Intervista a Geraldine Brooks

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Incontriamo la scrittrice e giornalista australiana con un briciolo di soggezione. Come giornalista Geraldine Brooks è stata inviata in Africa, nel Medio Oriente e nei Balcani, corrispondente di guerra nel Golfo Persico per testate del calibro di “New York Times” e “Washington Post”. Come scrittrice ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2006 con il romanzo L’idealista, ma comunque è una donna gentile, molto disponibile e sorridente malgrado durante questo suo tour milanese sia fittissimo di interviste e impegni. È in Italia per presentare il suo ultimo romanzo, incentrato su una figura affascinante, contraddittoria, enigmatica: quella di Davide, vissuto nel X secolo a.C. e raccontata nel Tanàkh, la bibbia ebraica.




Davide era una persona estremamente contraddittoria: adorato da molti, generoso, amante della musica, poeta talentuoso ma anche grande guerriero, statista, capace delle peggiori crudeltà, senza guardare in faccia a nessuno pur di arrivare al potere. Infatti, la frase ricorrente ne L’armonia segreta è “Qualunque cosa sia necessaria”. Cosa ti ha attratta della figura di David per portarti a raccontare la sua vita?
Beh, tutto è avvenuto a livello molto personale… quando mio figlio, che allora aveva 9 anni, decise che voleva suonare l’arpa classica. E io ricordo queste lezioni, un ragazzino sommerso da questa enorme arpa per concerti che la sua insegnante gli consentiva di suonare. E questo mi ha aperto ai ricordi che avevo delle immagini dei dipinti e delle sculture che ritraevano Davide e la sua arpa. Davide riesce a inglobare tutte le esperienze umane. È il primo personaggio storico che riusciamo a conoscere in tutta la sua pienezza. Da quando era un bambino fino al letto di morte. Con tutti i pregi e i difetti (che nel suo caso vengono un po’ ingranditi), Davide rappresenta il meglio e il peggio che c'è nella razza umana.

Come ti sei preparata, quanto hai dovuto viaggiare e leggere per arrivare a descrivere la figura di Davide in modo così puntuale?
Per me è stato molto importante recarmi nei luoghi in cui Davide visse, Israele per esempio. E sono stata lì con mio figlio che aveva 10 anni e l’ho scelto come mio assistente, per così dire. Perché i bambini riescono a vedere le cose con maggiore chiarezza, fanno domande strane e io volevo che lui ponesse queste domande e abbiamo fatto le cose che Davide poteva fare allora. Ad esempio, ci siamo occupati delle greggi, abbiamo vissuto nelle tende fatte di pelle di capra, abbiamo visitato i siti archeologici dove probabilmente il re ebbe le sue esperienze (ovviamente non abbiamo compiuto gli atti violenti che egli commise, però nella Bibbia spesso questi leader religiosi e politici cominciano da pastori). Quindi si è trattato di un’esperienza estremamente sensuale. Sentendo l’odore dell’erba che probabilmente sentì lui. Vedendo la luce che si diffonde sul territorio, come lui fece tremila anni fa.

È vero che la storia di Davide è stata riportata dalle Scritture. Ma che ruolo ha avuto durante la stesura del tuo libro l’immaginazione?
Per me era importante anche analizzare il ruolo delle donne nella sua vita perché nella Bibbia si accenna semplicemente alla vita di queste donne. Abbiamo brevi descrizioni. Invece volevo un po’ ampliare la prospettiva, volevo cambiare il punto di vista. Volevo che queste donne avessero una propria voce, che raccontassero la propria storia e descrivere come questi eventi avessero avuto un impatto sulla loro vita e non sempre e soltanto sulla vita di Davide. Poi erano così diverse, queste donne. A partire dalla figlia di Re Saul, Mikal, che amato profondamente Davide: ma questo amore poi si è tramutato in odio ed è riuscita a ferirlo come soltanto una persona che ti è stata vicina sa fare. O Betsabea, che nonostante abbia iniziato il suo rapporto con Davide in modo tremendo, con l’uccisione del marito e con Davide responsabile della morte del suo primo figlio, riesce comunque a essergli vicina nel momento della fine e a far sì che sia suo figlio Salomone a succedere al trono. Ho cercato di capire come sia stato possibile esercitare il suo potere privato in una società che non le dava assolutamente nessun potere pubblico per raggiungere questo suo obiettivo. Già da reporter ed inviata in Medio Oriente ho avuto modo di vedere come in una società in cui le donne non hanno potere esse utilizzino proprio il potere privato per cercare di governare la loro vita e il loro destino.

A parlare in prima persona, a raccontare Davide nel tuo romanzo, è il profeta Natan, cresciuto alla corte di un re che da ragazzo aveva ucciso suo padre. Come mai questa scelta?
Nel libro delle Cronache abbiamo due riferimenti specifici alla storia di Davide e vi si legge: “Se volete conoscere in dettaglio la storia di Davide dovete leggere la storia di Natan”. Purtroppo il libro è andato perduto e tutto quello che sappiamo di Natan, dal libro di Samuele, è che fu un profeta coraggioso, che ebbe il coraggio morale di dire apertamente al re che aveva trasgredito e che avrebbe dovuto subire gli effetti nefasti della trasgressione. E se si dà una cattiva notizia a un re è probabile che la carriera non sia tanto lunga. Invece Natan continuò ad essere vicino a Davide. Davide accettò la verità di questa dichiarazione così forte e chiese ammenda per questo. E Natan gli rimase vicino fino alla morte. Fu lui che si accertò che l’eredità di Davide passasse a Salomone. Quindi Natan poteva diventare un veicolo ideale per essere vicino al re in piena obiettività e onesta. Per cui l’ho utilizzato per raccontare la storia di Davide nel modo più fedele e obiettivo possibile.

Quanto ha di attuale una figura come quella di Davide?
Vediamo ovunque dei Davide nella vita politica contemporanea. Vediamo questi uomini che sono pieni di difetti, che cedono alle tentazioni del potere, che sono disposti a trasgredire sia nella vita pubblica che in quella privata (pensiamo a Clinton, schiavo del suo appetito sessuale, come Davide d’altra parte), o a David Petraeus, il generale americano che i soldati chiamavano “King David” che si è rovinato per un adulterio. Quello che non vediamo sono persone che come Davide siano disposte ad assumersi tutte le responsabilità. Capaci di dire: “Chiedo ammenda per tutti i miei errori”. Questo in effetti è molto raro, tra i nostri leader.

Cosa ti piace di più nel raccontare le figure storiche?
Mi piace seguire la Storia fin quando riesco, cerco di rimanere fedele ai fatti, alla realtà fin quando riesco. E quando non è più possibile farlo, mi affascina tantissimo dare la voce alle donne del passato che voce non avevano oppure parlare e dare voce agli schiavi che non sapevano né leggere né scrivere e quindi non potevano raccontare le loro storie. In questo caso bisogna fare un salto con la fantasia, creare un’empatia dicendoci “forse era così per loro”. E questa è una cosa che mi affascina tantissimo del passato. Quando le “registrazioni storiche” sono necessariamente silenziose, posso con l’immaginazione pensare come fosse la realtà allora.

Parliamo di futuro. Quali, se puoi svelarceli, sono i tuoi progetti in cantiere?
Diciamo che mi sto dedicando a un altro romanzo storico, anche se si tratta di storia più recente. Mescolo la storia di un cavallo realmente esistito e parlo del dipinto che lo ritrae, che però è scomparso, aggiungendo quindi un po’ di mistero.

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