Intervista a Gianluca Ferrara

Gianluca Ferrara
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Fa una strana impressione Gianluca, con la sua aria disinvolta e coraggiosa di quello che sa di combattere dalla parte giusta della barricata, ma anche il pudore che morde l’animo di un uomo che ha la consapevolezza di essersi cacciato forse in qualcosa più grande di lui. Lo stand della regione Campania al Salone del libro di Torino è gremito di autori, lettori e conoscenti che sono venuti fin qui per cogliere dal vivo le sensazioni di chi lotta per i diritti degli ultimi e per dare voce a chi non ha la possibilità di essere ascoltato.  
Come nasce e quali sono le finalità di Nonostante il Vaticano?
L’idea di questo libro nasce dal desiderio di far emergere la vera chiesa, quella che cammina con gli ultimi e che è coerente con il messaggio di Gesù,  un messaggio d’amore, di libertà e, come diceva don Tonino Bello, di convivialità delle differenze.


Che cosa ha significato per te scrivere questo libro?
Scrivere un testo a cui partecipano personaggi come Don Vitaliano della Sala, Padre Alex Zanotelli, Don Andrea Gallo e Beppe Grillo significa sposare la linea della coerenza e della denuncia. Specie quest’ultima, credimi, ti crea dei fastidi, delle etichette…. Quando cerchi di scardinare il sistema si aprono 3 strade: o vieni emarginato, (si cerca di non far conoscere  ciò che dici), o al contrario ti viene dato tantissimo spazio: il potere cerca di assorbire il pericolo delle tue idee, corrompendoti(la stessa fine che fu fatta fare a Masaniello), però se insisti e rimani coerente (cosa rara, vedi don Vitaliano) vieni fatto calare il silenzio su di te. Infine c’è la strada più comune che è quella di coloro che ti etichettano e ti calunniano perché ti sei permesso di attaccare il sistema di turno. Un atteggiamento, oserei dire, mafioso.  


Nel testo vengono messe in luce le linee di divergenza tra l’azione pastorale dei cosiddetti “preti scomodi” e l’atteggiamento ufficiale della Gerarchia ecclesiastica. Quali potrebbero essere a tuo avviso le possibili linee di contiguità su cui poter recuperare il rapporto?
Bella domanda! Vedi, io ci tengo a precisare che questo non è un libro contro la Chiesa: limitarsi a criticare, denigrare e andare contro è un atteggiamento fine a se stesso. Occorre, invece, saper esprimere testimonianze alternative. Io sono convinto che la Chiesa sia ognuno di noi, ognuno di noi è un mattone e non mi piace questa idea gerarchica e di potere della Chiesa. E credo, proprio perché ho sposato l’idea di giustizia espressa da Gesù, che sia importante esporsi e dirle certe cose anche se ciò può creare dei problemi. Ricordo che prima che uscisse il libro mi venne a trovare il direttore di un giornale di Napoli che mi disse: “Ma sei sicuro di quello che fai? Con questo libro ti metti contro la Chiesa! Tu hai una casa editrice, sei consapevole che avrai delle ripercussioni? Sei veramente consapevole del potere della Chiesa? Fai come me, anche se io ti confesso che sono ateo, ne parlo sempre bene e per questo ho ottimi agganci in curia che ti garantisco, al momento opportuno, sono utili!”. Ricordo che gli risposi: “Qual è il prezzo di questa svendita? Qual è il tuo obiettivo? Avere un cellulare più piccolo e una macchina più grande? Io, grazie a Dio, sono riuscito a superare questi freni, preferisco essere libero e pagarne le conseguenze. Sono consapevole che essere liberi richiede un prezzo, a volte anche alto”. Ma per lui era come se avessi parlato una lingua sconosciuta, ricordo ancora il suo sguardo. La contiguità di cui mi chiedi, ci potrebbe essere solo nel momento in cui si ha l’umiltà di mettersi in discussione, di non trincerarsi, ma ammettere i propri errori e anche crimini. Penso al problema della pedofilia, perché si è creduto prima di tutto di tutelare l’immagine della gerarchia ecclesiastica? Io credo che sarebbe stato fondamentale da subito schierarsi da parte di chi subisce le violenze! Senza indugi! Sarebbe dovuta essere una risposta istintiva, ma non è successo… Perché si è aspettato tutti questi anni? Perché si è cercato il capro espiatorio negli omosessuali come ha fatto in maniera infame il cardinal Bertone? Se non si risponde chiaramente a queste domande, le lacrime di coccodrillo servono a poco.


