Intervista a Carlotta De Melas

Carlotta De Melas
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Carlotta, giovane scrittrice sanremese, è reduce dal successo del suo romanzo Randagi, una storia intima e surreale nella quale gli esclusi sono i veri protagonisti. Questa ragazza che ama la poesia e condivide con Mangialibri la passione per la lettura e per internet, è anche cofondatrice di House of Books, un blog che si rivolge agli amanti della lettura. Una nuova voce che porta una ventata di originalità e ottimismo nel panorama narrativo italiano.
Randagi è nato da qualche episodio particolare, un aneddoto che ti ha incuriosito e spinto a scrivere la storia di questi personaggi emarginati, che nella nostra società sono molto spesso invisibili o fastidiosi addirittura, mentre nel tuo libro diventano eroi tristi, poeti, fate metropolitane?
Randagi è nato per caso in seguito ad un esame di psicologia della personalità. Ha preso forma dopo un incontro con uno strano ragazzo dai capelli azzurri. Ho deciso di raccontare questa storia perché avevo bisogno di regalare una favola dolce e sporca alla città che mi aveva accolto, Milano. Far danzare personaggi differenti da me ma nello stesso tempo simili, che si sentono stranieri in terra straniera, che spesso sono considerati come i mostri delle favole.


Per Randagi è stato fatto un mini-tour di presentazione in varie città d'Italia. Com'è stato, che storie hai trovato confrontandoti con il tuo pubblico?
Il Mini Tour è un carrozzone in movimento in cui possono salire tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti freak nell’anima. Mi sono divertita molto a confrontarmi con gli altri,con persone fino a quell’istante spesso sconosciute ma che prestavano attenzione alle mie parole, condividendo spesso le stesse idee, le rabbie, il sogno.

 

In Randagi è presente una forte denuncia verso una società arretrata e ottusa, purtroppo ancora molto presente. Credi che gli scrittori abbiano un certo tipo di responsabilità sociale nei confronti dei lettori?
Gli scrittori raccontano storie. Storie che possono raccontare mondi di fantasia. Possono fotografare la realtà e denunciarla, altre volte truccarla. Non esistono regole precise, ma non credo che abbiano una responsabilità sociale diversa da chiunque altro perché confido, e amaramente resto delusa, in un senso di condivisione sociale, di rispetto, di ribellione collettiva. Chiunque può fare la differenza. Chiunque può partecipare al mondo e restituire una parte di sé. Gli scrittori possiedono più che altro un’opportunità; quella di dare voce a situazioni che spesso sono state soffocate con la violenza, avere una voce che resta impressa su carta, che supera la stessa per passare di mano in mano, per un lungo tempo.

 

Cosa significa per te scrivere, creare, sapendo che i libri sono capaci di produrre un determinato effetto su chi li legge? Pensi al lettore finale quando scrivi?
Cerco di non pensarci. Di non immaginare le mie parole lette da occhi che non siano i miei. Questo meccanismo mi permette di essere sincera con le mie parole, partire da una mia emozione e divertirmi nel farlo perché … è bellissimo dare vita a qualcosa che la vita non ce l’aveva. Io ho bisogno di sentire mio, e sentirlo profondamente, quello che faccio. Credo che solo in questo modo posso restituire, a chi mi concede del suo tempo per leggermi, qualcosa di vero. Scrivere, oltre ad una passione, è per me il modo più naturale e nobile che ho scoperto per essere me stessa.

 

La tua scrittura è a tratti molto poetica, sai creare con le parole immagini e sensazioni precise e molto umane. Leggi poesia?
Ti ringrazio. Leggo moltissime poesie. Sono per me come canzoni. Le leggo fin da quando ero ragazzina.

 

Ci sono autori ai quali ti senti vicina nel modo di vedere il mondo e di rappresentarlo su carta?
Mi piace molto la scrittura di Clara Nubile, di Francesca Lia Block. Il mondo del maestro Tiziano Terzani. La magia di Bapsi Sidhwa. Riguardo ai poeti Alda Merini, Silvia Plath, Anne Sexton, Wislawa Szymborska, Duras, Emily Dickinson. A leggere i loro nomi uno dopo l’altro mi rendo conto che non sono un esempio di gioia, ma è della malinconia e dalla tristezza che talvolta nascono le storie più belle. Quelle piene di luci e ombre che si rincorrono.

 

Come giovane autrice è stato difficile aprirsi un varco nel mondo editoriale italiano? Come sono stati gli inizi e cosa consiglieresti a chi come te ha qualcosa da dire e lo fa scrivendo?
Ho iniziato a informarmi sulle piccole e medie case editrici che non chiedevano alcun contributo agli autori. Ho inviato una decine di copie. Ho atteso controllando ogni ora la posta email per giorni. Maniacalmente. E tutto sommato mi è andata bene. Il mio consiglio è quello di non avere fretta, di non smettere mai di scrivere nonostante i no che si possono ricevere. Non cadere nei tranelli di furbi editori che chiedono soldi per realizzare il tuo sogno. Di non assomigliare a nessuno se non a te stesso. Di non tramutare la voglia di essere letti e pubblicati in un’ ossessione perché è il modo peggiore per smarrire la magia della scrittura.

 

Da qualche anno scrivi su House of books, blog sui libri nato dalla passione per la lettura (Carlotta, Anita Blonde e Daze(d) sono le fondatrici) e tu stessa hai un blog personale (smagliatureinchiostro), oltre che essere “amica” di Mangialibri. Navighi spesso tra i blog? Pensi che internet abbia cambiato il concetto di diffusione e ricezione della letteratura?
Internet è pazzesco. Utile per noi giovani autori perché permette a tutti di avere uno spazio per raccontarsi e farsi conoscere, cosa che non è facile se si paragona all’approdo in libreria. Con lo stesso entusiasmo è nato House Of Books, per dare spazio a quello che ci piace e unire la passione per la lettura con le opportunità che Internet può offrire. Ed ovviamente sbirciare spesso Mangialibri. Scoprire piccoli autori, disegnatori, artisti, girovagando di blog in blog. Mi auguro che la diffusione della lettura possa crescere insieme a Internet, ma che il piacere della lettura, di un buon libro, non si coniughi troppo al virtuale (ebook vari) ma resti se stesso.

I libri di Carlotta De Melas

 

 

 

 
 
 
 
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