Intervista a Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini

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Ad ascoltare Giancarlo - una delle penne più raffinate e corrosive del giornalismo italiano, non solo sportivo, e Sandro - un pioniere della telecronaca calcistica moderna con le sue "sciabolate" e i suoi "non va" siamo accorsi in tanti. Tutti avidi di aneddoti divertenti sul mondo del calcio, che puntualmente sono arrivati, durante questa presentazione libraria nella prestigiosa (e insolita) cornice della Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo di via del Sudario, nel centro di Roma. Di tempo per scambiare quattro chiacchiere con noi di Mangialibri quindi ne è rimasto ben poco, giusto quello di due domandine. Nota del redattore: alla prima ha risposto Dotto, alla seconda Piccinini. Par condicio.




Perché proprio ora questo coloratissimo amarcord, questo bestiario delle tv locali?
A furia di parlare di queste cose tra amici un bel giorno ci siamo detti che questo è un tesoro che va salvato dall'oblio. Con la Tv locale è scesa in campo la prima persona,che è già una caricatura di per sé. Mostrare la propria buffoneria è un atto di generosità estrema. Nel 1976 il popolo che viveva nel segreto allacciando cavi tra un condominio e l'altro inseguito dalla Polizia esce allo scoperto: una folla che fa irruzione in quella zona al confine tra essere e non essere che è l'apparire, mostrando il genio combinato alla cialtroneria più assoluta. Il nostro è un libro scritto non per lo spettatore critico ma per lo spettatore estetico, anzi estatico, disposto a morire dal ridere senza snobismi. Scritto contro quel terrorismo culturale che fa artificiose distinzioni tra cultura alta e bassa. Parlare di degrado in questo ambito è infatti secondo me un'operazione del tutto impropria, tranne forse nel caso di venditori e maghi, categorie che sono sempre state al confine tra crimine e appeal mediatico. Il libro è dedicato alla memoria di Enzo Tortora, che è stato uno dei primi a credere nelle potenzialità delle tv locali, e infatti era uno degli alfieri di Telebiella, che mandava avanti braccato dalle forze dell'ordine che volevano oscurarla.

Quanto c'è di nostalgia nel vostro sguardo di oggi al passato della tv locale italiana, che è anche il vostro passato?

E' indubbio che da parte nostra ci sia nostalgia e molto affetto. Sono storie surreali ma vere e spietate, anche se i personaggi più truci sono guardati con comprensione e tolleranza, perché si può forse ricostruire la storia del nostro Paese attraverso queste maschere da Commedia dell'Arte. Certo da allora molte cose sono cambiate: eravamo guardati con sospetto e anche boicottati: per esempio solo dopo una battaglia legale durata tre anni l'Ordine dei Giornalisti riconobbe come validi per l'iscrizione all'elenco dei pubblicisti i pezzi scritti per le tv locali. Certo, c'era anche abusivismo, doppio lavoro e persino follia allo stato puro: mi ricordo per esempio un addetto alla messa in onda di un'emittente romana, al secolo impiegato dell'ENPAM, che aveva la mansione di infilare VHS nel videoregistratore ad ogni cambio programma per 8/10 ore. Un lavoro già alienante di per sé, ma un giorno successe pure un imprevisto e il poveretto dovette restare negli studi tv per altre 5 ore oltre al normale orario di lavoro. Non c'erano i telefonini e l'uomo, preoccupatissimo per non poter avvertire la moglie del suo ritardo, usò la titolatrice elettronica e sul film in onda in quel momento apparve la scritta scorrevole "Amore torno a mezzanotte non ti preoccupare"!! Comunque non rinneghiamo niente e nessuno, siamo felici e orgogliosi di essere sopravvissuti. Alcuni invece non ce l'hanno fatta e anche per loro abbiamo voluto raccontare queste storie.

 

 

 

 
 
 
 
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