Per vedere una vera svolta della Chiesa si dovrà attendere il dopo Ratzinger?
Spero che da questo scandalo sulla pedofilia, se si ha l’umiltà di farlo, possa nascere una nuova consapevolezza e una fase di rinnovamento. Sicuramente Ratzinger è espressione di una Chiesa vecchia che mira a consolidare l’istituzione e non a liberare l’uomo. Del resto il tentativo di depauperizzare il Vaticano II è sotto gli occhi di tutti. Però, vedi, io credo che non sia mai colpa solo dei singoli. Ratzinger è un uomo coerente e nella sua coerenza in buona fede, il problema è che la sua preparazione teologica non è direttamente proporzionale alla realtà, alla reale esigenza di chi soffre di chi è ultimo e chiede giustizia.  Come si fa a vivere nel lusso e a spendere ingenti quantità di denaro per abiti e mezzi di trasporto quando ogni minuto muoiono per fame circa 40 bambini? Ma riesci ad immaginare Gesù che recita una messa nella basilica di San Pietro? Quando don Milani portò i suoi ragazzini montanari in visita a città del Vaticano, c’era il caro Giovanni XXIII, un papa eccezionale, tuttavia, come dice Don Milani, la divisione in classi sociali all’interno della basilica era addirittura stabilita dalle transenne. Più eri potente e più stavi vicino all’altare. L’antitesi del messaggio di Gesù. E quando Don Milani critica la scostumatezza e l’arroganza del bigliettaio del museo, sostiene che non sia colpa del singolo ma sia proprio la struttura, l’ambiente a crearli così. E’ la scelta del potere e non dell’amore.


Dove finisce la fede e inizia la Chiesa?
La fede comincia quando la Chiesa svolge bene il proprio ruolo, cioè quel lodevole obiettivo di cercare di mettere in comunione Dio con l’uomo. Però spesso si è invertito l’obiettivo e si vuole che l’uomo non creda in Dio, ma nell’istituzione Chiesa. Questo è il problema! E, attenzione, non è assolutamente una prerogativa cattolica! Ma Dio non lo si può chiudere in nessuna chiesa, moschea o sinagoga, Lui è qualcosa di molto più grande di questi tentativi di volergli imporre un copyright. E chi viola questo copyright diventa subito un nemico da combattere.


Come si prefigura una possibilità di rinascita per il cattolicesimo in una società sempre più improntata sulla ricerca del benessere economico?
Come sosteneva già nel lontano 1981 John Kavanugh, un seguace di Gesù nella  società consumistica nella quale viviamo non può che sentirsi estraneo. In effetti ci sarebbero delle domande da porsi qualora, pur reputandosi cristiani, ci si trovi a proprio agio in questa società malata che poggia il proprio benessere sulle spalle dei poveri. Il cattolicesimo può rinascere solo ed esclusivamente tenendo in considerazione che il Vangelo, specie di questi tempi, è un testo rivoluzionario, un testo che esorta alla resistenza contro questa economia (sarebbe meglio parlare di finanza) che permette che 5 milioni di bambini muoiano per fame. Questo anche a causa del nostro stile di vita, uno stile di vita che sta mettendo in ginocchio il nostro ecosistema.  Allora la vera domanda è: “siamo disposti a cambiare?”.


Il libro traccia il profilo di esponenti religiosi molto popolari, ma che non godono di altrettanta considerazione da parte del Vaticano. Come viene percepito il tuo libro dall’opinione pubblica? Quali reazioni ha suscitato nei vertici ecclesiastici?
Dall’opinione pubblica, intesa come  lettori liberi che sono disposti al confronto, molto bene. Sto ricevendo diverse risposte in questo senso. Credo meno bene dai vertici, anche se ho la sensazione che il sentimento della paura (un’arma micidiale) ben radicato nei giornalisti e in tutti noi stia facendo il proprio effetto. Anzi vi ringrazio per questo spazio libero che mi avete concesso e che non tutti sono disposti a donare senza filtri.


