Intervista a Eimear McBride

Articolo di: 

Nata solo per caso a Liverpool ma irlandese fino al midollo, Eimear McBride ha vinto il Goldsmiths Prize nel 2013 e il Baileys Women’s Prize for Fiction nel 2014 con il suo romanzo d’esordio, l'unico finora edito anche in Italia. Si tratta di un lavoro davvero particolare, unico nel suo genere: non potevamo esimerci quindi dal contattare l’autrice via mail e porle alcune domande.




Giunta all’ultima riga del tuo romanzo Una ragazza lasciata a metà, decine di interrogativi affollavano la mia mente, ma il più insistente di tutti era: perché? Cosa ti ha spinto a scrivere in uno stile così particolare? Frasi smozzicate, pensieri interrotti, ignorando anche le regole grammaticali di base?
Volevo regalare ai lettori un’esperienza diversa. Volevo che la storia li colpisse fisicamente piuttosto che intellettualmente, fare in modo che non solo conoscessero gli eventi della vita della ragazza, ma, li “sentissero” accadere a se stessi. Ero interessata a suscitare una reazione istintiva, “di pancia”, immediata e pre-razionale. Inoltre, dato che tratto temi difficili, questo tipo di immediatezza avrebbe evitato che il lettore anteponesse giudizi morali alla comprensione del come e perché questa ragazza sia diventata la persona che è ed abbia fatto le scelte che ha fatto.

La vita è dolorosamente difficile per I tuoi personaggi e tu dai l’impressione di non voler in alcun modo agevolare il lettore facilitandogli l’approccio alla narrazione di eventi così dolorosi. Quanto è stato difficile te seguire I percorsi di un’anima così disturbata e ferita?
Non penso che sia contorta. La sua risposta sincera a un trauma profondo può risultare di difficile lettura, ma questo non la rende “disturbata”. Alle donne è raramente consentito di rispondere onestamente alle terribili esperienze che vivono, per questo per me era particolarmente importante scrivere censurare o indorare la pillola al lettore. È stato un esercizio interessante, che mi ha insegnato con quante aspettative irragionevoli debbano confrontarsi le donne.

Il tuo libro è stato rifiutato dagli editori per 9 anni, per cui immagino che quando finalmente è stato pubblicato tu fossi una persona diversa da quella che lo aveva scritto. Come ti sei confrontata con questi rifiuti nel tempo? Hai continuato a riscriverlo e modificarlo finché non ha incontrato il favore di un editore o lo hai accantonato e ti sei messa a scrivere altre cose?
Ne ho scritto tre bozze in 6 mesi, tra il 2003 e il 2004, poi l’ho messo da parte e non l’ho più guardato per 9 anni. Quando l’ho ripreso in mano per editarlo 9 anni dopo, ne avevo dimenticato in gran parte il contenuto. È stato difficile affrontare i rifiuti, nessuno sogna di passare gli anni tra i 20 e i 30 come uno scrittore fallito, ma in fin dei conti ero certa che il libro andasse bene così com’era e se nessun altro se ne fosse accorto avrei dovuto semplicemente rassegnarmi. La delusione è diventata più sopportabile quando ho cominciato a scrivere il mio secondo libro: The Lesser Bohemians, che in compenso mi ha richiesto 9 anni di scrittura!

Una ragazza lasciata a metà racconta una storia di intricatissime relazioni familiari. Quanta parte della tua famiglia o di famiglie che conosci riguarda?
Ho sempre avuto chiaro che il libro fosse pura fiction. Penso che sia una descrizione accurata di una famiglia dilaniata dall’abuso, dalla malattia, dalla religione: il mondo è pieno di questo tipo di famiglie.

Questo è il tuo primo libro tradotto in italiano, ma nel Regno Unito ne è uscito almeno un altro, che io sappia. Come si è evoluto il tuo stile negli anni? Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi tuoi lavori che appariranno in Italia?
Il mio secondo romanzo è stato pubblicato lo scorso anno e inizia in uno stile frammentato simile a quello di Una ragazza lasciata a metà , perché è una storia che parla di crescita e innamoramento. Il linguaggio si fa meno sconnesso man mano che la storia procede. Mi interessa ancora usare una prospettiva intimistica e tecniche di linguaggio moderniste: sono strumenti che hanno una ricchezza che trovo ispirante ed interessante. Come in Una ragazza lasciata a metà voglio che il lettore capisca tutto quello che lei capisce. A metà della storia, tuttavia ho iniziato ad usare uno strumento del XIX secolo, il monologo autobiografico: ed è stato interessante vedere come le due tecniche ‒ molto diverse tra loro ‒ si intersecano.

I LIBRI DI EIMEAR MCBRIDE



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER