Intervista a Kalyan Ray

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Fatalismo? No, grazie. Per Kalyan Ray solo l’imprevedibilità della vita può darle forma. Proprio come fa il lievito con il pane. Parlare di destino? Estremamente riduttivo e semplicistico. Concetti antichi come il mondo per un’intervista invece in pieno stile digitale: un breve ma intenso scambio di mail. E un racconto nel racconto.




Irlanda, India, America. Paesi completamente diversi l'uno dall'altro come sfondo al tuo romanzo Una casa di acqua e di cenere. Come mai questa scelta? C'è solo una motivazione storica o ci sono altri motivi?
Tutti questi paesi sono luoghi in cui differenti aspetti della migrazione giocano il loro ruolo nel dare forma alle loro storie. Superficialmente ci si potrebbe porre delle domande in merito alle connessioni tra questi paesi lontani e completamente estranei tra loro, ma la storia incastra paesi, idee, destini in strani, imprevedibili e a volte tragiche ragnatele.

Che ruolo ha il "destino" in Una casa di acqua e di cenere?
Come succede nella vita normale, così anche in letteratura le forze della storia sembrano puntare verso una sorta di pre-destinazione, ma solo perché è tipico del lettore (e potrei aggiungere anche dello scrittore) rivolgersi al passato quando si trova faccia a faccia con la storia. Ciò che sembra inevitabile potrebbe sembrarlo solo perché la scrittura lo incornicia in parametri definiti. D’altro canto, come una volta ha scritto Novalis, “Il personaggio è il destino”. Se il senso di pre-destinazione appesantisse la narrazione, il romanzo diverrebbe prevedibile, noioso e pesante. La reale imprevedibilità della vita deve dare forma alla narrazione, come il lievito fa con il pane.

Come riescono i personaggi a mediare tra retroterra culturale e necessità di adattamento a un nuovo contesto?
Tutti i miei personaggi principali sono emigranti, e come tutti gli immigrati hanno bisogno di trovare il loro “posto” in altri luoghi, devono adattarsi a leggi e condizioni e… tranelli. In più, dato che si tratta di immigrati che versano in pessime condizioni economiche, devono fronteggiare la realtà trovando il modo di trovare sostentamento e spesso forzano  il loro percorso con energia. Questo però li costringe a ricoprire posizioni vulnerabili, per esempio, come lavoratori nella crescente società industriale.

C'è un personaggio del libro in cui ti riconosci? Perché?
Ce ne sono molti e non mi piace sceglierne uno piuttosto che un altro. È facile farsi piacere Brendan McCarthaigh per esempio, ma alcuni dei personaggi meno piacevoli sono stati scritti con grande attenzione e impegno. A Milano ho fatto notare come il grande maestro Leonardo abbia dipinto con grandissima attenzione Giuda! Questo è un grande esempio per me.

In generale, possiamo avere un ruolo determinante nello svolgimento della nostra vita o dobbiamo arrenderci al corso degli eventi?
È semplicistico e riduttivo dire che ciascuno di noi creda esclusivamente solo nel destino o solo nella propria libertà di scelta. Noi umani, e le storie che ci raccontiamo a vicenda, nascono dall’incontro di entrambi.

I libri di Kalyan Ray

 

 

 
 
 
 
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