Intervista a Julian Gough

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Julian Gough è una sorta di one man band, un autarchico della cultura che copre da solo uno spettro ampissimo della letteratura. Mentre lo aspetto allo stand della sua casa editrice italiana al Pisa book festival, mi chiedo come sia possibile che quest’uomo non sia un osannato top seller in almeno tutti i Paesi anglofoni e come mai l’edizione italiana non sia di una major, una di quelle case editrici che avvolgono i libri in odiose fascette, che, nel suo caso potrebbe tirare in ballo Tim Burton, William Burroughs, e altri mostri sacri. È un Peter Pan deliziosamente nonchalant quello che si avvicina col suo trolley rosa al nostro gruppetto, canticchia tra sé un motivetto di una cover band, e quando gli presentano la sua traduttrice italiana si prostra ai suoi piedi e si produce in una serie di inchini al sole… Semplicemente strepitoso.




Innanzitutto grazie per averci regalato un altro capitolo delle avventure di Jude. Scrivere un sequel richiede più coraggio, analisi del rischio, rispetto a scrivere un primo volume dove forse ci si lancia con più incoscienza? Ti sei sentito pressato dall’ansia di essere all’altezza?
Ti confiderò un segreto. Jude e le sue avventure sono stati scritti come un unico, folle libro. Una pazzia che ha distrutto la mia vita, mi ha fatto perdere il lavoro e dissolvere il matrimonio… Ho scritto questa gigantesca opera di oltre 700 pagine che poi è stata spezzettata e mentre la scrivevo era diventata una tale ossessione che la mia vita come ti dicevo andava in pezzi, sono stato sfrattato, ho perso fino all’ultimo centesimo, il mio agente mi ha abbandonato… Ma devo ammettere che sono comunque molto felice del risultato.

Finora hai sfidato l’intero pantheon della letteratura occidentale, tirato giù un paio di religioni, scosso i pilastri della lingua inglese e ne sei uscito senza un graffito. Quali sono le tue fonti di ispirazione: me anfetamine, erba, hai sniffato i fumi d’inchiostro del Libro di Kells…
Sono piuttosto colto, ah ah. Ci sono tanti rimandi letterari nel libro. Se sei irlandese non puoi prescindere da Joyce, Beckett, O’ Brien, ma sono anche influenzato dal mio amore per la fantascienza, per cui ci troverai anche tanto James G. Ballard, ad un certo punto Jude va in un motel lungo l’autostrada per Londra e si ritrova a camminare sui cadaveri dei ratti uccisi dalle auto. Quella scena è il mio tributo a Ballard, Ci sono anche tante citazioni di Arte moderna, cartoni animati e musica pop. Ho fatto parte di una band per diversi anni.

Che tipo di musica facevate?
Complicate canzoni pop letterarie! I testi contenevano un sacco di citazioni di Nabokov e simili. Quando ho lasciato la scuola per fare musica, la mia ambizione era rendere il rock più “letterario” e la letteratura più “rock”. Il risultato sono state canzoni letterarie e letteratura pop. Abbiamo prodotto quattro album. La band si chiamava Toasted Eretic (eretico abbrustoilito), nel caso il tuo pubblico voglia googlarci. Era un omaggio a Giordano Bruno.

Per citare un tuo personaggio “che tipo di persona scrive un romanzo nel terzo millennio?” E, aggiungo io, perché?
È una grande domanda. Direi uno stupido, un idiota? Penso che il romanzo sia una strana forma d’arte che sta mutando, cambiando pelle, influenzata dalla tecnologia e continuerà a cambiare. Penso ci sia ancora posto per esso e ci sarà sempre nella cultura umana. Alcune delle missioni che erano tipiche del romanzo ora sono svolte meglio da altre forme di espressione. Le serie televisive hanno oggi il ruolo che aveva Guerra e pace ai suoi tempi. Ma ci sono alcune cose che solo un romanzo può fare. Oggigiorno un romanzo è qualcosa che ha più a che fare con il linguaggio di quanto accadesse in passato perché la mera narrazione della storia può essere fatta egregiamente da HBO.

