Intervista a Jim Starlin

Articolo di: 

Becoming human: be a hero. Lucca Comics & Games dedica l’edizione 2019 ai donatori di organi, cellule e tessuti, i veri supereroi, e ospita il fumettista statunitense Jim Starlin, storico disegnatore e sceneggiatore della Marvel e della DC, per aprire una riflessione sulla profondità della natura umana. Il noto scrittore concepisce i suoi personaggi come esseri umani, ne evidenzia nelle storie il lato emozionale, che permane al di là delle vicende responsabili di aver innescato in loro delle trasformazioni. Sono questi aspetti ad attrarre i lettori. Durante una lunga conferenza ho avuto modo di rivolgere alcune domande a Starlin sui temi della sua scrittura.




Cosa intendi quando sostieni che i tuoi personaggi sono simili agli esseri umani?
In loro cerco sempre di trovare una motivazione. Come fanno gli uomini anche le mie creature devono porsi degli obiettivi, dare un senso alla loro esistenza; tutto ciò è fondamentale e curo nel miglior modo possibile questo aspetto quando scrivo le sceneggiature. Cerco di dare delle motivazioni anche agli alieni e ai robot, che a loro volta finiscono per avere caratteristiche umane. Mi piace molto passare dalla dimensione non umana a quella umana nell’evolversi della personalità di un personaggio.

Parlaci della tua creatura preferita, Thanos…
Come tutti i miei personaggi non è interamente buono, ma nemmeno interamente cattivo. Ha minacciato l’universo, lo sapete, ma lo ha anche salvato. Riconosco che è la mia creatura preferita, seguita da Capitan Marvel e Silver Surfer che mi avevano allontanato da Thanos, ma poi sono felicemente ritornato da lui. Qualcuno a un certo punto ha pensato che il mio semidio fosse una creazione di Stan Lee; chiaramente questo non mi ha fatto piacere, ma non posso lasciarmi abbattere da tali fraintendimenti. Sono orgoglioso dei risultati che ho ottenuto nella mia carriera di fumettista, ho dato vita a tanti personaggi meravigliosi e sono felice anche dei risultati che hanno conseguito i film dedicati a loro. Questo è ciò che conta.

Sei davvero pienamente soddisfatto di tutti i lavori cinematografici sui tuoi personaggi?
Chiunque crea un prodotto artistico che viene poi trasformato in un film, se pensa che la sua opera non subirà dei cambiamenti è semplicemente uno sciocco. Si sa come vanno queste cose, devo necessariamente guardare i prodotti cinematografici che interessano le mie creazioni come qualcosa di diverso, che va al di là della mia opera. Ma ne vado fiero ugualmente. Mi entusiasma osservare come l’utilizzo del computer permette di dare vita alle ambientazioni che ho immaginato.

La realtà è un contenitore infinito di spunti per la creatività di uno scrittore, da quali situazioni trai maggiore ispirazione?
È una domanda a cui è difficile rispondere: uno scrittore trae ispirazione da tutto ciò che lo circonda, anche dalle vicende apparentemente meno significative che però possono lanciare a chi è sensibile e creativo importanti segnali. Credo che le mie storie in parte rispecchino la mia giovinezza, le difficoltà che ho dovuto affrontare per sopportare un’educazione davvero eccessivamente rigida, prima da bambino nelle scuole cattoliche sotto il controllo delle suore, poi da adulto con il servizio militare. Ho dovuto stringere i denti per resistere.

Nella tua tecnica narrativa hanno un ruolo fondamentale i silenzi, ossia le vignette prive di dialogo, puoi spiegare perché?
I silenzi nelle mie sceneggiature sono la prova della fiducia che ho dei disegnatori con cui collaboro. Abbiamo un rapporto strettissimo fondato sulla fiducia reciproca, con loro a volte non ho bisogno di inserire un dialogo per spiegare meglio cosa sta accadendo.

Come decidesti di far morire il secondo Robin nella serie di Batman?
Al tempo mi ricordo che fu fatto un sondaggio telefonico tra i lettori, che dovevano stabilire la sorte del povero Robin, e per sole alcune centinaia di voti fu decretata la condanna a morte di un supereroe, una decisione davvero inusuale. Il problema maggiore si verificò un po’ di tempo dopo la scomparsa del personaggio, a causa dei tanti gadget a lui dedicati che restarono invenduti. Naturalmente la colpa di questo danno commerciale ricadde su di me e io decisi di fare ritorno alla Marvel.

Quale vorresti che fosse il messaggio di fondo delle tue storie?
Non lo so, forse dipende dal giorno della settimana. Scherzi a parte, non c’è proprio un messaggio ricorrente, ogni storia è un universo a sé, nel momento in cui concepisco il soggetto lancio un’idea che si sviluppa nelle vicende narrate, poi è compito di chi legge interpretare e giudicare il risultato.

I FUMETTI DI JIM STARLIN



Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER