Intervista a Ilaria Guidantoni

Ilaria Guidantoni
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Giornalista in ambito politico – economico, Ilaria Guidantoni si occupa in particolare di trasporti, infrastrutture, politiche del territorio e del patrimonio immobiliare. Fiorentina, è attualmente Responsabile dei Rapporti istituzionali e della comunicazione per ANITA (Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici) e Assosegnaletica.
Nel tuo libro Vite sicure sono presi in considerazione diversi “canali” attraverso cui si può fare comunicazione in materia di sicurezza stradale. Viene auspicato ad esempio  un modo di fare giornalismo che sia senza scandali ma con un intento più pedagogico. Quali sono secondo te le “regole” che un giornalista dovrebbe tenere a mente per ottenere questo obiettivo?
Recuperare innanzi tutto la curiosità, nel senso più profondo del termine e non solo per gli argomenti di moda che fanno audience. Il giornalista, come diceva Montanelli, ha un solo padrone, il lettore, che però può e deve essere educato. Questo è fare informazione e formazione insieme, pedagogia in altri termini. La comunicazione è sempre biunivoca e un buon comunicatore, a mio parere, deve porre o comunque sollecitare le domande. In fondo con questo libro il mio sforzo - che non considero concluso - è sollecitare le coscienze sul tema della sicurezza stradale come un capitolo della salute e della difesa della vita, non un semplice argomento del mondo dei trasporti. Prendere per mano, utilizzare le parole a seconda del target perché ci sono tanti lettori, diversi tra di loro. Nel settore della sicurezza stradale, poi, bisogna superare la pigrizia più che in altri ambiti e vestirsi di umiltà. Per scrivere ed essere capiti bisogna prima essere allievi e imparare, comprendere il linguaggio tecnico per poi tradurlo in termini divulgativi, rendendo attraente un argomento che è fatto soprattutto di numeri, spesso quelli di morti e feriti. Un'arma essenziale nella comunicazione è l'ironia, la capacità di dare leggerezza senza perdere la profondità, ma come per un danzatore occorre molto lavoro, pesante e talvolta noioso. Volteggiare sulle punte richiede una muscolatura forte ed allenata.


Quanto alle campagne di sensibilizzazione, quali credi possano essere i testimonial più credibili e convincenti sul tema della sicurezza stradale?
A mio parere ci sono due stili che possono coesistere: l'universo dei divi e quello della gente comune. Quest'ultimo è stata la scelta della Fondazione Ania per la campagna "Io dissuado" dello scorso ottobre, a mio avviso vincente proprio per la sua semplicità. Tante persone distese a terra quante le vittime di incidenti dell'ultimo anno; gente senza nome, senza fama e senza gloria come la maggior parte di noi. L’incidente è infatti un "crimine democratico", perché colpisce trasversalmente, senza distinzioni. Una tale opzione può essere utile per questo tipo di messaggio al quale affiancare in modo complementare, non alternativo, quello dei grandi nomi che rappresentano modelli da imitare a vario titolo. La loro credibilità spinge all'emulazione in termini di comportamenti, soprattutto i giovani. A tal proposito è opportuno differenziare la scelta per target e coprire il più ampio ventaglio possibile. Le categorie più ambite sono attori, personaggi dello spettacolo in genere e sportivi, come dimostra anche la campagna del Ministero delle Infrastrutture che ha scelto recentemente Cristian De Sica e il figlio Brando - regista dello spot - per l'iniziativa “Sulla Buona Strada”. La stessa è stata lanciata con l'attrice Maria Grazia Cucinotta e la tuffatrice Tania Cagnotto. Ma ci sono anche gli sportivi della Formula Uno come Giancarlo Fisichella e il calciatore Fabio Cannavaro, protagonista di un videogioco promotore di un messaggio di vita e legalità, per una campagna sulla sicurezza stradale lanciata a Napoli. Infine mi ha colpito lo spot registrato dallo stilista Karl Lagerfield con giubbotto giallo rifrangente e papillon, che dice più o meno cosi': "E' brutto, è giallo, non si abbina con nulla ma può salvarvi la vita". La mia proposta è di uscire anche dal mondo dei soliti noti per far parlare personaggi famosi ma meno legati ai media, da sacerdoti e professori, a medici e personaggi della cultura.


Quanto agli “eventi” di sensibilizzazione, guardando a quello che viene proposto negli altri Paesi, che tipo di iniziative mancano in Italia?
Di iniziative ce ne sono tante, significative e variegate soprattutto nelle scuole e sul territorio, in particolare a livello comunale, specie nei piccoli centri. Manca piuttosto un approccio comunicativo emozionale che sia efficace oltre che efficiente; non ingessato, né troppo pedagogico/moralistico e  generico. Uscire dalla comunicazione istituzionale a largo spettro per parlare con le emozioni su misura dovrebbe essere l'obiettivo. Certo, il linguaggio va dosato a seconda del Paese. In Francia le carcasse delle auto incidentate gravi vengono talora lasciate sul posto a titolo di monito. In Inghilterra, ad esempio, già nel 1997 il gruppo BBDO - multinazionale della pubblicità - ha lanciato vari spot di forte impatto per il Ministero dei Trasporti, alcuni piuttosto violenti e altri intrisi di un lirismo struggente. La scelta non deve essere mai a senso unico. A mio parere il coraggio di una svolta dev'essere presso i decisori politici e soprattutto presso quelli locali, pensando alla sicurezza stradale come ad una via per il consenso, un argomento di attualità sociale, di benessere e di competitività economica. Allora la comunicazione seguirebbe a ruota.


Guardando ai tanti autori che nella nostra letteratura e in quella straniera si sono occupati del tema del viaggio, trovi qualche esempio di scrittori che hanno toccato, seppure in modo indiretto, il tema della sicurezza stradale, apportando un contributo positivo in questo senso?
Non è forse una delle chiavi di lettura più usuali, soprattutto per il mondo della strada. Il naufragio, al contrario, è da sempre fonte di suggestione. Gli esempi che mi vengono in mente senza riflettere troppo sono la conclusione di Bonjours tristesse di Francoise Sagan, nel quale un incidente sulla famosa Corniche, forse dovuto a distrazione o ad un suicidio quasi inconscio, crea una paradossale serena rassegnazione nei due protagonisti. Inoltre il romanzo di Margaret Mazzantini Non ti muovere, che inizia con un banale ma grave incidente in motorino per la leggerezza di una ragazzina che non si era allacciata il casco, diventa lo spunto per un'autoanalisi familiare dove alla fine la difesa della vita vince su tutto, tradimenti e derive. Infine Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. Fatale l'incidente per la distrazione dovuta alla rabbia dopo un litigio. Un atteggiamento stupido che lascia orfana una bambina e ne cambia il destino. A livello televisivo è molto recente e sporadico l'interesse, ma la fiction dedicata al mondo dell'autotrasporto trasmessa su Rai Uno ad inizio anno ha stimolato il tema della sicurezza. A mio parere un contributo essenziale, una svolta alla comunicazione sull'argomento.

I libri di Ilaria Guidantoni

 

 
 
 
 
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