Un romanzo oggi è qualcosa che ha un che di immediato, sollecitato da eventi immediati. Non ci sono più autori che possono permettersi il lusso di impiegare anni a scrivere un libro.
Infatti, gli intervalli di tempo sono sempre più brevi, tutto è più veloce. La capacità di attenzione del pubblico è quella di un bambino di 6 anni, ma stranamente riusciamo a concentrarci sull’arte per tempi incredibilmente lunghi se questa è narrata nella forma giusta. Persone che non riescono a leggere per più di 5 minuti di fila riescono a stare sedute 12 ore di fila per guardare un’intera serie su Netflix. Abbiamo questa strana voracità infantile che ci porta a voler essere felici ogni 60 secondi, ma se ci fanno felici ogni 60 secondi resteremo felici tutto il giorno! La saga di Jude è immensamente influenzata dai Simpson perché hanno quel tipo di comicità che ti fa felice ogni 20 secondi. È un tipo di arte che richiede brevissima attenzione, ma è andata in onda per vent’anni o più. La mia ambizione era scrivere un romanzo che funzionasse bene come i Simpson, che fosse divertente ogni minuto e durasse per sempre! I Simpson sono semplicemente geniali: avevano previsto Trump Presidente molto prima che Trump si candidasse. L’Odissea di Jude è una storia molto lunga raccontata con una serie di battute fulminanti, in capitoli brevi.

Trasformerai le avventure di Jude in una trilogia prima di realizzare quello che uno dei tuoi personaggi definisce il sogno proibito di ogni scrittore e cioè diventare un regista?
Come ti dicevo la terza parte è già scritta e si intitola Jude in America, per cui uscirà senz’altro, ma alla luce degli eventi recenti ho voglia di rieditarla, riscriverla forse… Sono tempi interessanti quelli che si prospettano all’orizzonte con la Presidenza Trump e non vedo l’ora di far immergere Jude in quella realtà! Uno dei personaggi del libro in effetti dice che diventare regista è il sogno di ogni scrittore e forse lo è stato anche per me, ma non sono più così sicuro adesso. Penso che i film siano diventati una forma di espressione molto difficile per un artista. La televisione si sta, invece, rivelando uno scenario interessante da esplorare.

In effetti sono molti gli scrittori, anche molto bravi che soprattutto in America hanno preferito dedicarsi a sceneggiature televisive, Penso a David Benioff che dopo aver scritto libri bellissimi ha avuto altrettanto successo come autore televisivo con Il Trono di Spade
Infatti! Ed è una cosa fantastica. Opere come The Wire, The Sopranos o Game of Thrones non avrebbero mai funzionato in 90 minuti al cinema, ma in televisione sono perfette. Prendi ad esempio The Wire, non avresti mai trovato un pubblico interessato a 90 minuti di dramma cinematografico su poveri drogati neri, ma in tv è stato un successo. È per questo che sono molto più interessato alla televisione che al cinema. È una sorta di momento magico quello che stanno vivendo la televisione inglese e quella americana e mi piacerebbe farne parte. Un’altra forma di espressione che mi interessa molto è quella audio. La tecnologia ha cambiato radicalmente non solo la televisione, ma, soprattutto la radio. La forma di cultura che più mi affascina in questo momento è il mondo del podcast. Sono quasi ossessionato da WTF. La conosci?

Uhm…no, di cosa si tratta?
WTF sta per “What the F**k” (“Che c***o”). È un programma radiofonico trasmesso via internet da Mark Maron, un grandissimo comico americano, dal suo garage di Los Angeles! Intervista chiunque! È diventato così famoso che persino il Presidente Obama si è fatto intervistare. Le prime 200 interviste circa erano fantastiche. Lui aveva un esaurimento nervoso e non aveva i soldi per la terapia e allora ha cominciato a chiamare in diretta psicologi, artisti, scrittori e altre figure pubbliche e a chiedere loto consigli di vita. Un genio! Chiedeva loro come fare ad andare avanti, come affrontare la disperazione, la depressione. Grazie a questo programma Mark Maron è cresciuto, maturato come uomo e centinaia di migliaia di persone sono state testimoni di questa crescita; oggi continua a fare un lavoro epico nelle sue interviste. Anche una persona con una scarsa durata dell’attenzione come me non riesce a staccarsi dal suo programma. Ci sono grandi potenzialità nella radio podcast e mi piacerebbe esplorarle quando avrò dato alla luce la terza avventura di Jude.

I LIBRI DI JULIAN GOUGH


 

 

 
 
 
 
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