Intervista a Faith Erin Hicks

Articolo di: 

Faith Erin Hicks è una fumettista canadese, ospite al Lucca Comics & Games per BD edizioni che ha portato in Italia il suo ultimo lavoro da autrice completa, un fumetto in tre numeri ambientato in un luogo che assomiglia molto all’antica Cina. Nata come animatrice, la Hicks ha iniziato a occuparsi di fumetto ai tempi del college, nei primi anni Duemila, ottenendo ampio successo con il suo web comic Demonology 101. Nel 2014 ha vinto il premio Eisner Award “Best Publication for Kids” per il suo The Adventures of Superhero Girl. La foto è di Emiliano Billai.




Sei qui a Lucca per presentare il tuo ultimo lavoro, la trilogia fantasy a fumetti La città senza nome: puoi dirci qualcosa di più sulla trama?
La città senza nome è una trilogia su due ragazzi che si incontrano per caso in questa grande metropoli multietnica, conquistata ripetutamente da diversi popoli perché la sua posizione geografica la rende importante a livello economico e commerciale, e proprio per questo motivo il dominio sulla città è molto ambito. I due protagonisti sono agli estremi della scala sociale, l’uno fa parte dell’etnia egemone che governa la città, l’altra è una ragazza che è cresciuta per strada. Dopo i primi incontri i due formano quasi una coppia, che sarà capace di svelare cospirazioni e piani di potere, combattendo insieme per il futuro della Città.

La città senza nome è ambientato nella Cina del 1300 – più o meno. Sei appassionata di storia cinese?
Per un po’ sono stata molto interessata alla storia della Cina. Ho letto la storia del fondatore della dinastia Yuan, che regno sulla Cina per circa un secolo a partire dal 1279 e trovo interessante il periodo dell’unificazione da parte dei mongoli dopo Gengis Khan, una figura storica con una vita avvincente anche per noi che siamo nati millenni più tardi. Ho passato molto tempo a ricercare testi e aneddoti che parlassero della situazione in Cina in quegli anni, e ho sfogliato molti libri che parlavano di architettura, usi e costumi dell’epoca, che mi sono serviti soprattutto per immaginare e disegnare al meglio i palazzi che caratterizzano La città senza nome, alcuni dei quali sono ancora presenti in Cina. D’altronde per me, che ho vissuto in Canada per quasi l’intera durata della mia vita, è davvero incredibile vedere degli edifici del genere e conoscere una nazione con una storia così entusiasmante.

Qual è il sentimento ricorrente nelle tue storie, cosa hai maggiormente bisogno di raccontare?
Cerco sempre di scrivere storie che siano coinvolgenti per i lettori: mi piace far conoscere prima i personaggi, dargli una personalità e delle idee ben salde. Mi piace che abbiano delle proprie opinioni in modo che possano somigliare a persone “reali”. Anche nei libri più allegri e scherzosi, o comunque con delle trame meno impegnate, l’elemento che non può mancare in un personaggio è una personalità forte e il fatto che possano comunicare in un modo o nell’altro le loro opinioni.

Anno dopo anno, il tuo segno grafico ha continuato a evolversi: chi sono i tuoi maestri? C’è qualche professionista a cui ti ispiri maggiormente?
Ovviamente sono tantissimi, quindi cercherò di sintetizzare il più possibile . Un artista che trovo davvero incredibile è Jeff Smith, l’autore di Bone. Ho diversi riferimenti artistici fra i mangaka, come per esempio Hiromu Arakawa e il suo Fullmetal Alchemist.

Tornando indietro ai tuoi esordi, al web comic Demonology 101, cosa ha significato per te e soprattutto per la tua carriera professionale?
Sono molto legata a Demonology 101 perché l’ho ideata quando ancora frequentavo il college e i corsi di animazione. Sono stata davvero ispirata dal telefilm Buffy l’amazzavampiri per la sua realizzazione e la scelta dei personaggi. In quegli anni non pensavo affatto di poter fare dei fumetti, perché studiavo per lavorare nel campo dell’animazione e del cinema. Per come la vedevo, poteva al massimo diventare una linea parallela alla mia attività lavorativa, non certo la principale. E invece, eccomi qua.

Come è cambiato in questi anni il mondo dei web comics?
Credo che dal periodo in cui ho cominciato a fare web comics, quindi i primi anni Duemila, sia cambiato parecchio. In quei tempi nessuno pensava che si potesse arrivare ad avere un riscontro professionale o economico con i web comics. Ora, anche attraverso piattaforme di crowdfunding che consentono a lettori e appassionati di finanziare vari progetti, c’è più possibilità di pubblicare ciò che è nato unicamente come fumetto gratuito per il web. È bello poter assistere a questa nuova possibilità, a questo cambiamento. Tuttavia, ora di contro è molto più difficile trovare un pubblico, inserirsi in una nicchia di appassionati di genere, perché il gran numero di web comic presenti e a disposizione online è talvolta dispersivo. Quando ho iniziato eravamo in pochi, e davvero terribili, oggi ci sono dei web comics bellissimi, e in gran numero: scegliere quello su cui puntare è davvero dura, così come è difficile far sentire la tua voce.

Il titolo del tuo fumetto è uguale a quello di un racconto di Howard P. Lovecraft, è un caso o c’è una qualche attinenza?
In realtà non ero a conoscenza del racconto di Lovecraft, l’ho scoperto dopo la pubblicazione del fumetto perché diversi altri amanti dell’horror mi hanno chiesto se ci fosse un legame o comunque un richiamo. Non c’è.

I FUMETTI DI FAITH ERIN HICKS



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER