Intervista a Josephine Angelini

Josephine Angelini
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Josephine Angelini nel giro di due anni ha conquistato i giovani lettori di tutto il globo. È l’ultima di otto fratelli e già dalla sua infanzia, trascorsa nel Massachusetts, ha mostrato un interesse predominante per la letteratura classica ed in particolare per la tragedia greca. Ed è proprio da quelle pagine che in fondod eriva la sua prima trilogia di successo, che ripropone in chiave moderna le figure mitologiche dell’Iliade, riportando in auge le storie di Elena di Troia e del suo amato Paride. Ma i suoi libri non sono solo tragiche ed impossibili storie d’amore: sono storie di intrighi e sotterfugi, menzogne e verità giustificate da un bene superiore. Sono storie di giovani che maturano e devono prendere atto delle crescenti responsabilità. Sono storie per un pubblico principalmente teen, ma che contengono qualcosa di diverso dalle ultime saghe Urban fantasy che vanno per la maggiore. Ecco perché abbiamo deciso di incontrare la Angelini durante il tour italiano di presentazione del suo ultimo libro. L’appuntamento è nel bar dell’albergo milanese dove soggiorna, il giorno dopo la prima presentazione italiana. Josephine, seguita dalla sua fedele editor, si presenta con un sorriso ed una gentilezza che la accompagneranno per tutta l’intervista. E si inizia con le domande…




Solitamente il momento più importante di uno scrittore è la decisione di iniziare una saga. Cosa ti ha fatto decidere di scrivere il primo libro della tua trilogia, Starcrossed?
Ho iniziato a scrivere molto presto, a 10-11 anni. Quindi in realtà mi considero una scrittrice da una vita intera, ma ci ho messo un po’ prima di decidere di diventare una scrittrice a tempo pieno. Avevo paura di non essere all’altezza e avevo troppo rispetto per gli scrittori professionisti per “improvvisarmi” tale. Finché un giorno mio marito, che mi ha sempre supportato, mi ha detto che era arrivato il momento di provare a mettere nero su bianco tutte le mie passioni: il romanzo, il fantasy e le storie che amavo di più. E quando ho pensato ad un’idea per un libro mi sono chiesta: perché non modernizzare l’Iliade? Ho letto molti miti greci durante il college e sono affascinata da questo argomenti fin da bambina. Ma cosa sarebbe successo se i protagonisti dell’Iliade si fossero incontrati a scuola? Ed ecco l’idea. Nessuno aveva mai pensato ad una storia simile e probabilmente il libro avrebbe suscitato interesse o almeno curiosità.


Quali sono i sentimenti che hai provato alla fine del tuo libro o della tua saga, arrivata ormai al terzo e ultimo capitolo?
La cosa divertente è che quando sono arrivata alla fine della storia non ci potevo quasi credere. È andata così: sono uscita dalla stanza e ho incontrato mio marito. Quando l’ho visto le mie parole sono state: “penso di avere finito! Tutti i tre libri!” Avevo già la fine in mente e quando ho iniziato a scrivere non mi sono più fermata.


Quando hai presentato il tuo lavoro ai possibili editori? Alla fine del primo libro o alla fine della saga?
L’idea c’era già tutta e gli appunti erano stesi, ma solo il primo libro era completo. Solo dopo essermi accordata con l’editore sono arrivati fisicamente gli altri due.


Qual è stato il problema principale durante la stesura del tuo primo libro? Non sempre è facile rendere completamente la propria idea sulla carta.
Secondo me, quando un autore scrive senza rimpianti e crede veramente nella sua storia, incontra la prima difficoltà non tanto durante la stesura del libro quanto alla prima lettura da parte di un estraneo. Solo così si possono notare parti mancanti, problemi, scene poco scorrevoli o sottintesi. Quando ho finito il primo libro, un vero e proprio team di persone è stato consultato per commentarlo. Da mio marito al mio editore, tutti hanno fatto presente le loro osservazioni anche se non sempre fanno piacere. Spesso mi è capitato di pensare: ma come è possibile che non sia chiaro o che manchi qualcosa? Il problema è che nella mia testa tutto era perfetto, ma sono gli altri a contribuire veramente alla crescita del tuo libro.


