Intervista a Cristiana Alicata

Cristiana Alicata
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Cristiana è una scrittrice, una donna impegnata politicamente nel PD, un ingegnere che lavora alla FIAT, ma soprattutto è una persona che da anni si batte strenuamente contro la discriminazione nei nei confronti degli omosessuali, delle lesbiche e dei trans e per il riconoscimento e la difesa dei loro diritti. Ha al suo attivo due libri. Noi l'abbiamo incontrata: ecco cosa ci ha detto.

In Verrai a trovarmi d’inverno la crescita dei personaggi coincide con il loro spostamento fisico: è più semplice affrontarsi e affrontare la realtà lontani dalle proprie radici?

Più facile stare lontano dai luoghi del cuore. Starci dentro ti impedisce di pensare. A volte per ritrovare l’amore per qualcuno devi incontrare qualcun altro. Anche quello è un viaggio.

 

Perché la scelta di un’isola sperduta come teatro del cambiamento dei protagonisti?
Non so se ho una malattia del sangue legata alle isole, forse saranno le origini centenarie siciliane. Di certo sono i luoghi che più sento nelle viscere. L’isolamento, le distanze, l’impossibilità di una scelta immediata. L’isola è una metafora dell’esistenza. Non sempre puoi fare ciò che vuoi e a volte devi trovare le risorse in ciò che possiedi ed è a portata di mano.

 

Come Elena, Mattia, Viola, Gina, Liz si misurano con la vita?
Elena tiene tutto dentro. Mattia si incaponisce. Viola non ci pensa. Gina mostra i muscoli. Liz si affronta e riesce anche ad “ascoltare” gli altri.

 

Provi la stessa amarezza dei tuoi personaggi rispetto alle utopie politiche del ‘68 e del ‘77?
Amarezza, invidia, ma anche enorme tenerezza. A volte quella generazione mi sembra ancora piantata lì, più di noi. Come se i corpi fossero invecchiati, i capelli caduti o imbiancati, ma i loro sogni delusi siano ancora vivi. Non importa se delusi. E questo li tiene ancora lì. Noi no. I nostri sogni hanno avuto un’età, si sono dissolti e si sono riformati. Sono più duttili, adattabili. Ma meno dolorosi forse. Noi abbiamo altri problemi. Quello di avere troppe cose da scegliere. Abbiamo il dilemma reale di prendere direzioni.

 

Questo libro propone un modello di famiglia che solo pochi anni fa sarebbe stato considerato a dir poco‘insolito’. Oggi non dovrebbe essere più così… ma lo è? E cosa dovrebbe essere la famiglia?
Un luogo dove si ascolta. Dove si cresce insieme. Dove si osservano gli altri componenti vivere e ci si commuove dei loro passi, del loro respiro. Un luogo interconnesso con altri luoghi simili, però. Non isolato. Che importa come è composta.

 

Nel libro si avverte un rassicurante senso di vicinanza umana tra i personaggi che confrontano il loro vissuto e accolgono l’altro senza riserve… una possibile via per sconfiggere il pregiudizio in genere?
Una possibile via per restituire a questo tempo l’umanità. IL resto viene da sé. Non credi che se cominciassimo a riconoscere l’umanità di quelli che sbarcano sulle nostre isole in questi giorni, Pantelleria compresa, forse nessuno avrebbe il coraggio di dire che dovremmo sparargli. Uomini. Donne. Bambini. Non sono un continente, o un’idea. Ognuno di loro è una storia, un dolore, un amore.

 

Andando alla radici dei caratteri, in tutti si percepisce una ‘fame cronica d’amore’. Come si sazia questa fame?
Fermandosi.

 

Oggi si parla di più di omosessualità, di famiglie arcobaleno, di transessualità. E’ una reale apertura, una moda, o l’impossibilità di fare altrimenti?
Se ne parla perché noi siamo più visibili. Perché i bambini delle famiglie omosessuali vivono adesso. Sono bambini adesso. Quando vogliamo affrontarli i loro problemi? Quando saranno adulti? Quando vogliamo consentire ad una persona transessuale di lavorare e di essere ciò che vuole? Quando sarà stramazzata in strada? Quando vogliamo riconoscere i diritti alle coppie omosessuali? Dopo che uno dei due è morto. La nostra vita è adesso. Esiste.


Che ruolo ha il destino nelle tue storie?
Quello che ha nella vita, credo. Le cose accadono e ci si fa i conti.

I libri di Cristiana Alicata

 

 

 

 
 
 
 
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