Intervista a Filippo Timi

Filippo Timi
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Quello che ti colpisce di Filippo Timi è la sua prorompente fisicità e la sua umanità, che traspare da ogni parola comprese quelle sulle quali incespica a causa della sua balbuzie. Un goffo ragazzone umbro che da piccolo sognava amori impossibili e una carriera nel mondo dello spettacolo che sembrava davvero lontana. Adesso che è diventato grande Filippo fa l'attore: in teatro ha lavorato a lungo con Barberio Corsetti, e ha prestato il suo talento anche al cinema recitando ultimamente come protagonista nel discusso film di Bellocchio, "Vincere". Oltre al palcoscenico e al grande schermo, però, Timi ha anche una passione per la scrittura che lo ha portato a dare alle stampe ben tre libri tutti incentrati sulla sua autobiografia e comunque ispirati alle mille sfaccettature di questo personaggio unico.

Dopo un libro di successo e uno appena uscito ti puoi considerare un scrittore a tutti gli effetti. Ma in quale ruolo ti senti più a tuo agio: in quello di attore o di autore?

Devo dire che mi sento bene in entrambi i panni. In fondo lo scrittore e l’attore rappresentano per me due ruoli assolutamente complementari: uno è funzionale all’altro. Il fatto di saper recitare, di saper affrontare il palcoscenico mi è molto utile soprattutto quando devo presentare i miei libri davanti ad un pubblico, e grazie al mio essere attore riesco a vincere la timidezza. E poi sia recitare che scrivere sono per me una sorta di terapia attraverso la quale riesco a fare i conti con me stesso, una sorta di sfogo, un modo per uccidere i miei fantasmi.

 

Un romanzo a quattro mani suscita sempre la stessa domanda, figuriamoci un romanzo che per uno dei due autori sembra decisamente autobiografico: quanto c'è di Albinati e quanto di Timi in Tuttalpiù muoio?
Non riveleremo le percentuali di elementi utilizzati in questa alchimia, per questa strana, farlocca pietra filosofale. Fabrizio De André saggiamente diceva che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior": ebbene, la nostra è una cacca che messa nella terra della Fandango ha dato fiori coloratissimi. Il libro l'abbiamo scritto in 3, non in 2, è un romanzo al 300%: al 100% mio, l'avrei potuto scrivere da solo; è al 100% di Edoardo, anche lui avrebbe potuto scriverlo da solo; e poi è stato toccato dalla mano di Dio, è come un miracolo per me. Riuscire a dare una forma poetica e non offensiva a delle cose che ti appartengono ti fa sentire che stai costruendo e non demolendo. Tutti a volte abbiamo voglia di distruggere i particolari dolorosi del nostro passato, e invece qui abbiamo costruito. Anche se far digerire questo romanzo in famiglia non è stato facile: le mie tre zie ancora non mi parlano. Meno male che sono andato da Costanzo, questo ha fatto loro piacere, una mi ha telefonato e mi ha detto: "Com'eri bello da Costanzo!"


Se in tutto il romanzo la traccia autobiografica di Timi è riconoscibile, l'epilogo col matrimonio di Filo sembra (anzi, è) più surreale che reale. Da dove viene la scelta di questo finale rigorosamente non autobiografico?
Filo ad un certo punto della storia si accorge che per riappacificarsi può solo morire.Lui, non io, si accorge che morirà comunque, anche se vincerà un Oscar o riuscirà a comprarsi il culo di un giocatore della Roma. E si accorge anche che la madre, così coraggiosa, è spaventata solo da ciò che non riconosce, dall'atto stesso di non riconoscere. Lei è ua vita che anche di fronte alle scelte più assurde mi dice: Vai, che può succedere... tuttalpiù muori! Ma se non capisce una cosa non è contenta. Così, per lei, Filo decide di impiccarsi nei confini riconoscibili di un paesino, e poi si accorge che persino in quei confini c'è abbastanza spazio per essere ipocrita, basta ritagliarsi qualche bugia. Ecco perché per me l'epilogo del romanzo è nient'altro che una sconfitta.

 

Leggendo il tuo E lasciamole cadere queste stelle mi è venuto in mente un classico, Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes…

Certo il paragone mi lusinga e mi spaventa ma devo ammettere che non è del tutto sbagliato. Puoi benissimo aprire il mio libro a caso e imbatterti in una frase significativa e fulminante sull’amore, che può essere considerata indipendentemente dal contesto… proprio come succede quando si sfoglia il libro di Barthes…

 

Parli con profondità e poesia delle donne. Hai trovato le istruzioni per l’uso dell’Universo femminile?

No, non ho le istruzioni purtroppo! Le donne sono e rimangono un mistero, un pianeta a parte con le sue orbite e soprattutto profondamente diverse da noi uomini che abbiamo altre orbite e che a stento riusciamo ad essere noi stessi. Carmelo Bene diceva che far piangere una donna è una cosa irreparabile ed io sono pienamente d’accordo con lui.

 

A quale delle protagoniste dei racconti nella prima parte del libro, Femminario, ti senti di assomigliare di più?

Non mi sento vicino ad una in particolare ma a tutte. In tutte le donne che racconto nel libro c’è una parte di me, ognuna richiama un aspetto della mia biografia, della mia personalità. Non ne preferisco una ma ad ognuna sono affezionato in modo speciale. Non saprei proprio scegliere tra di loro… le amo tutte!

 

C’è una delle donne che racconti con la quale non vorresti mai avere una storia?

Non so, forse l’unica è Nina che continua a vivere con un uomo che non ama trascinandosi nella routine di un rapporto senza senso, senza avere il coraggio, però, di dire basta ed ogni volta che fa l’amore con il suo uomo è come se lui la violentasse. Detesto i compromessi, i “ma” in amore, come quelli che dicono “Ti amo ma devo lasciarti”, l’amore non dovrebbe mai avere di mezzo dei “ma”.

 

Hai in programma di portare di nuovo in tournèe lo spettacolo La Vita Bestia, che ha ispirato il tuo primo libro?

No, non ho in programma di riprenderlo, almeno per ora. Quello spettacolo rappresenta una fase della mia vita di attore e per ora non ho intenzione di tornarci sopra… forse lo riproporrò fra un paio di anni… In questo momento sto lavorando alla preparazione di uno spettacolo che andrà in scena nel 2009 e dove reciterò nel ruolo di Amleto, questa volta, però, senza la regia di Giorgio Barberio Corsetti.

 

In Rete sei presente con un sito ricco di informazioni, aggiornato e molto frequentato, ed hai anche uno spazio su myspace. Che ne pensi del web?

Le potenzialità della Rete le ho scoperte da poco. Ricevo moltissime mail sul mio sito e cerco di leggerle tutte, anche se ho qualche difficoltà perché ci vedo poco e quindi devo prima stamparle con caratteri grandissimi, ed il procedimento è abbastanza lungo. Trovo che Internet sia è uno strumento importante per comunicare e per diffondere cultura ed informazione; certo bisogna saperlo usare ma per me che non ho frequentato tanto le biblioteche è un luogo dove poter approfondire argomenti che altrimenti tralascerei.

 

Come è cambiato il tuo rapporto con le donne attraverso gli anni?

Più passa il tempo e più io amo sempre di più le donne e soprattutto ne sono meno spaventato.

 

I libri di Filippo Timi
 

 

 

 
 
 
 
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