Quanto è cambiato il libro, quindi, dopo la revisione finale?
In realtà non molto. Si è completato, migliorato e si può dire che abbia trovato il modo di risolvere i suoi problemi, maturando e cambiando. Ovviamente gli editori sono quelli che vorrebbero modificare di più, perché è il loro lavoro avvicinarsi alla perfezione. Ma alla fine l’idea di base è sempre piaciuta, quindi in realtà la parte più importante non è mai stata modificata.


La trama dei libri è molto strutturata, come lo sono i personaggi, tanti e differenziati, ognuno con la sua importanza e posizione all’interno della storia. È difficile mantenere tanti personaggi in vita?
Io arrivo da una famiglia molto numerosa, quindi per me è semplice concepire tavolate di gente che parla, che mangia e che vive insieme. Da questo deriva la mia visione dei personaggi del libro. I principali, ovviamente, sono pochi ma anche quelli apparentemente secondari non rimangono minori per molto tempo, perché mi piace creare anche attorno a loro storie parallele, ugualmente interessanti ed importanti, che facciano da collante per la storia principale.


Il personaggio di Elena dal primo all’ultimo romanza della saga è cresciuto molto. Elena è passata da ragazzina timida e impacciata a vera e propria Dea. Come è avvenuto questo cambiamento?
Elena è cresciuta. Lo ha fatto sia naturalmente, per evoluzione personale, ma anche grazie agli avvenimenti dei libri. Io credo che ogni personaggio debba necessariamente avere un processo di crescita insieme alla storia. Per me è stato importante seguire questo sviluppo libro dopo libro, da ragazzina a Dea, ma soprattutto da giovane a donna, come succede per tutte le persone normali, senza poteri magici. Spero che questo personaggio ispiri le giovani lettrici a prendere la vita come una sfida continua, cercando di affrontare le difficoltà con coraggio e costanza.


Spesso gli scrittori, consciamente o inconsciamente, mettono qualcosa di loro nei personaggio dei loro libri. Troviamo qualcosa di te nella giovane Elena?
In realtà, tutti i personaggi del libro hanno qualcosa di me. Aspetti del carattere, passioni, interessi, tratti somatici. Mi è venuto quasi naturale lasciare nei testi qualcosa di me, delle persone che mi circondano e che mi vogliono bene. Per me è stato importante e anche divertente, per un certo verso, vedere amici e parenti che si ritrovavano nei personaggi del libro.


Perchè hai scelto Nantuket per ambientare il tuo libro?
Elena doveva nascondersi in un posto circondato dall’acqua e mi è venuto naturale scegliere il Massachusetts perché è il posto che maggiormente mi rappresenta, visto che è la mia terra d’origine. E l’isola di Nantuket era perfetta. Anche la mia seconda trilogia sarà ambientata in Massachusetts. Magari farò incrementare il turismo locale, chi lo sa… Ma intanto sono i luoghi che maggiormente mi fanno sentire a casa.


Quando hai deciso di scrivere il tuo libro, hai pensato di destinarlo ai giovani lettori fin da subito o è stata una decisione successiva, legata a un calcolo di opportunità commerciale?
La storia parla di due giovani, quindi necessariamente era destinato ai giovani già in partenza. E poi in generale adoro i lettori di quell’età. Sono di vedute aperte e accettano veramente ogni tipo di storia, puoi fare quello che vuoi nel libro, seguire la tua creatività. Qualsiasi storia che abbia del credibile o dell’incredibile li affascina. Quindi mi sono chiesta se sarebbe potuta piacergli una storia come questa, che parla di argomenti letti sui libri di scuola. Ed ho deciso di provare perché speravo che la risposta fosse sì.


