Intervista a Emma Dante

Emma Dante
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Consacrata Migliore novità Italiana dal prestigioso Premio Ubu nel 2002/2003, Emma Dante, parlermitana, classe 1967, é da molti ritenuta la voce nuova della scena teatrale italiana, per il suo modo crudo e senza eufemismi di raccontare un mondo fatto di una normalità palesemente deforme; i suoi personaggi sono veri e propri “mostri della porta accanto”, come racconta a Mangialibri lei stessa.
La morte di Nonna Citta (dalla pièce "mPalermu", nel tuo libro Carnezzeria) é come dici tu "in dialetto: assurda e volgare". Credi che questi due aggettivi si possano applicare anche al tuo teatro? Un teatro affascinante proprio perché senza filtri, che racconta la Sicilia in modo sconveniente, schietto, a tratti sguaiato?

Direi di sì, direi che si possono applicare al mio teatro questi due aggettivi, anche perchè la morte "a pecorina" di nonna Citta è una morte volgare, è un atto osceno come osceni ed eclatanti sono certi gesti che vedo tutti i giorni per le strade di questa città che ho scelto di abitare. Le storie che raccoglie Carnezzeria sono storie insolenti e inopportune, senza filtro nè parole corrette con un dialetto carnale e un italiano sgrammaticato.

 

I tuoi testi sono radicati nella città di Palermo, qual é l'essenza della città che la rendono l'unico sfondo possibile?

I miei testi li scrive Palermo. Io cerco di amplificarli e di trasmetterli da un'altra parte, nel mondo possibilmente, dalla Svezia al Brasile, attraverso la trasformazione e l'interpretazione che faccio della realtà. Tutto in partenza è autentico per diventare infedele nell'elaborazione artistica, nella rappresentazione cerco di tradire la realtà, di riferirla in maniera scorretta per raggiungere un obbiettivo che si allontani dalla verità in assoluto ma si avvicina a qualcosa di relativamente verosimile. Lo sfondo possibile di palermo che mi rende possibile il suo racconto è il mio disaccordo con essa.

 

Colpisce la tragica rappresentazione della realtà. Dietro c'é più una commediografa naturalista o una crudele regista teatrale?

Dietro c'è una persona che osserva altre persone interagire tra di loro, relazionarsi col presente, c'è una persona che cerca di non dimenticare, che si indigna di fronte allo scandalo, che ascolta le parole e il flusso dei pensieri. Al centro c'è l'uomo e il contesto in cui vive. Tutto questo non ha niente di naturalistico.

 

Credi che nelle tue opere c'é, ci sarà o potrà mai esserci una pur minima dose di ottimismo?

L'ottimismo è insito in ogni parola, in ogni gesto, bisogna solo cambiare il punto di vista. Tutto è naturalmente provocatorio, una difesa, come per difesa ci si può ritrovare a raccontare una barzelletta a un funerale.

 

Come succedeva nel teatro gogoliano, i tuoi personaggi si rivolgono spesso agli spettatori. Perché? Perché non mantenere la quarta parete?

Perchè gli spettatori nel momento in cui entrano consapevolmente a far parte dell'esperienza che lo spettacolo gli suggerisce, diventano genitori di quello spettacolo, se ne appropriano, lo custodiscono, diventando l'occhio indiscreto del guardone e contemporaneamente l'occhio spietato di Dio. 

 

I libri di Emma Dante
 

 

 
 
 
 
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