Intervista a Enzo Iacchetti

Enzo Iacchetti
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Enzo è una persona deliziosa, un uomo sensibile. Ogni volta che lo incontro mi stupisce, e anche stavolta non ha fatto eccezione. Scoprirete leggendo uno Iacchetti diverso da quello a cui siete abituati, ne sono certa. 

Sei in teatro con uno spettacolo su Casanova per il quale hai dovuto fare un bel lavoro…

Vero, ho dovuto leggere ben tre tomi da duemila pagine cadauno! So tutto su Casanova sai, oramai leggo quasi esclusivamente per lavoro, vorrei avere più tempo però… leggo molti copioni, ma almeno una volta ogni due anni mi concedo a Cent’anni di solitudine… perché ci sono libri che vanno letti e riletti… e Gabriel García Márquez non mi stanca mai.

 

E Márquez a parte?

Ultimamente ho scoperto un scrittore che si chiama Lorenzo Beccati, un autore di Striscia la notizia che mi ha molto stupito, scrive dei gialli pazzeschi ambientati nel Cinquecento: i suoi libri riesco a leggerli in fretta, scorrono bene, invece da ragazzo mi lessi tutti gli autori come John Steinbek, Heinrich Böll, di cui ho amato moltissimo Opinioni di un clown, un libro di vita, un libro che dovremmo leggere un po’ tutti, soprattutto chi fa il mio mestiere.

 

Durante il Festival Gaber 2008 hai detto che Giorgio Gaber dovrebbe essere insegnato nelle scuole e da lì è partito un vero e proprio caso… visto che il ministro ti ha risposto subito…

Eh! L’ho detto e lo penso, l’opera di Gaber-Luporini dovrebbe - come anche quella di Fabrizio De André e di altri grandi protagonisti della storia della cultura italiana - essere introdotta nelle scuole, perché se i loro testi venissero letti veramente ci si accorgerebbe di quanta poesia e quanta verità contengano. Il Festival Gaber è una manifestazione alla quale artisti internazionali ogni anno sono felici di partecipare preparando con entusiasmo canzoni di Giorgio. Penso alla Pausini lo scorso anno e alla sua semplicità nel cantare Non insegnate ai bambini o all’energia di Jovanotti che quest’anno ha letteralmente contagiato tutta la Cittadella del Carnevale a Viareggio, dove si svolge il Festival.

 

Tu da tanti anni ti occupi anche di beneficenza, e lo fai in maniera discreta…

Credo che in un Paese civile non ci dovrebbe essere bisogno della beneficenza, lo Stato dovrebbe, in teoria, fare quello che, per fortuna, moltissime persone per loro spontanea volontà fanno in silenzio. Grazie a loro molte realtà sopravvivono. Io ho creato Kooly Noody, una linea di abbigliamento, nata per gioco da una gag di Striscia, i cui proventi sostengono un progetto importante di ricerca sulle cellule staminali.

 

Su un tema delicato ruota anche un tuo cortometraggio premiato in molti festival come quello di Giffoni. Di che si tratta?

Si intitola "Pazza di te", è una storia molto tenera che riguarda una maternità un po’ speciale. Sono felice che sia stato premiato perché ne ho scritto sia il soggetto che la sceneggiatura; chissà, un primo passo verso un mestiere diverso. Amo molto il cinema, è un po’ un sogno che mi piacerebbe realizzare, un sogno per niente semplice neppure per chi come me fa televisione da anni.

 

Dicono che in un futuro non molto lontano i libri spariranno…tu ci credi?

Sì, ho sentito, e dicono che spariranno anche i lettori… Ma se pensano che le persone si accontenteranno di leggere in video si sbagliano di grosso. I libri hanno un fascino tutto loro che non può essere cancellato, un fascino al quale le persone non possono e non devono rinunciare.

 

 

 

 
 
 
 
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