Intervista a Gino Vignali

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Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.




Com'è la vita da “single”? come sta andando questa esperienza?
Possiamo dire che è davvero una nuova esperienza, anche se ormai è già alla seconda tappa. Dopo Zelig si è chiuso uno degli impegni più gravosi che Michele ed io abbiamo avuto negli ultimi anni, quindi ci siamo presi una pausa creativa ed è chiaro che ci si sono aperti un sacco di spazi di tempo libero che non sapevo come occupare. Siccome sono molto appassionato di letteratura gialla, ho deciso da un paio d’anni di cimentarmi anch’io in questo genere e provare a scriverne qualcuno anch'io, senza Michele che a sua volta nel frattempo ha pubblicato il suo secondo libro da solista (lui appassionato di arte, ha scritto un libro su Hopper). Per questo non avrebbe avuto senso fare quest’altra esperienza in due dal momento che l’obiettivo non era condiviso, e quindi ci siamo presi una vacanza. Il mio progetto prevede un ciclo di 4 romanzi, come le quattro stagioni. Per adesso siamo alla Primavera.

Per rimanere ancora per un attimo sul tuo passato, poi passiamo al romanzo: quanto l'esperienza del cabaret, delle battute, degli sketch, così profondamente diversa da quella del romanzo è servita? Per scrivere un romanzo hai dovuto cambiare di molto la grammatica della tua scrittura? Quali sono state le difficoltà, quali le soddisfazioni e soprattutto in che cosa ti è servito il tuo passato?
Non è che ho cambiato completamente struttura della mia scrittura, che possiamo dire si trovi comunque nel romanzo e nei personaggi. È stato anzi importante per me sapere come si fa un monologo comico, per esempio, per determinare i tempi del racconto: sapere che ci vuole un inizio molto forte che attira immediatamente l'attenzione e poi uno sviluppo fino al colpo di scena. Lo stile è rimasto, è cambiato semplicemente il campo di applicazione. Anche se poi i romanzi gialli presuppongono molto spesso dei finali meno simpatici degli sketch di cabaret. C’è in comune la finalità di sorprendere il lettore.

E diciamo che ci riesci bene. Per esempio ci hai sorpreso, hai sorpreso noi tutti lettori di gialli italiani, ambientando le tue storie a Rimini. Perché? Da te profondamente milanese ci saremmo aspettati le tetre ambientazioni della città meneghina, le nuvole piovose, le vie fumose. In realtà si svolge tutto in piena luce…
Il romanzo ha chiaramente come protagonista il mare e non più il ritmo della città. Siamo pieni di romanzi ambientati a Milano, per questo ho pensato alla periferia. Pensa alla mappa, alla cartina geografica, italiana e rapportala alla produzione di libri gialli: praticamente sono coperte tutte le regioni d'Italia, con scrittori gialli che hanno ambientato le loro storie dalla Sicilia fino alla Valle d'Aosta. Rimini si prestava bene all’ambientazione, perché è in una zona ricca e vitale come la Romagna, perché san Marino è lì a due passi con tutto quello che comporta dal punto di vista finanziario del riciclaggio. Sì, insomma, tra Rimini e Milano mi sembrava opportuno proporre qualcosa di diverso, un po’ per ragioni sentimentali (dato che una parte della mia famiglia è di Rimini), un po’ per colmare un vuoto nella produzione giallistica italiana.

Ed hai colmato anche un altro vuoto, quello del protagonista che non è più maschile ma femminile…
Da Montalbano in poi siamo stati abituati a personaggi maschili, io volevo un personaggio differente, una donna forte, determinata, che è arrivata a fare il commissario per scelta e non per ripiego, senza particolari problemi personali, un personaggio femmina a tutto tondo e con un forte senso di autoconsiderazione.

Direi che ci sei riuscito. Torniamo infine alla tua vita e alle formiche: oggi, le formiche si incazzerebbe, scapperebbero, si estinguerebbero, lotterebbero? Cosa farebbero?
Le formiche ci sono ancora, hanno solo cambiato espressione. A differenza dalla loro prima comparsa, oggi in qualsiasi sito tu trovi battute valide sulla politica e ci sono anche molti siti di satira. Insomma, rispetto a qualche anno fa non hanno più bisogno di essere raccolte, ma ti vengono portate a casa domicilio, dal web. Quindi non è un fenomeno che si è spento, al contrario: l'Italia continua a essere un Paese con grandi autori satirici e cioè gente che ha idea di come funzioni la presa in giro. Ed è formidabile.

I LIBRI DI GINO VIGNALI



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