Intervista a Claudia Piñeiro

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Non appena la vedo la riconosco, tra le tante persone che affollano il Salone del Libro di Torino 2019. Parla con una certa veemenza, la scrittrice argentina: i suoi interlocutori sorridono, sembrano divertiti e affascinati dal suo racconto. Quando mi avvicino a Claudia Piñeiro quello che mi colpisce è il suo atteggiamento indagatore ma accogliente, nella sua aggraziata compostezza. Durante le presentazioni, mi arriva tutta la sua disponibilità e ho il tempo, se pur breve, di comprendere quanto l’abilità della scrittrice nell’esaltare le emozioni e nel narrare di problematiche forti, sia strettamente correlata al suo modo di essere, pratica, simpatica, disponibile e distaccata quanto serve.




Il tuo Le maledizioni è un noir politico con una punta di mistero, differente quindi dai tuoi precedenti romanzi. Come mai questa scelta?
I miei libri si aprono sempre con un’immagine scioccante, qualcosa che deve colpire il lettore: ne Le maledizioni ho fatto una scelta differente, inserendo questo “qualcosa” nel corso della narrazione. Non possiamo parlarne, per non svelare troppo, ma posso dire che è la chiave che dà un’importante svolta al racconto. La scelta dell’argomento è stata dettata dal mio interesse per il sacrificio e per le relazioni: nel libro parlo di una persona che lavora per un politico, a cui viene chiesto di comportarsi in maniera non propriamente onesta. Ho voluto capire e analizzare la capacità di sacrificio del protagonista e fino a dove sarebbe stato disposto a spingersi per andare incontro alle richieste del capo. In questo caso ho esaminato una relazione di potere, una relazione tra schiavo e padrone. Ho sempre provato un forte interesse per lo studio delle forme di vincolo tra le persone: ne esistono diverse, come può essere quella tra professore e studente o tra datore di lavoro e dipendente. Per poter analizzare approfonditamente tali rapporti, ho voluto prendere in considerazione la politica, dove le dinamiche relazionali sono portate allo stremo e gestite nella maniera più brutale. La politica è il filo conduttore del romanzo e fa da sfondo alla trama e alla vita dei vari personaggi.

Hai definito la suspense “un omaggio alla narrazione orale”. Cosa significa?
Può essere che io abbia detto questo, non ricordo le parole esatte: sicuramente la narrazione orale è una forma di seduzione, si racconta qualcosa e si nasconde qualcos’altro, per far in modo che il pubblico o la persona che abbiamo di fronte, siano invogliati a proseguire l’ascolto. Tale forma di racconto ha a che fare anche con la letteratura. I grandi narratori della suspense come Alfred Hitchcock e Patricia Highsmith facevano proprio questo: cadenzavano molto bene quanto rivelare e quanto non rivelare per lasciare alto l’interesse del lettore. Pertanto la suspense, come omaggio alla narrazione orale, è un’esatta affermazione.

Quanto è presente la critica sociale nei tuoi libri?
I miei libri sono molto ancorati alla realtà, io di solito ho uno sguardo molto critico nei confronti della società che tendo a riportare fedelmente nei miei scritti. I protagonisti dei miei romanzi hanno tutti una forte connotazione sociale, esattamente come le storie che animano e gli avvenimenti che racconto.

Sei sceneggiatrice e drammaturga: quanto questi ruoli influiscono sulla tua scrittura?
Quando scrivo, cerco di togliermi di dosso quelle che sono le caratteristiche del lavoro di sceneggiatrice, innanzitutto perché quando si scrive un testo che deve essere tramutato in film o serie televisiva è necessario rispettare determinati canoni. Per esempio, per una serie televisiva, bisogna rispettare dei tempi precisi e ricordarsi sempre di lasciare un aggancio per quello che avverrà nella puntata successiva. Altra cosa differente è il linguaggio: quello utilizzato per una sceneggiatura si distacca totalmente da quello letterario. Tuttavia sceneggiatura e letteratura possono avere qualche elemento in comune, come l’utilizzo della suspense, che deve essere molto alta in uno scritto di sceneggiatura e può esserlo altrettanto in un romanzo. Personalmente trovo molto importante e utile la somiglianza della struttura: una sceneggiatura deve avere una struttura chiara e ben definita e altrettanto deve essere per un libro. Spesso però agli scrittori sfugge l’importanza dell’intelaiatura di un libro: ad uno sceneggiatore-scrittore questo non capita, perché è abituato a essere chiaro e preciso nella stesura di un’opera. Come hai detto io sono drammaturga, scrivo per il teatro e mi piace molto, ma è diverso che scrivere romanzi. Sono convinta che scrivere per il teatro sia una forma di letteratura, ma essere drammaturgo è ben diverso da essere romanziere. Come dicevo prima, io sono una scrittrice che narra di temi sociali, che racconta cose molto vicine alla realtà, cosa che faccio anche per il teatro, ma con uno stile più poetico. Inoltre scrivere per il teatro richiede una precisione particolare e qui ritorna il discorso della poesia, perché io so che a quell’ora e in quel preciso momento deve andare in scena un monologo durante il quale l’attore, per esempio, dovrà commuovere il pubblico, quindi ho un obiettivo ben preciso da raggiungere, in un tempo abbastanza ridotto e determinato. Per quanto riguarda il romanzo, invece, ho a disposizione molto più tempo per far scaturire certi sentimenti. Anche il linguaggio della drammaturgia è molto diverso da quello della narrazione. Per tutti questi motivi direi che la mia scrittura è influenzata molto poco dai miei lavori di drammaturga e sceneggiatrice.

Quanto ti riconosci nelle donne dei tuoi libri?
Io mi identifico sia nei personaggi femminili che in quelli maschili dei miei romanzi, perché quando si scrive di un personaggio ci si deve mettere nei suoi panni ed è importante indossare le stesse sue vesti, per poter vivere pienamente la sua vita. Se non mi identificassi nelle figure di cui narro scriverei in modo manicheo, mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, cosa che non ho mai voluto fare. Nello specifico le mie protagoniste femminili hanno caratteristiche comuni, sono donne del XXI secolo, che hanno combattuto per determinati ideali, che sento miei e che condivido pienamente.

Il tuo prossimo libro?
Lo sto scrivendo e penso che finirò di redigerlo per la fine dell’anno e verrà pubblicato il prossimo. In questo periodo sono sempre in viaggio per le varie presentazioni e ne ho rallentato molto la stesura, ma la riprenderò a breve. Non aggiungo altro, al momento.

I LIBRI DI CLAUDIA PIÑEIRO



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