Intervista a Federico Tavola

Federico Tavola
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Federico Tavola è uno che ha indovinato la formula: suspense, comicità, informazioni dettagliate e corrette frutto di solide conoscenze scientifiche, storie gialle che lanciano messaggi di grande attualità. Nato a Lecco ma cresciuto a Milano, Tavola ha vissuto a lungo all'estero e viaggia molto, ma il cuore è milanese, non c'è bisogno di chiederglielo. Tra le sue pagine leggere si riconosce una Milano dagli angoli inattesi, che non smette di sfornare sorprese, non sempre sgradevoli. Ricercatore in Fisica presso l'università Bicocca, questo giovane autore ha il pregio di saper inserire spiegazioni anche complesse all'interno di una trama dipanata con leggerezza, risultando comprensibile a tutti e, anzi, divertente, pur trattando temi molto seri.




Come convivono in te la passione per la scienza e quella per la letteratura?
Serenamente. Per approfondire dico che sono due facce della stessa medaglia, sono due mezzi, due metodi di ricerca, con implicazioni diverse. Devo confessarti però che sto lentamente abbandonando la scienze per dedicarmi solo alla scrittura. Senza fretta. Abbandonare la luce per addentrarsi nelle tenebre, come diceva Ernesto Sabato.


E nella pratica come riesci a fare entrambe le cose?
Dormo poco.


Raccontaci dei tuoi primi approcci alla scrittura, hai cominciato presto?
Dipende da cosa si intende per scrivere. Se pensi alla scrittura con l'obiettivo di produrre un libro allora tardi, sui 28 o 30 anni. Da ragazzo scrivevo poemetti in prosa, sono appassionato di Baudelarie, di cui adoravo Lo Spleen di Parigi. Mi rifacevo molto a quei suoi poemetti in prosa, ma scrivevo anche racconti brevi, poesie e aforismi.


Con il tuo primo romanzo, Che bella vita, hai dato vita sulla carta al personaggio di Leonardo Lorenzi, un investigatore privato che, dal suo studio di Milano, si trova a seguire una vicenda di interesse mondiale. Come è nato questo personaggio?
Avevo bisogno di un personaggio così per raccontare la trama che avevo in mente: ho trovato la storia prima del personaggio.


Lorenzi è il protagonista anche del tuo nuovo lavoro Ucciderai corrotti e infedeli, puoi parlarcene?
Il tema fondamentale è il concetto di sistema. La tesi che propongo è che il nostro sistema socio politico si è emancipato da chi lo ha creato: non è l'individuo che influenza il sistema, ma il sistema che determina l'individuo, anzi spesso il politico è quasi  un'emanazione del sistema, ha perso l'emancipazione. Un tema per certi versi quantistico: parliamo di un sistema complesso in cui tutte le parti interagiscono. A livello concettuale il cuore del romanzo è questo. Dal punto di vista narrativo, invece, c'è la scomparsa di uno specializzando del San Raffaele e di tre sorgenti radioattive. Un amico di Lorenzi, responsabile del giovane scomparso, chiede l'aiuto dell'investigatore per capire se i fatti sono collegati e come. Una storia che tratta del delicato argomento delle radiazioni negli ospedali, dei loro usi, dei loro effetti e dei loro possibili usi perversi. Poi ovviamente si parla anche di amicizia, con un ritorno importante nella vita del protagonista, di amore, con una nuova fiamma, di omosessualità e molto altro. Ci sono infine dei temi che sono quasi delle pillole culturali che portano il lettore a mettersi in discussione, a porsi delle domande, cercando di metterlo a confronto con realtà quotidiana attraverso dei retroscena spesso ignorati.


Quali sono state le difficoltà nella stesura del sequel di un esordio così ben accolto dai lettori?
Far coesistere tutto quello che ho deciso di mettere dentro e arrivare alla fine. Mostrare le relazioni tra le parti di un sistema complesso è rischioso: per rimanere credibile, l'intreccio deve funzionare davvero bene. Il creatore della storia si pone ancora il problema della credibilità di ciò che scrive, mentre la realtà non si pone più il problema di essere credibile. Ci sono tali eccessi nella cronaca che è difficile stupire la gente e, come scrittore, devi comunque strutturare la storia affinché regga.


Ti sei affezionato a Lorenzi?
Siamo buoni amici.


Quanto contano ancora oggi nell'era del social networking i tour promozionali delle nuove uscite?
I social li usa meglio lui (Lorenzi, ndr). Io vivo Facebook solo come un mezzo che il resto del mondo può usare per farsi i fatti miei, ma può avere un valore strategico importante per chi opera nella comunicazione. Portare il mio libro in giro per le librerie è un piacere, è bello incontrare i lettori e a Milano ci sono diversi punti di incontro dove si raccolgono gruppi di lettori più o meno affezionati. Il contatto diretto resta il modo migliore per far capire cosa c'è nel tuo libro, perché leggerlo può essere piacevole, se non addirittura utile e interessante.


Cosa ti ha portato l'esperienza della scrittura? C'è qualcosa di particolarmente bello che hai scoperto iniziando a scrivere con regolarità?
E' stata un'evoluzione lenta e consapevole, che a poco a poco ha modificato il mio stile di vita. Ho acquisito una disciplina piuttosto rigida, ad esempio.


In quale misura le tue esperienze personali contribuiscono al tuo lavoro di scrittura?
Uso moltissimo le competenze scientifiche acquisite sul lavoro, ma a parte questo ovviamente anche la mia vita privata influisce su quello che scrivo. Il limite di un autore, per l'appunto, è la sua vita. In più vivo a Milano, quindi utilizzo vicende  quotidiane per mostrare dinamiche di questa città e del nostro paese.


Quali autori ti piace leggere?
Jean Claude Izzo, Ernesto Sabato, Victor Hugo. Anche Federico Baccumo mi piace molto, come personificazione dello scrittore di oggi. La letteratura moderna è ancora presa a sviscerare temi anacronistici, il disagio giovanile, il gossip.. Abbiamo bisogno di altro in  Italia, è tempo di distruggere e ricostruire.


Un'anticipazione sui tuoi prossimi lavori?
Sto già scrivendo un altro libro, ma non con lo stesso personaggio, che comunque non intendo mollare. Ci saranno nuove storie anche per Lorenzi.

I libri di Federico Tavola

 

 

 
 
 
 
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