Ed infatti sembra che abbiano gradito tantissimo la saga e la storia dei due ragazzi, tanto da seguirti per tre anni, dal primo al terzo libro. Ti aspettavi un successo di tale portata?
È incredibile. Non mi sarei mai aspettata un successo come questo. Certo, le mie speranze erano di riuscire a pubblicare il libro ma non avrei mai creduto, in un panorama letterario destinato ai giovani così complesso e variegato di trovare un seguito di lettori così affiatati. È stato assolutamente inaspettato e decisamente piacevole stare a contatto con tutti questi ragazzi durante le presentazioni, attraverso le lettere che mi scrivono e sui blog che mi hanno dedicato.


La tua famiglia come ha reagito a tutto questo?
I miei genitori sono stati assolutamente fantastici. Quando ho pubblicato il mio libro, mio padre, che è anziano e con gusti quindi molto classici, ha preso il libro che gli stavo portando guardandomi con espressione scettica. Quando gli ho detto che parlava dell’Iliade ha provato anche a leggerlo, ma poi ha ammesso che non era il suo genere, anche dopo aver visto la copertina, con la figura femminile in peplo ed i colori accesi. In ogni caso ci ha provato, ed è questo che conta.


Cosa stai leggendo adesso?
Il secondo della trilogia di Laini Taylor, il primo mi ha davvero colpito e quindi sto leggendo il secondo. Non dico nulla ma è eccezionale.


I tre libri che non possono mancare nella tua libreria?
Il primo libro è indispensabile. L’avrò letto milioni di volte perché è una storia senza tempo. Sto parlando di Orgoglio e pregiudizio: è il mio libro speciale. Poi, Il signore degli anelli: è una pietra miliare della letteratura. Non può mancare nella libreria di chiunque, non solo degli amanti di fantasy. E ovviamente i grandi classici, a partire dall’Iliade. D’altra parte, da lì è nato tutto!


In questo momento, moltissime saghe fantasy si sono affacciate sul panorama internazionale. È stato difficile non farsi influenzare dalla moltitudine di storie che ci circondano?
È difficile perché tutte le storie che si sentono in giro possono diventare spunto o ispirazione. Io per esempio mi sono ispirata a Orgoglio e pregiudizio, in realtà. Non tanto alle saghe fantasy in auge al momento. Mr Darcy è sempre stata la mia figura maschile preferita e da lui ho tratto notevole ispirazione. Soprattutto per il rapporto tra i due protagonisti della mia storia. Comunque penso che sia facile scrivere qualcosa che sembri già detto o che ricordi parti di un libro. Per questo quando scrivo non leggo molto ma mi concentro su esperienze personali o grandi storie. E infatti c’è molto di me in questi romanzi: io credo nel colpo di fulmine, ho una famiglia enorme, sono stata da sempre appassionata di tragedie greche, quindi ho messo tutto insieme. Penso comunque che la cosa più importante sia lasciare spazio alla fantasia dei lettori, che possono vedere in un libro qualcosa di già letto o un’idea estremamente innovativa, in base alle loro aspettative.


Recentemente hai venduto i diritti cinematografici, quindi a breve uscirà un film sulle vicende di Elena e Lucas. Hai paura che la storia possa cambiare o che i personaggi non rispecchino l’immagine che tu hai cercato di trasmettere nei tuoi libri?
In realtà no, credo che la scelta di vendere i diritti cinematografici significhi anche accettare le conseguenze di quello che i produttori ed il regista creano a partire dal tuo libro. Ho solo cercato di scegliere una casa cinematografica conosciuta per la sua capacità di restare fedeli ai libri originali. E’ lo studio che ha prodotto Hunger Games e sono convinta che abbia fatto un grande lavoro.


