Intervista a Frank McCourt

Frank McCourt
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Non sono fisionomista, non lo sono mai stata. Ma di solito questo non mi ha mai creato grossi problemi... Sono a Mantova, cerco tra le tante bancarelle di libri qualcosa di buono da leggere, da poca distanza un ragazzo fa una foto nella mia direzione, mi volto e vedo un signore anziano dal volto buono vicino a me che legge una quarta di copertina, e poi continua a cercare tra i libri. Zac! Una seconda foto. Alzo lo sguardo e sorrido all'improvvisato fotoreporter, mi avvicino e gli chiedo: perchè mi scatti delle foto, scusa? Lui sorride, mi indica l'anziano e dice: Mc Court. Frank Mc Court hai detto? Oddio...

Ci racconti un aneddoto legato alle tue prime esperienze di professore?

Una volta domandai ai ragazzi come immaginavano la vita di un professore, cosa fa uscito di classe, ed ho scoperto con sorpresa che, secondo loro, una volta varcata la soglia della scuola un professore torna subito a casa, corregge i compiti, prepara la lezione del giorno successivo e dorme. Mi sono reso conto che questo era un pensiero diffuso, per gli studenti un professore non beve, non commette adulterio, non va mai a teatro, mette orrendi pigiamoni addormentandosi accanto alla propria moglie. In sostanza una classe sociale di monaci e suore. Insegnare non è glamour, gli insegnanti sono poco pagati: non come i calciatori, i politici, i dentisti. Avete mai visto un professore in un talk show? Ma la cosa grave è che quando in tv si parla di istruzione vengono invitati sociologi, filosofi, giornalisti, mai i diretti interessati. Dei professori tutti hanno un’immagine grigia, noiosa, a differenza di un atleta che fa un lavoro affascinante. Nessuno pensa che l’insegnamento sia un lavoro sexy, cosa che invece è! Tutti senza eccezione però ricordiamo almeno un professore nella vita che ci ha ispirato.

 

È vero che uno studente ti chiese se avevi mai fatto un lavoro vero?

Sì, e questo dimostra come il lavoro dell’insegnante non venga visto spesso come un lavoro con la elle maiuscola. Risposi che sì, avevo lavorato come scaricatore di porto insieme a molti italiani che sono diventati cari amici. Sono stati loro a farmi conoscere la cucina italiana e le lasagne. Ahhh, le lasagne sono una creazione di Dio, una meraviglia che purtroppo non posso più mangiare per via della celiachia. E non posso bere neppure più la Guinnes, che desolazione.

 

C’è una bella frase che ripeti spesso: “La mia vita mi ha salvato la vita”. Puoi spiegarcela?

E' così in effetti: quando ho iniziato ad insegnare non sapevo assolutamente niente, ho imparato che gli adolescenti non entrano a scuola e basta, ma si devono spingere l’uno con l’altro, mentre le ragazze si mettono subito sedute composte a limarsi le unghie a decidere chi sarà il padre dei loro figli. Insomma è tutta una commedia, una splendida commedia.

 

Cosa pensi dell’istruzione oggi?

Penso che in ogni paese il problema siano i politici che influenzano il funzionamento delle scuole in un modo che in qualsiasi altro ambito e con qualsiasi altra professione non si permetterebbero mai: nessun politico si sognerebbe di dare un parere medico o legale, no? I politici tendono a standardizzare, propongono mille test come una forma di controllo. Bisognerebbe invece insegnare a pensare.

 

Tra i tanti ricordi legati al periodo dell’insegnamento qual è quello più divertente?

Sicuramente quando per sollecitare i miei alunni a scrivere meglio chiesi loro di descrivere prima delle belle giustificazioni, perché quelle che portavano erano tutte uguali e poco credibili, poi invitai loro a redigere il proprio necrologio, poi quello dei compagni. Ma le pagine più bele, le cose migliori le ho ottenute quando i ragazzi hanno dovuto scrivere il necrologio degli insegnanti. È stato come trovare un filone d’oro, sono riusciti a ideare veramente delle morti favolose, trucide, da meritarsi una menzione dall’Inquisizione spagnola. I miei colleghi di allora non apprezzarono molto, però.

 

C’è una grossa differenza tra la scuola raccontata nel tuo libro Ehi, prof! e quella delle cronache americane odierne. Come ti poni di fronte alla violenza che dilaga nelle classi?

Dirigenti e politici accusano la televisione, io invece proporrei di trasmettere ed insegnare corsi sull’uso delle armi. A scuola dovrebbero studiare l’ipocrisia, l’odio razziale, la violenza, bisogna conoscere per scegliere di non fare. 

 

I libri di Frank McCourt
 

 

 

 
 
 
 
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