Intervista a Francesco Francavilla

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Francesco Francavilla è un fumettista italiano che vive negli USA e lavora per le più prestigiose testate. Nel 2012 ha vinto l’Eisner Award, il più ambito premio nel settore (l’equivalente dell’Oscar nel mondo nel cinema, per intenderci), come miglior copertinista. È meglio conosciuto per aver portato il suo originale stile grafico ‒ definito “neo-pulp” ‒ nell’industria americana dei fumetti, dai supereroi alle storie di orrore e fantascienza. Francesco ha lavorato su serie acclamate come Batman, Captain America, Hawkeye e Guardians of Galaxy, tra le altre. Attualmente sta illustrando Afterlife with Archie per Archie Comics, tradotto in Italia da BD Edizioni. In occasione della sua presenza al Lucca Comics & Games 2016 abbiamo parlato di fumetti, nuovi progetti in cantiere e Stephen King. La foto è di Emiliano Billai.




I personaggi del fumetto seriale Archie esitono negli USA fin dagli anni Quaranta e ancora oggi le loro avventure sono assai lette e apprezzate. Come pensi accoglieranno le storie Archie Comics (recentemente pubblicate da BD Edizioni) gli appassionati di fumetto italiani?
Penso che il personaggio, nella maniera in cui è stata rinarrato, è qualcosa che probabilmente il pubblico italiano troverà affine perché sono vicende che tutti i giovani troveranno vicine al loro mondo, a ciò che vivono durante il periodo dell’adolescenza. Anche se per ora non hanno familiarità con questi personaggi, perché è la prima volta che vengono tradotti in italiano, troveranno sicuramente una vicinanza emotiva e molti punti di contatto con le avventure che questi personaggi vivono.

Abiti negli Stati Uniti da molti anni e hai realizzato fumetti e cover per le testate più prestigiose (DC, Marvel, Archie Comics, Dynamite…). Quando è nata la tua passione per i comics?
La mia passione è nata molto, molto presto, quando avevo, se ricordo bene, fra i cinque e i dieci anni. A quei tempi leggevo, come molti bambini, Topolino, che è stato il mio primo fumetto da piccolo lettore. Poi sono passato a leggere Creepy (pubblicato in Italia negli Oscar Mondadori nella collana di Zio Tibia), quindi fumetti horror, che negli anni sono rimasti la mia principale passione. Non sapevo ancora che in futuro sarei diventato un fumettista, però già a 15 o 16 anni ho cominciato a scrivere e disegnare le mie prime storie. Una volta trasferito negli Stati Uniti mi sono detto: “Voglio provare a fare questa carriera”. Non mi sono trasferito là per quello, quando ho cominciato a lavorare come fumettista negli USA stavo là già da cinque anni, prima facevo il grafico. Già sapevo che gli Stati Uniti vengono considerati “il Paese delle opportunità” e visto che avevo questa forte passione e il desiderio di sfondare in quell’industria mi diedi un anno di tempo per cercare di raggiungere il traguardo: se non avesse funzionato avrei continuato a fare il grafico come prima. Fortunatamente le cose sono andate bene e quest’anno è il decimo da che ho cominciato a fare fumetti professionalmente.

Al Lucca Comics & Games 2016 presenti per la BD edizioni una serie di Archie horror (Archie fra i morti viventi). Come è nata l’idea di catapultare un personaggio “da college” in un mondo terrificante?
La storia di Afterlife with Archie è partita come una variant cover di un albo Life with Archie, che è una cosa molto comune negli Stati Uniti e nel mondo dei fumetti seriali, in cui si pubblicano diverse copertine, realizzate da artisti differenti, per lo stesso fumetto. In pratica un modo affinché i collezionisti comprino più di una copia del fumetto. Archie Comics mi diede carta bianca per la realizzazione della mia cover: visto che l’albo doveva uscire in ottobre, in prossimità della festa di Halloween, ho deciso di fare una cosa horror. A quel punto però molti comprarono il fumetto pensando che all’interno ci fosse realmente una storia horror! Ma in realtà l’interno non aveva per nulla a che fare con il genere horror. Lo scrittore Roberto Aguirre Sacasa, che stava cominciando a lavorare per Archie, si incontrò con l’editore e gli propose l’idea di una storia horror, poi vennero da me per propormi di disegnare questo nuovo progetto, partito dalla mia variant cover. All’inizio non sapevo che sarebbe stato un horror serio quindi pensavo di fare pochi numeri, e che poi avrebbero contattato un altro disegnatore per finirlo. Una volta che la sceneggiatura cominciò ad arrivare pensai “Questa è roba seria! È horror”, e così sono diventato il disegnatore ufficiale del seriale Afterlife with Archie.

