Intervista a Edoardo Nesi

Edoardo Nesi
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Edoardo Nesi è il vincitore del Premio Strega 2011. Scrittore – ma anche traduttore di caratura – imprenditore di lungo corso, uomo impegnato, il viso stanco e scavato sempre pronto però al sorriso. Non minimizza mai niente di ciò che dice, totalmente devoto alla sua sconfitta come lavoratore, forse già dimentico della sua vittoria come scrittore. Ha in sé l’anima di chi vuole cambiare il corso melmoso in cui ci siamo impantanati, perché è difficile pulirsi dal fango, una volta cadutici dentro. Rimane un po’ contrito il suo umore, sempre sul piede di guerra, sfinito ma pronto alla rivincita. E ancora vagheggiati i suoi sogni, che vorrebbe fossero di tutti, lavoratori e disoccupati, economisti e scrittori, amici e perfetti sconosciuti. Perché costa fatica andare avanti da soli, combattere per raggiunge qualcosa che dovrebbe essere di ognuno di noi, ma non lo è. Neanche da lontano.

Penso a scrittori fortunati quali Bajani, Falco e Pennacchi. C’è attenzione verso la narrazione del lavoro?
Ricordate Ovosodo? Bene, il finale è lo specchio di come è cambiata l’Italia. Nel film il lavoro è vissuto come una dannazione, soprattutto quello in fabbrica. Ora è invece visto come salvifico. C’è un bisogno estremo di fabbriche e aziende che assumano forza lavoro. Dieci, quindici anni fa mancava una narrazione del lavoro, perché non era necessaria. Allo stesso tempo, oggi i media non riescono a esplicare la realtà di quello che sta succedendo, che è molto peggio di quello che si può immaginare. Dopo la vittoria al Premio Strega, sono molte le persone che mi raccontano come il mio libro narri anche le loro storie di vita legate alle delusioni  e i drammi lavorativi. Insomma, la mia sconfitta lavorativa è stata in qualche modo ben vista. Perché non ho perso soldi giocando in borsa, ma continuando a lavorare.


Durante un incontro con Richard Ford, ospite alla Milanesiana del 2008, l’autore ha risposto a una tua domanda dicendo che l’economia soccomberà a un atto dell’immaginazione. Cosa significa per te questa frase?
La domanda riguardava la stretta dei mercati sull’economia. È una risposta molto bella, che ammetto però non avere capito bene. Soprattutto all’epoca. Mi ha dato questa risposta dopo averci pensato a lungo. Credo che esistano molti scrittori che sono in grado di vedere il futuro e Ford è uno di questi, senza dubbio. Se continuiamo a considerare l’economia come qualcosa di freddo, si giunge purtroppo a concezioni estreme di concetti estremi, quale è la finanza. In questo momento storico si può avvertire una chiara rivalsa dell’immaginazione. Provate a pensare ai recenti attacchi della popolazione a Wall Street, che sta cercando di difendere in maniera diretta i propri interessi lesi.


Siamo infatti sottomessi all’economia. Non trovi che la cultura sia troppo eventuale e subordinata? Chi impone i prezzi sul mercato?
Nel mio campo, quello tessile, catene quali Zara e H&M vincono sul mercato perché il taglio che vendono ammicca alla vera moda. Hanno al loro soldo stilisti molto bravi, ma è il tessuto a essere cedevole. È una specie di sortilegio, proprio perché la qualità del tessuto venduto è decisamente inferiore rispetto a quella di qualche anno fa. Dal mio punto di vista, è un meccanismo che può solo far del male.


Nel Pratese, zona da cui provieni, si lotta contro l’illegalità delle fabbriche cinesi sul suolo italiano. Come si può protegge la legislazione del lavoro?
Non lo so davvero. Cosa certa è che dobbiamo smettere di vergognarci. Le nostre conquiste sul lavoro, intendo proprio quelle italiane, sono straordinarie, ma non vengono prese in considerazione. Avere davanti ai miei occhi una scena tratta da un romanzo di Dickens è doloroso. Ci sono stato all’interno di queste fabbriche, assieme alle forze dell’ordine. Sono dei capannoni, dove si vive e si lavora. Per i cinesi che vengono a lavorare in queste aziende abusive direttamente dalla Cina, si tratta di un netto miglioramento della condizioni di vita precarie che devono subire nel proprio paese. La riduzione dei costi commerciali non è un successo, se non forse per le aziende che l’hanno ottenuta. Il lavoro dovrebbe essere indipendente dalla necessità o meno di assunzione del personale. Il lavoro non deve essere un peso.


In Storia della mia gente, pubblicato nella primavera del 2010, ti rivolgi a Mario Monti con contrarietà. Cosa è successo in questo anno e mezzo e a cosa porterà questo cambiamento politico in atto?
Il mio prossimo libro parlerà esattamente di questo. Sono molto preoccupato. Contento per la caduta del governo Berlusconi, ma dubbioso di questo nuovo corso. Monti non capisce il valore del lavoro. Quello che sto facendo in questi mesi, dopo essere entrato in contatto con numerosi economisti liberisti, è portare avanti una forte polemica diretta proprio al gotha delle manovre economiche di cui Monti è parte integrante. È un atteggiamento malvisto, mi definiscono luddista, ma dalla mia ho la certezza della ragione. Il lavoro sostiene la nostra vita, la nostra casa e la nostra famiglia. Un impiantino sostenuto da un meccanismo che si è spezzato e che Monti non può ricostruire. Non ha la mentalità adatta. Credo invece molto in Corrado Passera, conosce da vicino il problema delle aziende. Il nocciolo però è un altro. Nessuno di noi è preparato ad affrontare questa crisi, neppure il migliore economista del mondo.

I libri di Edoardo Nesi

 

 

 

 
 
 
 
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