono in cucina, inventati da Leonardo, o almeno ideati da lui. Si va da due “arrostitori”, cioè due arnesi per fare gli arrosti, alle macine, passando anche attraverso le metodologie per conservare gli alimenti. Tanto per fare un esempio, si è occupato di vedere se, in un camino di una cucina, serve di più utilizzare un pezzo di legno grande o alcuni più piccoli... Insomma, anche in cucina ha lasciato la sua traccia, conosceva varie ricette del tempo e aveva particolare attenzione per i prodotti della terra che sapeva come trattare. Nei suoi taccuini, ad esempio, ci sono le sue liste della spesa, quella giornaliera per gli alimenti. Da qui è facile fare considerazioni sui suoi gusti a tavola.

E che vogliamo dire, è Leonardo!
Faceva le cose più modeste di questo mondo, nonostante la genialità, ma poi si lagnava pure e si chiedeva che cosa gli convenisse fare, perché diceva a se stesso che le cose banali, la cucina, ecc., non danno fama, mentre lui in qualche modo cercava la notorietà. Però era comunque sempre disponibile. Per esempio ha messo a puntino un’invenzione con la quale portava l’acqua da un pozzo direttamente al centro della tavola da pranzo. E ne dico un’altra a proposito delle ricette che si è inventato, delle quali una in particolare con le sole grattature di ingredienti.

Non trascuriamo però il Leonardo pittore, giusto?
Lui è stato un grande pittore italiano, secondo molti anche più grande di Michelangelo e Raffaello, la perfezione assoluta, basta pensare alle sue Madonne, alla Gioconda, ma in qualche modo, pur se amava la pittura, la considerava sempre l'ultima delle cose, perché gli creava dei problemi. Intanto per fare un’opera si doveva avere un committente, ma questo aveva anche le sue pretese. Leonardo non ci stava mai coi tempi, quindi la gran parte delle sue opere pittoriche non è finita, perché lui era un perfezionista e soprattutto non sapeva dipingere sul muro. Ma c’era una ragione: per dipingere sul muro, i pittori facevano dei cartoni preventivi, dipinti con il soggetto che volevano rappresentare e ugualmente bellissimi (e i cartoni di Leonardo sono eccezionali!). Di tanti dipinti di Leonardo c’è il cartone, ma non c’è l’opera sul muro, perché per fare gli affreschi era necessario fare un segmento del quadro e dipingerlo in giornata, altrimenti la calce si inaridiva. Lui questo lavoro non riusciva mai a farlo. Era talmente perfezionista, provava meccanismi di tutti i tipi, cercava soluzioni per questo suo problema, ma per esempio con L’Ultima Cena, quando ha finito il dipinto, già una parte si stava sbriciolando.

Ne sai sempre una più del diavolo! Ma queste curiosità e questi aspetti inediti di Leonardo saranno sicuramente frutto di tanto studio e di tanta ricerca. Quanto tempo hai impiegato?
Io sono sempre fortunato. Non lo so come mai. Tutti mi dicono che serve del tempo. Certo ho una buona bibliografia di appoggio, ma ho fortuna e l’occhio mi cade sempre su quello che devo fare. Quindi faccio una fatica relativa e poi per Leonardo mi sono davvero divertito! Ma sono stato fortunato perché ho preso un foglio (io ho lavorato su molti fogli dei suoi, con la sua scrittura a rovescio rispetto a noi, cioè da destra a sinistra, spesso illeggibile se non controluce o per la quale si deve usare uno specchio) ed era stato già tradotto, o meglio trascritto in italiano e questo mi ha facilitato molto il compito.

Siamo, più o meno, a una quarantina di libri sulla gastronomia, sulla storia enogastronomica del nostro Paese...
Sì, questo è il mio quarantaduesimo!

Dalla storia degli chef a quella di Gualtiero Marchesi, decano dei cuochi italiani, dalla storia dei mestieri, agli ingredienti, al vino, oltre che Leonardo... Attualmente l’attenzione è puntata su cosa?
Mah, in questo momento sono abbastanza impegnato con le presentazioni de La pentola di Leonardo e sono in giro per l'Italia, ma non dubitare, ne ho di progetti! Ho un’idea, insomma, anche se non so quando e se la porterò avanti. Non ne parlo, ma sono piccole cose, le piccole cose di questo mondo di cui mi occupo...

Sì, ma sono quelle piccole cose che restano impresse, basta pensare a queste curiosità su Leonardo da Vinci...
Sì, sì, certamente dà una misura in fondo dell’uomo che non è solo genio, un gran pittore, ma un uomo poliedrico.

Quindi, come sempre, fermamente convinti che “ogni libro è un viaggio”...
Sì, ogni libro è un viaggio, almeno per me è proprio così. Io scrivo questi libri perché sono incuriosito dai fatti, dai personaggi, no? Per esempio sono partito da un’idea... ma non posso raccontare tutto, altrimenti il libro non lo legge più nessuno!

No, per carità! Ma adesso l’idea di partenza la dobbiamo raccontare!
Sono partito da un’idea che i più accreditati teorici e studiosi di Leonardo parlano tutti come niente fosse che Leonardo, tra le varie cose che aveva fatto, si è inventato una macchina per fare gli spaghetti. Allora, naturalmente partito da questa curiosità che tutti suffragavano come esatta e veritiera, sono andato a cercare meglio e ho trovato che esiste davvero una macchina per fare lo spago inventata da lui, ma lo spago di canapa, che è un’altra cosa! Allora da lì ho cominciato a muovermi...



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