Come mai hai deciso di pubblicare proprio con Castelvecchi?
C’erano altre case editrici disposte a pubblicare questo libro, che, come storia e libri in catalogo sono anche più grandi della Castelvecchi, ma con la Castelvecchi ho trovato un ambiente amico e  accogliente. Insomma non ho avuto la sensazione di essere visto come un prodotto ma prima di tutto come un uomo. E per me questo è fondamentale. Sono stanco di una società dove al primo posto si pongono solo le relazioni commerciali…


Com’è nata in te la vocazione di fare l’editore?
Come scrivo nella premessa al libro sono convinto che noi agiamo in base ai nostri pensieri e i nostri pensieri si sviluppino in base anche a ciò che leggiamo. Io credo che la vera battaglia da vincere sia quella culturale, viviamo in una dittatura dell’effimero, occorre ricostruire una democrazia culturale. I libri ( se sono indipendenti e propositivi) sono strumenti indispensabili al cambiamento. Il politico e storico francese Georges Clemenceau una volta disse: «La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari.». Io direi che i libri sono una questione troppo seria per lasciarli agli editori. A parte scherzi, ciò che voglio dire è che non si può solo pensare al freddo aspetto commerciale ma anche ai contenuti!


Quali sono le difficoltà a cui va incontro una casa editrice piccola, indipendente e che pubblica prevalentemente testi di denuncia sociale? 
Andare controcorrente non è facile, ma se avessi mirato solo a fare soldi avrei aperto un negozio di telefonini o magari accettato di pubblicare libri “scritti” da personaggi dello spettacolo o da figli di politici truffaldini.  Io ora seguo principalmente Dissensi Edizioni e devo dire che, nonostante le difficoltà, ci sono enormi risultati positivi e non riesco proprio ad immaginare di fare qualcosa di diverso, almeno qui nel nostro contesto sociale.


Da editore, scrittore e cittadino che vive a Napoli, qual è la tua opinione sul fenomeno Gomorra?
Premetto che amo Roberto Saviano, mi piace molto sentirlo e ammiro molto il suo coraggio. Tuttavia, credo sia stato un errore pubblicare con la Mondadori. Io, e questa intervista magari ne sarà una prova, non pubblicherei mai con la Mondadori. Non riuscirei ad essere felice nell’accettare che per ogni libro venduto Berlusconi avrebbe un guadagno. Io sono convinto che il sistema si alimenti proprio in questo modo! Invece occorre tranciare questi legami economici che portano sempre alla maggiore consolidazione di certe idee e certi poteri già enormi. In altre parole mai diventerei una rotella più o meno grande di questa immensa Mc Donald’s dei libri. Poi, vedi, dopo che Saviano con la sua denuncia (generata a mio avviso ad arte dai manager della Mondadori) rischia la propria vita, si deve sentire pure dal suo editore (alla fine è lui…) e dai suoi cani fedeli, che è colpa dei libri come quello di Saviano se l’immagine dell’Italia è associata alla mafia! Ti rendi conto?


Moravia diceva che il carattere sociale dell’arte è nel suo non essere utile a nessuno. Tu provi mai la stessa sensazione?
Io credo che l’arte possa avere un ruolo sociale, abbiamo immensa necessità di bellezza. Le nostre città stanno diventando sempre più inospitali e brutte. L’arte, quella vera, mi fa venire in mente il prof. Dalisi che dal quartiere Sanità a Napoli ha creato, insieme ai ragazzi di strada, vere opere d’arte.


Che libri ti senti di consigliare ai lettori di Mangialibri?
Ovviamente tutti quelli di Creativa e Dissensi. Forse uno in particolare che sento di consigliare è il saggio di Daniele Moschetti, un missionario comboniano che ora è in Sud Sudan. Il libro si chiama Gerusalemme ombelico del mondo ed è la sua testimonianza da quella terra martoriata ove ha trascorso un periodo di studio e riflessione. Al libro hanno partecipato lo psichiatra Vittorino Andreoli, il presidente di Pax Christi Nandino Capovilla, il mio caro amico padre Giorgio Pisano e il vescovo di Campobasso Bregantini (lui prima stava a Locri ricordi? Poi per “premio”, per aver combattuto con determinazione la ndrangheta, è stato spostato a Campobasso…). Ma in uscita ci sono nei prossimi mesi grandi novità. Alcuni giorni fa abbiamo anche firmato con Vivalibri che curerà la promozione dei nostri libri.

I libri di Gianluca Ferrara

 

 

 

 
 
 
 
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