Intervista a Juan Gòmez Jurado

Juan Gòmez Jurado
Articolo di: 

Il giovane giornalista spagnolo diventato in pochi mesi una star europea macina-bestseller ha il viso pulito, gli occhialini leggeri, la camicia fresca di bucato e i capelli pettinati con la riga da una parte del primo della classe. Ma anche la risata aperta e la disponibilità affettuosa di chi non si prende mai troppo sul serio, il che ce lo rende assai più simpatico. Si parla dei rispettivi bambini, di Roma, di Madrid. E naturalmente delle rocambolesche e adrenaliniche avventure che racconta nei suoi romanzi mozzafiato.

Esistono davvero i centri di riabilitazione per sacerdoti autori di abusi sessuali che descrivi nel tuo romanzo La spia di Dio?

Sì, esistono davvero. Durante le mie ricerche ne ho scoperti in tutto cinque: due negli Usa, uno in Canada, uno in Argentina e uno in Italia. Sono diversi da come li descrivo io nel mio romanzo, naturalmente, ma esistono eccome. E' in una struttura di queste che viene rinchiuso il cattivo del mio romanzo, che è ispirato alla figura di due serial killer realmente esistiti e di un prete che negli anni abusò di più di 90 bambini. Ricordo che veniva spostato di parrocchia in parrocchia appena le sue malefatte non potevano più essere tenute nascoste.

 

Che tipo di ricerche hai svolto per scrivere il libro? Davvero come hai dichiarato è al 95% cronaca e al 5% fiction?

La percentuale a cui fai riferimento è forse un po' una forzatura, lo ammetto.Ciò che è certo è che molte delle cose che racconto sono vere: i centri di rieducazione, i servizi segreti vaticani, etc. L'importante nel mio lavoro è cercare le informazioni da fonti serie. Personalmente ad esempio mi sono rivolto alle associazioni delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, che solo negli Usa contano più di 15.000 iscritti, il che aiuta a dare una dimensione al fenomeno.

 

Perché così tanti thriller moderni ambientati in Vaticano?

Non credo sia una moda recente. Ma cionondimeno forse dovremmo chiederci perché questa ambientazione ha così tanto successo. Se andiamo a guardare la storia della Letteratura di evasione, possiamo trovare dei temi forti che hanno caratterizzato ogni periodo storico: nel XIX secolo i fantasmi, nel XX secolo la fantascienza... nel XXI secolo si apre il secolo di Dio, in risposta al bisogno di trascendenza degli uomini. Si tratta però di tutti episodi di una stessa ricerca, risposte differenti ad una stessa domanda: cosa succede dopo la morte? Oggi con i nostri thriller sul Vaticano quindi stiamo semplicemente riformulando la solita, antica domanda.

 

Secondo te il Vaticano fa abbastanza per combattere il fenomeno degli abusi sessuali da parte di sacerdoti?

Si tratta di una domanda molto difficile. Da qualche tempo la Chiesa sta prendendo provvedimenti molto severi nei confronti dei sacerdoti pedofili. Io racconto la situazione di tre anni fa, e oggi molte cose stanno cambiando. Ma negli anni '70 e '80 la Chiesa soprattutto negli Usa ha attraversato una grave crisi di vocazioni, gli standard si sono abbassati e sono stati ordinati sacerdoti individui non degni e non capaci. Naturalmente è ingiusto giudicare per questo il lavoro meritorio di tanti sacerdoti in tutto il mondo né attaccare la Chiesa come istituzione. E' una realtà millenaria, che misura il tempo in millenni e cambia lentamente. Ma oggi, anche grazie all'interesse dell'opinione pubblica, sta facendo passi importanti nella direzione giusta...

 

Ti aspetti polemiche in Italia per il tuo libro?

La polemica c'è sempre quando si va a toccare qualcosa che ha a che fare con quello in cui la gente crede. Però non va dimenticato che stiamo parlando di un romanzo, anche se capace di farci riflettere sui segreti più orribili dell'animo umano. Questo la gente deve capirlo. Oddio, forse Dan Brown avrebbe venduto di meno se la gente avesse capito...

 

Cosa c'è dietro al tuo Ultima ora nel deserto? Qualche gustoso retroscena? 

Beh, c'è effettivamente una storia curiosa dietro alla genesi di questo romanzo. Ero a Washington per fare ricerche riguardanti La spia di Dio e là avevo conosciuto due profiler dell'FBI con i quali cercavo di approfondire alcuni aspetti dei personaggi che stavo descrivendo nel libro. Una sera  cena si chiacchierava del più e del meno, di cinema e ho buttato là che il mio film preferito è “Indiana Jones e l'Arca perduta”, il primo della serie. Beh, i due si sono guardati tra loro e poi uno mi ha detto: “Beh, non ci crederai, ma lo sai che all'FBI abbiamo un piano segreto da attivare nel caso remoto che l'Arca dell'Alleanza venga effettivamente ritrovata perché riteniamo che la scoperta scatenerebbe un effetto domino in Medio-Oriente con un pericolo concreto di III Guerra Mondiale?” Non potevo crederci: il bambino che è in me e che  ha visto il film di Steven Spielberg 26 volte mentre era bloccato a letto col morbillo era letteralmente estasiato a questa notizia.  

 

Ultima ora nel deserto ha dentro di tutto: criminali nazisti, archeologi, miliardari misantropi, tecnologia, spionaggio internazionale, il mistero dei rotoli di Qumran, il Vaticano... Non è stato difficile governare tutti questi fattori e mantenere la rotta dritta per non confondere il lettore? Come ci sei riuscito? 
Già, non è stato certo facile gestire tutti questi personaggi e questi filoni narrativi. Per riuscirci per me è decisivo il lavoro preliminare, che in questo caso è durato ben 10 mesi: ritengo che questo lavoro di ricerca faccia parte del mio impegno nei confronti del lettore: Per dirne una, io visito personalmente tutte le location dei miei romanzi, e per Ultima ora nel deserto sono stato in tenda in Giordania e ho sofferto i disagi che avrebbero sofferto i miei personaggi. E ho scoperto che il deserto è tutt'altro che morto e desolato, è pieno di cose e di vita, di colori ed emozioni. Non è insomma “una scatola vuota piena di sabbia” come diceva Mussolini.  

 

Vuoi approfittare di Mangialibri per fare un appello ai giornalisti italiani affinché la smettano di paragonarti a Dan Brown? So che succede ogni santa volta...
Davvero, basta paragoni con Dan Brown per pietà! Se proprio mi dovete paragonare a qualcuno preferirei Ken Follett. Proprio qualche tempo fa ero a cena con Ken, sapete lui com'è, una persona assolutamente gioviale che non ama prendersi sul serio, e allora a un certo punto gli ho detto che in Spagna spesso il mio lavoro viene avvicinato al suo, e quindi l'ho avvertito scherzosamente: Attento che tra un po' ti chiameranno lo Juan Gòmez Jurado gallese, eh!, al che lui è scoppiato a ridere e ci siamo fatti un bicchiere di vino alla faccia dei giornalisti e della loro mania di etichettare tutto e tutti.

 

 

I libri di Juan-Gòmez Jurado
 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER