Intervista a Joe Abercrombie

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Inglese, giovane e pure simpatico, Joe Abercrombie ha iniziato la propria carriera come montatore televisivo per poi dedicarsi alla narrativa e nello specifico al fantasy con una saga - quella de La Prima Legge - che si legge tutta d'un fiato e spicca per la crudeltà, i tradimenti, il sangue che scorre a fiumi, l'egoismo e l'avidità che muovono le azioni dei personaggi. Abbiamo raggiunto Joe via mail per farci raccontare i suoi progetti, riflettere insieme sulla sua scrittura e sulla sorprendente potenza evocativa del mondo violento e cinico che descrive nei suoi libri.




Con la trilogia de Il Mare Infranto ti allontani dal mondo de La Prima Legge. È un “addio” o un “arrivederci”?
Decisamente un “arrivederci”, credo. Ho scritto sei lunghi romanzi ambientati in quell’universo (tutti usciti o in uscita in Italia per Gargoyle Books), e ora sentivo il bisogno di provare qualcosa di un po’ diverso per sentirmi ancora fresco e interessato: se non sei “preso” da quello che stai scrivendo, non puoi certo pretendere che lo siano i tuoi lettori. Ma presto - diciamo nel 2016 - uscirà un’antologia di racconti ambientati nel mondo de La Prima Legge e nella mia testa poi c’è un’ulteriore trilogia targata La Prima Legge.

Leggendo di Yarvi nel tuo Il mezzo re, la mente va ad un altro personaggio-culto della letteratura Fantasy, il Tyrion Lannister di George R.R. Martin. Tutti e due sono handicappati, tutti e due sono stati respinti dalla famiglia, ma tutti e due sono intelligenti abbastanza da combattere contro il fato avverso e sopravvivere…
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono state una enorme fonte d’ispirazione per me, sin da quando lessi i romanzi di Martin per la prima volta, negli anni ’90. In quei romanzi ho trovato imprevedibilità, coraggio, una vivida caratterizzazione dei personaggi che ormai credevoi di aver perso nella letteratura fantasy. Tyrion è forse il personaggio-chiave della saga: fisicamente e moralmente imperfetto, lontanissimo dagli eroi scintillanti dei miti eppure incredibilmente affascinante. È il tipo di personaggio che mi piace di più, quello che può sorprenderti in ogni pagina e in ogni momento. Tutti noi amiamo gli sfavoriti, no?
 
Hai scritto anche per la tv. Quanto è diverso scrivere romanzi? E cosa pensi degli adattamenti televisivi delle saghe letterarie?
Sono stato un montatore televisivo e ho anche scritto qualcosa per il piccolo schermo. Con un romanzo lo scrittore è indubbiamente l’unica forza creativa in campo e ha il potere assoluto, mentre nella scrittura televisiva sei solo un ingranaggio – seppure importante – di una macchina complessa: questo può essere frustrante, ma è anche molto appagante collaborare con altre persone, ognuna con la sua esperienza e i suoi talenti.  Quanto agli adattamenti televisivi di saghe letterarie, non credo ci sia una opinione generale che valga per tutte. Quelli riusciti sono grandi. Quelli non riusciti fanno schifo. Detto questo però anche una serie così così può rappresentare una ottima cosa per le vendite di un libro: e a me piace molto vendere libri.

 
A proposito, cosa ci dici di una serie tv de La Prima Legge? Hai mai pensato a quel potrebbe essere il cast perfetto?
Vedremo, vedremo… ;-)

 
In quale dei tuoi personaggi c’è più di Joe Abercrombie? E a proposito di loro: li ami, li odi o cosa?
La cosa strana quando scrivi un romanzo è che in un certo senso tutti i personaggi sono te. Tutto quello che pensano, che dicono, che fanno viene dalla tua testa. Un dialogo tra personaggi è un tuo dialogo interiore. Di solito odio i personaggi mentre sto scrivendo di loro e devo cercare di renderli affascinanti, divertenti, coinvolgenti; poi li amo una volta che il libro è finito e mi accorgo che in un certo senso tutti hanno avuto successo, cioè hanno suscitato una risposta, una reazione emotiva da parte dei lettori. È come se i personaggi fossero uno strumento. Posso immaginare che un falegname possa essere fiero di un suo scalpello particolare, ma di solito lo vede come uno strumento per lavorare meglio.

 
C’è solo una quantità minima di magia e soprannaturale nei tuoi romanzi. E invece ci sono grandi quantità di violenza, sesso, avidità. Sono queste le cose che “fanno girare il mondo”… anche nei romanzi Fantasy?
Sono sempre stato più interessato a quello che i romanzi Fantasy avevano in comune con la letteratura di tutti gli altri generi (personaggi, plot, azione, humour) piuttosto che a quello che avevano di diverso dagli altri (magia, universi, mostri). I miei gusti sono più per un Fantasy “a bassa intensità” in cui possiamo concentrarci sull’inferno interiore delle persone.


La graphic novel First Law - The Blade Itself: solo un esperimento o un nuovo inizio?
Sicuramente un esperimento. Un esperimento che mi ha divertito molto fare e del quale sono fiero, ma che non credo continuerò. Scrivere romanzi mi gratifica molto di più, sento che in quel caso il gioco vale di più la candela.

I libri di Joe Abercrombie

 

 

 
 
 
 
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