Intervista a Ettore Bassi

Ettore Bassi
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È un momento di calma. Da basso lo spettacolo di solidarietà organizzato per l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze a cui ha regalato la sua presenza va avanti, e manca ancora del tempo prima che tocchi a lui aiutare i volontari a raccogliere fondi destinati ai bambini malati di tumore, per far sì che la ricerca e nuove apparecchiature possano dar loro un futuro. Non è da tutti accettare impegni così. Lo incontro nello stretto corridoio davanti al suo camerino e, appoggiati alla parete, parliamo di libri. Ha uno sguardo profondo e antico. Ehm, meglio concentrarsi sulle domande.

Che tipo di lettore sei?
Sono un lettore “tardivo” cioè ho cominciato a leggere solo dopo i vent’anni.  L’ho fatto per esigenza di ricerca. Non sapevo bene cosa fare e volevo capire le cose del mondo. Ed ho pensato che i libri potevano aiutarmi.
 
Da dove hai cominciato?
Non ricordo ma mi sono buttato su tutto ciò che trovavo, leggevo  di tutto: biografie, saggi filosofici, libri di Sociologia…in una ricerca quasi ossessiva. Mi è servito molto, mi ha fatto crescere e capire molte cose.
 
E oggi dove ti indirizzi? C’è un genere che ami più di un altro?
Non direi…raramente mi fermo sul caso editoriale del momento. Se mi interessa un argomento cerco libri inerenti.  Anche mia moglie mi da molti suggerimenti.
 
Quindi per te la lettura è ancora e soprattutto un approfondimento...
Certo! Per me leggere vuol dire arricchirsi,  comunque. Ciò che leggo dipende anche dall’interesse del momento, dallo stato d’animo, dal tipo di lavoro che sto affrontando.
 
E qual è il  momento in cui prediligi leggere?
Sempre! Però il momento ideale è d’estate, nella tranquillità delle ore pomeridiane quando non ho copioni da visionare.
 

 

 

 
 
 
 
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