Intervista a Desy Icardi

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Scrittrice e cabarettista, oltre che formatrice aziendale e copywriter: è tutto questo la poliedrica e stravagante Desy Icardi, donna dalla penna fluente, che non rinuncia mai a un pizzico di stupefacente magia. Scrittrice di romanzi pregni di originalità e suggestione, autrice di testi teatrali comici e fondatrice del blog “Patataridens” dedicato alla comicità femminile, Desy ci racconta e si racconta in maniera semplice e schietta. Buona lettura.




Come nasce il tuo L’annusatrice di libri?
L’idea è nata dal fatto che io leggo su ebook, per esigenze legate alla vista. Vedendoci poco, preferisco l’e-reader che mi permette di ingrandire il carattere: per questo motivo, però, mi sono sempre piovute addosso le filippiche di chi sostiene che non si possa prescindere dall’odore della carta e quindi dall’odore dei libri. Ho iniziato così a pensarci su: è vero, l’odore dei libri è unico, ma io non posso mica leggere con il naso, mi dicevo. Ed è stato proprio questo pensiero a illuminarmi: come sarebbe se leggessimo con il naso? Alla base della creazione del mio romanzo, c’è questa domanda.

Come sei riuscita a non rendere banale un argomento facilmente banalizzabile? Non sei caduta, per esempio, nella tentazione di parlare dell’ormai abusato “odore della carta”, nonostante il perno centrale del romanzo sia il profumo dei libri…
Il mio desiderio era quello di parlare di una lettura con i libri e non dell’odore della carta. Leggere con il naso sì, ma leggere testi, non odorarli e basta. Nulla quindi c’entra il profumo della carta, ma si tratta di avere la possibilità di leggere utilizzando un senso differente.

Adelina e zia Amalia, due protagoniste totalmente diverse tra loro. Con quale delle due ti senti più in sintonia?
Sicuramente più con zia Amalia, in quanto donna pratica e concreta: e anche per questioni di età mi sento più vicina a lei. Adelina con tutta probabilità lo sono stata diverso tempo fa. A guardare i due personaggi con obiettività, devo ammettere che forse non sono poi così vicina a nessuna delle due dal punto di vista caratteriale, mentre sul lato pratico ho sicuramente delle somiglianze importanti con Amalia. Apparentemente sono figure molto diverse da me, anche se avendole create io hanno molto della mia Desy. Certo mi viene da pensare che anche con Amalia ci sono delle differenze sostanziali: per esempio, io sono sempre stata una lettrice, mentre zia Amalia non lo è affatto. Lei cerca a tutti i costi un marito, mentre io non sono ancora sposata adesso. Parliamo di altri tempi, comunque, nel senso che quello che ha fatto Amalia per cercare marito potrebbe farlo oggi uomo o donna che sia per tentare di fare carriera. Pertanto Amalia potrebbe rispecchiarmi in questo senso.

Ne L’annusatrice di libri parli di sensorialità. Quanto quest’ultima può essere in equilibrio con la razionalità?
Sensorialità e razionalità, a mio avviso viaggiano di pari passo. Quella dei miei libri è una sensorialità avulsa dalla razionalità: la associo a una sorta di realismo magico. Nel mio prossimo romanzo, per esempio, narro del potere evocativo del tatto, partendo sempre da qualcosa di pratico e tangibile, per spostarmi poi verso un confine che non viene mai varcato del tutto, proprio come succede per L’annusatrice di libri, rimanendo così una debole demarcazione tra il reale e l’irreale.

Quanto la Desy attrice influenza la Desy scrittrice?
Il mio essere attrice influenza sicuramente la mia scrittura sotto molti aspetti e in particolare quello in riferimento ai dialoghi. Spesso mi dicono che le cose che scrivo suonano molto bene e ci credo. Dopo aver scritto, rileggo tutto ad alta voce, spostando punteggiatura e se serve anche le parole, perché quello che si scrive deve suonare bene anche all’orecchio. Certo, a volte il testo non viene letto ad alta voce, ma gli occhi tendenzialmente ricostruiscono il suono. Ecco, sicuramente il teatro fa la sua parte proprio in questo: è importante occuparsi anche della bellezza del suono, non solo evocativa, ma anche sensoriale e uditiva, pur essendo un udito evocato dalla vista. A dire il vero mi aiuta anche l’esperienza diretta del palco. Ne L’annusatrice di libri, per esempio, gli aneddoti con cui parlo del Teatro Maffei, mi sono stati raccontati in prima persona negli anni ’90 da attori anziani, che avevano vissuto quel periodo storico. Posso dire con schiettezza che tra l’attrice e la scrittrice, c’è un solido collegamento diretto.

Ti identifichi di più con La Desy attrice teatrale o con Desy Icardi scrittrice?
È la stessa cosa, in fondo. Certo quando scrivo lo faccio per motivazioni differenti, ma anche per il teatro scrivo dei testi che poi porto in scena. Si tratta solo di contenuti diversi. Se per esempio cucini, sei sempre tu che lo fai: se devi preparare cibo per i bimbi magari farai dei biscotti, se devi cucinare per gli adulti farai altro. Lo stesso faccio io. Se devo scrivere per i lettori, redigo un romanzo, se devo scrivere per gli spettatori mi occupo della stesura di un monologo. A scrivere però sono sempre io.

Qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro?
Come ho accennato prima, mentre L’annusatrice di libri è legato al senso dell’olfatto e alla lettura, il prossimo romanzo ruoterà intorno al tatto e alla scrittura. Alla base ci sarà una doppia linea narrativa, la prima ambientata negli anni ’40 e la seconda ambientata negli anni ’90, che vedranno la stessa protagonista prima giovane durante la Seconda Guerra e sessantenne poi. Una donna ormai matura alle prese con il suo passato, in parte dimenticato a causa di quello che lei chiamerà il suo “piccolo incidente”, un ictus in realtà, motivo per cui alcuni mesi della sua esistenza si dissolveranno nella sua mente. La protagonista sentirà la necessità di recuperare il tempo che non è più nelle sue rimembranze e per raggiungere tale obiettivo, le tornerà molto utile la sua memoria tattile. È proprio qui che subentrerà la parte magica del racconto o soprannaturale come dir si voglia, ma sempre tenuta in bilico tra il reale e il probabile incanto. In qualche modo, per la protagonista, esisterà una sorta di divisione, tra la se stessa di prima del drammatico evento che la colpisce e la se stessa del dopo incidente, una sorta di rottura che dovrà essere rimarginata.

I LIBRI DI DESY ICARDI



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