Intervista a Fabio Marzocca

Fabio Marzocca
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Fabio, classe 1956, ha vissuto in Australia durante l'infanzia per poi tornare in Italia e laurearsi in ingegneria elettronica, nonostante le difficoltà economiche della famiglia. Firma molto nota sulla stampa specializzata in microelettronica - negli anni pionieristici dei microprocessori - ha ricoperto anche prestigiosi incarichi sia pubblici che privati. Poi, nel 1992, l'incontro che lo ha segnato indelebilmente con il Centro Studi Mythos di Roma, che si occupa di ricerca nel campo della Psicologia Analitica Junghiana e della Psicoantropologia Simbolica, e lo ha fatto diventare un vero cultore dei miti e alle dimensioni simboliche e immaginative fondamentali del pensiero umano: una passione che si rispecchia nella sua opera narrativa.

Perché la scelta di occuparti di infanzia sia per la scelta dei protagonisti sia per la forma narrativa utilizzata molto vicina a una favola, seppure sui generis, nel tuo romanzo La valle di Átopon?

Nasce dall'esigenza di raccontare una storia ai miei figli. In fondo, poi, tutti i bambini sono dei figli a cui piace ascoltare. L'avvicinarsi ai temi più profondi dell'essere umano attraverso le azioni di tre pre-adolescenti è dovuto al fatto che il fanciullo è l'immagine di alcune cose della nostra infanzia che abbiamo dimenticato. La sua immaginazione, priva di vincoli, è la pura espressione di un essere incontaminato.

 

Quanto c'è di simbolico, legato al mondo della psicanalisi e del sogno nella storia che racconti?

Il linguaggio dei simboli è l'unica forma di comunicazione tra l'uomo e il suo aspetto più profondo, per questo egli produce simboli inconsciamente e spontaneamente sotto forma di sogni. Tutta la storia raccontata nel libro si esprime perciò attraverso queste immagini.

 

Sappiamo che alle vendite de La valle di Átopon è legato anche un progetto di solidarietà, vuoi parlarcene?

Tutti i ricavati dai diritti d'autore vengono devoluti a favore dell'Associazione Peter Pan - Onlus, che si occupa dell'accoglienza dei bambini onco-ematologici e delle loro famiglie. La valle di Átopon rappresenta una storia di adolescenti alla ricerca di una soluzione d'amicizia e d'amore. Mi auguro in tal modo che tutti i giovani a cui verrà presentato il libro possano partecipare alla solidarietà dei volontari dell'Associazione e aggiungere un contatto a coloro che soffrono, al fine di concorrere alla realizzazione di una coscienza sociale sempre più ampia.

 

Com'è il mondo della piccola editoria visto dal di dentro?

Arduo, difficile... quasi impervio! I piccoli editori sono completamente trascurati dalle grandi librerie e dalle importanti catene di distribuzione le quali rispondono oggi a criteri commerciali di mercato e non più a quelli artistico-letterari. Il canale di diffusione internet, grazie alla possibilità della sua democratica consultazione, risulta essere talvolta il solo strumento a disposizione oltre alle iniziative di carattere personale.

 

Oltre al tuo sito personale www.fabiomarzocca.com gestisci anche un blog di Informatica molto seguito, Acrònico...

È vero. Il blog si occupa principalmente di informatica, ma non solo. Spesso vi raccolgo i miei appunti sulla scrittura o sui miti. I miei interessi personali e professionali mi portano spesso a viaggiare da un tema all'altro, da una materia scientifica a una umanistica... forse in cerca di una sorta di transdiscplinarità fra le stesse?

 

Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore attenzione?

Tre autori in particolare mi sono vicini da sempre: Fedor Dostoevskij, Albert Camus e Thomas Mann. Altre letture che preferisco sono: Carl Gustav Jung, Karoly Kerenyi, Walter Otto e Mircea Eliade.



I libri di Fabio Marzocca

 

 

 
 
 
 
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