Intervista a Ken Harvey

Ken Harvey
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Se lo vai a cercare su Google ti esce fuori solo dopo l'omonimo giocatore di football americano, e l'omonimo giocatore di baseball. Niente contro la cultura sportiva statunitense, ma in qualche modo ci dispiace non vi sia una visualizzazione immediata; già, perchè il nostro Harvey è senz'altro uno degli scrittori più sorprendenti e originali del panorama contemporaneo. I suoi racconti possiedono una forza dirompente, schizzi di vita quotidiana sempre in bilico tra amore incondizionato e un mondo schizofrenico.
Nei tuoi libri parli d'amore, e non dell'amore retorico, ma di quello vero, fatto di dolcezza, di puro e incondizionato trasporto, di partecipazione intensa nonostante i problemi e le barriere (persino nonostante le malattie). E' questa secondo te la strategia giusta per far capire al pubblico che non esiste un amore omosessuale e un amore eterosessuale, ma che esiste un solo amore?
Che domanda interessante. Come spesso mi capita, dalle interviste imparo qualcosa. Non era mia intenzione scrivere specificamente di "puro e incondizionato trasporto" o di "partecipazione intensa" ai problemi dell'amato. I miei racconti hanno avuto una genesi di dieci anni. Quando mi siedo per scrivere un racconto, mi concentro sulla storia e non su cosa questa potrebbe insegnarci. Quindi considero l'amore puro come un argomento di queste storie. Certo, noi dovremmo riconoscere che l'amore è bello, emozionante, a volte incondizionato. Penso che i giovani di oggi capiscano tutto questo molto meglio di quanto non facesse la mia generazione. Credo che molti giovani si percepiscano al di la dell'etichetta della sessualità: quando amano, amano davvero.
 
Sembra che i tuoi libri siano abitati da personaggi in qualche modo 'carveriani', magari più giovani e attraversati da una bizzarra genialità, ma fatti della stessa sostanza. Ti percepisci come uno scrittore 'carveriano'?
Ho una profonda ammirazione per Raymond Carver e nemmeno tra un milione di anni mi potrei paragonare a lui! Ho letto tutte le sue cose, anche due o tre volte. Credo che la somiglianza tra me e lui derivi dalla somiglianza dei nostri background. Ci somigliamo nei personaggi e nelle ambientazioni; i protagonisti delle nostre storie vengono tutti dalla classe operaia statunitense. Ma la cosa più importante che ho imparato da Carver è il non buttare via mai nemmeno una parola; certe volte il modo più potente per esprimere me stesso è dire le cose nel modo più semplice possibile.
 
Da un racconto presente nel tuo libro Ragazzo di zucchero emerge chiaramente l'immagine di una coppia gay che riesce ad essere una meravigliosa coppia di genitori. Tu personalmente sei d'accordo con questa visione? E perché c'è così tanta resistenza ad accettare l'idea che due uomini, due padri, possano donare a un figlio dell'amore materno?
Chiaramente sono d'accordo, anche perche io e il mio compagno abbiamo una figlia di 17 anni e un figlio di 21. Penso che un po' della resistenza ad accettare questo stato di cose derivi da pura ignoranza: molte persone semplicemente non hanno mai visto due uomini o due donne fare i genitori. In un certo senso la questione ha a che fare con la tua domanda sull'amore "puro": penso esista un sentimento che potremmo definire "puro amore di genitore". Il sesso dei genitori non definisce quanto amore un padre o una madre ha per il figlio.
 
Ti senti un esponente della cosiddetta letteratura gay? O piuttosto senti questa definizione come un ghetto perché esiste semplicemente la letteratura, senza genere sessuale?
Questa è un'altra domanda interessante, che spesso mi viene posta. Non mi dispiace essere considerato uno 'scrittore gay', ma questo a volte crea qualche problema. Molte case editrici gay mi hanno detto a volte che non scrivo abbastanza 'gay', mentre gli editori mainstream mi accusano di scrivere troppo 'gay'. Penso che la letteratura gay sia una branca essenziale della letteratura perchè, comunque, gli scrittori o le scrittrici omosessuali possono salvare molte vite attraverso le loro parole; tanti ragazzi, specialmente nelle città di provincia o di campagna, riescono ad avere un po' di speranza proprio perchè si possono immedesimare nei personaggi di quelle storie. Io non giudico gli scrittori dal fatto se sono gay o meno. Molti tra i miei scrittori preferiti non sono gay: Checov, Carver, Alice Munro, Garcia-Marquez. Quello che conta è ciò che scrivono.
 
Qual è la situazione negli Stati Uniti per quanto riguarda le lotte per i diritti degli omosessuali e che opinione avete della situazione in Italia?
Molte cose stanno cambiando negli Stati Uniti. Ho appena finito di scrivere un dossier su questo tema che verrà pubblicato ad ottobre. I sondaggi mostrano una superiorità schiacciante di giovani favorevoli al matrimonio omosessuale, quindi è solo una questione di tempo prima che vengano approvate leggi in tal senso in ogni stato. Anche gli anziani stanno cominciando ad accettare l'esistenza di coppie gay. Il problema principale adesso è l'ala religiosa e conservatrice del Partito Repubblicano, che ha speso milioni e milioni di dollari per combatterci. Sfortunatamente, penso che l'Italia sia spesso influenzata dal Vaticano; molti gay americani hanno certamente (e a ragione) una visione negativa della Chiesa Cattolica. La diocesi di Boston ha combattuto molto duramente contro il matrimonio omosessuale - e ha perso - ma le idee che ha diffuso, e cioè che l'omosessualità è malvagia e gli omosessuali sono persone malate, hanno fatto strada nelle menti di tante persone e sono ancora lì.
 
I libri di Ken Harvey

 

 

 

 
 
 
 
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