Nel 2012 hai vinto il prestigioso Eisner Award come miglior copertinista (Black Panther per la Marvel; Lone Ranger, Lone Ranger/Zorro, Dark Shadows, Warlord of Mars per Dynamite e Archie Meets Kiss per Archie Comics). Ce n’è una a cui sei particolarmente affezionato?
Ah, ma questa è tipo “Quale figlio ti piace di più?”. In realtà ne ho fatte così tante che ora andare a selezionarla dal mio archivio mentale è complicato, per visualizzare le copertine nella mia testa potrei impiegare più di trenta minuti. Non lo so, ci sono delle serie di covering che ho fatto e che mi sono piaciute tantissimo: una è per Dark Shadows, che sarebbe tipo una soap opera con vampiri, pubblicata a partire dagli anni Sessanta negli Stati Uniti. Le composizioni che facevo sulle cover sono state sempre ispirate, e quindi mi sono divertito tantissimo a realizzarle. Lone Ranger perché il western è nel mio cuore in quanto sono cresciuto con Sergio Leone o Tex Willer, è affine a ciò che amo, anche se ho realizzato solo le cover mai le pagine interne. Se dovessi scegliere, sarebbero proprio queste.

Quali sono le tue letture preferite?
Sto leggendo Dashiell Hammett, mi piacciono il noir e l’horror, da quest’ultimo punto di vista adoro in particolare Stephen King, sono un suo fan e cerco sempre di leggere l’ultimo suo romanzo, ho praticamente tutti i suoi libri a casa. Se invece parliamo di fumetti, sono così impegnato a disegnare vari libri al momento che ho un tempo veramente limitato per leggerli, però di solito cerco di leggere i classici, soprattutto se ha a che fare con ciò che mi aspetta per il futuro. Per esempio, uno dei miei nuovi progetti negli Stati Uniti saranno sceneggiatura e disegni per il fumetto seriale The Spirit, un personaggio nato negli anni Quaranta, una creazione di Will Eisner, quindi mi sono recuperato un po’ di volumi arretrati, mi piace essere informato e lavorare con cognizione di causa, catturare le sfumature del personaggio per aver ben chiaro cosa e come disegnare.

Qual è il tuo miglior consiglio per un giovane italiano che voglia lavorare nel mondo dei fumetti seriali?
Passione, impegno, tanta costanza: è necessario disegnare ogni giorno, dedicare veramente del tempo a questa passione. In realtà, per il lavoro, il tempo e la fatica che ci metti a disegnare c’è abbastanza dislivello con quello che poi è il fattore economico. Se poi mi chiedi del fumetto in Italia, c’è la Bonelli, che da quel che so paga bene per ogni pagina, però non puoi andare a presentarti alla Bonelli se non costruisci un po’ di curriculum. Ad oggi comunque ci sono tante case editrici in cui farti le ossa. Le difficoltà ci sono, io stesso ho provato prima di trasferirmi negli Stati Uniti a presentare dei lavori alla Bonelli e ogni volta mi dicevano “Ci sei quasi” o “Devi migliorare un po’ le chine”, però è anche vero che non ci stavo mettendo l’impegno necessario, non mi ci mettevo ogni giorno ma solo nelle occasioni in cui avevo possibilità di incontrare gli editori, per le fiere o altri eventi, cominciavo a lavorare seriamente solo poche settimane prima. Questo naturalmente è un approccio sbagliato, se vuoi diventare davvero un fumettista ti ci devi dedicare ogni giorno. Quindi, posto che la paga non è granché, ci deve essere la passione, perché se non c’è quella è davvero meglio fare qualcos’altro!

I FUMETTI DI FRANCESCO FRANCAVILLA


 

 

 
 
 
 
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