Intervista a Carmelo Nicolosi De Luca

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Quel particolare genere che vive sospeso tra thriller, romanzo storico ed esoterismo è un vero e proprio marchio di fabbrica della narrativa italiana, sin dall’uscita dell’epocale Il nome della rosa di Umberto Eco. Da allora, numerosi sono stati gli scrittori italiani che hanno regalato al pubbico infinite declinazioni dell’illustre modello. Uno dei protagonisti di questo che potremmo definire un genere a sé ‒ ma che però non è di certo il suo unico territorio artistico ‒ oggi è Carmelo Nicolosi De Luca. Gli abbiamo rivolto qualche domanda via mail.




Iniziamo in medias res: chi è Carmelo Nicolosi De Luca?
Un giornalista che ha trascorso gran parte della vita a lavorare in quasi tutte le parti del mondo, anche in situazioni difficili. Ha diretto alcuni periodici di attualità e politici, ha lavorato 23 anni per il “Corriere della Sera”, è direttore di un mensile in edicola col “Giornale di Sicilia”. Vive a Palermo, ma è nato a Catania. In passato ha provato a cimentarsi nel campo della letteratura, con buon successo. Poi si è fermato per molti anni, preso dai suoi reportage. In età matura, con più tempo a disposizione, ha avvertito il desiderio di ritornare all’amore per i libri, pubblicando L’intrigo parallelo, un thriller-verità che gli è valso premi e ottime recensioni sui più importanti quotidiani, periodici e organi televisivi italiani. Ma il “vizietto” delle inchieste, non del tutto sopito, ha portato in libreria L’Italia degli inganni, definito dalla critica “Il libro di storia d’Italia mai scritta”. Di recente, per i tipi di Newton Compton, ha pubblicato La congiura dei monaci maledetti, entrato subito in classifica tra i libri più letti nel Paese.

Quanto ti ha impegnato quest’opera? Ha avuto una lunga gestazione? Cosa significa per te scrivere?
Mi ha impegnato molto in fase di ricerca. A Firenze ho calcato i passi di Savonarola e molto devo ai frati del monastero di San Marco di quella città. La gestazione concettuale non è stata invece lunga. Mi sono innamorato del personaggio di Savonarola, delle sue opere, delle sue forti prediche, del suo senso di giustizia e amore per la Chiesa ed ho pensato che la sua storia andasse riproposta. Mi sono servito di un thriller, con gli stessi personaggi già amati da molti ne L’intrigo parallelo. Una biografia non avrebbe avuto i lettori che sta avendo La congiura dei monaci maledetti. Cosa significa per me scrivere? Mi servo di una frase, la chiusura di un’intervista fattami da un caro collega circa 20 anni fa, che conservo ancora: “Sei nato per scrivere”. Di fatto, non saprei fare altro.

Palermo e Firenze sono le città protagoniste del tuo ultimo romanzo. Cosa rappresentano per te?
Molto. Palermo, città splendida con le sue inestimabili bellezze naturali, monumentali e architettoniche, mi ha accolto bene, nonostante la storica rivalità con Catania, e mi ha dato molto in termini di affetto. Firenze, è una città che non può non rimanere nel cuore di chi la visita per la sua storia, le sue gallerie, le bellezze che mozzano il fiato.

I personaggi de La congiura dei monaci maledetti, a mio modo di vedere decisamente riusciti nella loro semplicità, potranno avere un futuro in altre opere oppure hai concepito questo romanzo come un unicum?
Gli investigatori che troviamo nel romanzo hanno già un vissuto ne L’intrigo parallelo, del quale la Newton Compton ha acquistato i diritti per una nuova edizione. E hanno anche un futuro . Sono tantissimi i lettori che mi hanno “imposto” un nuovo lavoro al quale sto già lavorando.

Nell’opera sembra che vi sia un’ispirazione proveniente da Dan Brown e Umberto Eco. Ti sei ispirato ad altri autori nel concepire questo thriller dai forti riferimenti storici?
Assolutamente no. Anche i diversi accostamenti della critica ai due scrittori da te citati, mi ha lasciato perplesso. Di Dan Brown ho letto solo un lavoro, mentre l’accostamento a Il nome della rosa del caro Umberto Eco viene forse riferito alla enigmaticità del romanzo, ma sono libri totalmente diversi.

Nel tuo romanzo sei riuscito a mettere insieme due tra i filoni più seguiti nel panorama letterario italiano: i complotti misteriosi di matrice storica e il giallo/thriller regionalista alla Camilleri. Qual è la tua idea del panorama letterario italiano, sia come autore che come lettore?
In Italia ci sono degli ottimi autori e in libreria degli ottimi titoli, anche se talora si notano passi falsi anche in celebrati autori. Per esempio. ho letto un lavoro di uno dei più venduti autori italiani nel campo dei gialli: due capitoli non avevano nulla a che fare con la storia in essere. Proprio avulsi. Forse occorreva rimpolpare il numero delle pagine. Così facendo si innervosisce il lettore. Andrea Camilleri non si discute. Il suo Montalbano è stata un’idea vincente, come vincente è il suo miscuglio di italiano-siciliano. La mia impressione è che non ci sia tra i frequentatori di librerie una vera cultura del libro. Si punta, nell’acquisto, soprattutto durante le feste, sul nome noto, credendo di andare sul sicuro, ma non sempre è così. Occorre guardare anche a scrittori meno celebri, magari giovani, promesse del futuro. E ce ne sono che scrivono roba veramente buona.

I LIBRI DI CARMELO NICOLOSI DE LUCA



 

 
 
 
 
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