Hai deciso di intervenire nella scelta di personaggi o nell’approvazione della sceneggiatura?
No. Avrei voluto ma ho deciso di rimanerne esterna. Ho affidato il mio libro a mani di professionisti e so che comunque sarebbe impossibile riprodurre l’intero libro in una scenografia. Preferisco aspettare di vedere il risultato finale per sapere anche che cosa è passato di ciò che ho voluto comunicare. È comunque un esperimento.


Progetti per il futuro?
Ho finito di preparare il primo libro di una nuova trilogia. È ambientata anche questa in Massachusetts e parla di streghe in un universo parallelo. So che sembra strano ma mi ha subito coinvolto e penso che sia una storia incredibile. La protagonista principale lotta tra bene e male anche se questi due aspetti in realtà convivono in lei stessa. E ci sarà ovviamente una bellissima storia d’amore. La mia preferita in assoluto. Il protagonista maschile è fantastico. E sarà un’altra trilogia. Ormai io penso solo in tre. Inizio, centrale e finale. Non riesco a lavorare diversamente.


Numerosi ragazzi iniziano sin da giovani a scrivere e spesso sono racconti Urban fantasy. Hai dei consigli per loro?
Più che consigli vorrei spiegare il mio modo di lavorare. Con me ha funzionato e spero anche per loro. La prima cosa importante è avere ben chiara la storia, per punti fondamentali, dall’inizio fino alla fine. Spesso si è convinti che partendo da una sola singola idea geniale possa venire fuori un racconto o un libro fantastico. In realtà, lavorando così è facile perdersi per strada e dimenticare la trama nel suo insieme, insomma perdere il filo logico. Oppure il rischio è bloccarsi a metà, senza riuscire a completare la storia. Quando poi editori o Case rifiutano il libro, i sentimenti predominanti sono sconforto e rassegnazione. Si perde la voglia di tentare di nuovo, ed è un gran peccato perché possono esserci grandi talenti che scompaiono prima di poter raccontare al mondo le loro storie. Il mio consiglio è quindi aspettare, rileggere il tutto e chiedersi sempre se ogni pezzo è correttamente spiegato, se il filo della storia viene mantenuto e magari chiedere pareri esterni, perché solo riguardando il lavoro con occhi nuovi si possono trovare errori o mancanze. Tutti possono scrivere libri, ma alla fine è chi li legge che apprezza il lavoro degli scrittori.


Come definiresti il genere di cui ti occupi?
Uso una definizione che ho trovato una volta su un segnalibro prestampato. È di Lloyd Alexander, ma poi ho scoperto che rispecchia il pensiero di molti scrittori famosi, a partire da Tolkien. Recita così: “La fantasia non è un modo per scappare dalla realtà ma è un modo per comprenderla”. Mi ha colpito subito perché è ciò che meglio rappresenta il mio modo di pensare.


Preferisci libri stampati o ebook?
Ho usato un Kindle per anni. È facile portarlo in giro e nei viaggi, ma alla fine compravo sempre tutto due volte, anche in cartaceo, perché non riuscivo a separarmi dal rumore confortante del fruscio delle pagine di un libro e del profumo della carta.


Qual è il tuo genere musicale preferito?
Onestamente ascolto tutto ma principalmente jazz. Diciamo che oscillo tra Billie Holiday e i Beastie Boys. Ma quando scrivo devo isolarmi da tutto, altrimenti passo il tempo a canticchiare. La mia scrivania è vuota e guarda verso un angolo della stanza, su un muro vuoto. Siamo solo io, il mio pc e i punti salienti della mia storia appesi al muro.


Cosa ti porterai dell’Italia, quando tornerai a casa?
A parte un cordino fantastico per i miei occhiali da sole, so che porterò a casa il calore dei miei fan, inaspettato ma così passionale e sincero che mi seguirà ovunque e nei prossimi lavori. Mi ricorderò dei loro volti, come se fossero il più grande premio che potessi vincere per i miei lavori e ovviamente spero di rivivere le stesse sensazioni quando sarà ora di presentare i miei prossimi libri.

I libri di Josephine Angelini

 

 

 
 
 
 
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