Intervista a Laura Lindstedt

Articolo di: 

Alta, bionda, bellissima e androgina, la finlandese Laura Lindstedt ha monopolizzato l’attenzione degli addetti ai lavori e del pubblico durante l’edizione 2016 di PiùLibri PiùLiberi, la Fiera romana della piccola e media editoria. Autrice di un romanzo d’esordio molto particolare, una sorta di favola metafisica femminista dai toni cupi, è una ragazza che non ha paura di esporre le sue idee. Lo aveva dimostrato alla cerimonia del Premio Finlandia che ha vinto nel 2015, e lo ha confermato in questa intervista.




Come nasce il titolo Oneiron, così particolare?
Ho lavorato per otto anni a questo progetto e all’inizio non sapevo come intitolarlo. Poi all’improvviso, dal nulla, mi è apparsa in testa la parola Oneiron. Non riuscivo a scacciare questa parola dalla mia testa, sono andata a cercarla in rete e ho scoperto che è una parola greca che significa “sonno” e che quindi era perfetta per la mia storia, perché il sonno naturalmente è l’eufemismo più utilizzato per riferirsi alla morte. È per certi versi una parola misteriosa ed è entrata nella mia vita in modo misterioso, quindi ho deciso di lasciarla così. Deve rimanere un titolo misterioso, non mi piace spiegarlo più di tanto. Quando le donne protagoniste del mio romanzo arrivano a saper pronunciare questa parola sono arrivate al momento di “passare dall’altra parte” definitivamente, entrando nell’Aldilà. È una specie di “Apriti sesamo!” più arcano, insomma.

Il percorso delle donne del tuo romanzo tra fisico e metafisico è un po’ anche un viaggio iniziatico, un percorso di conoscenza, di recupero della propria identità. Non è un po’ un paradosso che la destinazione di questo viaggio sia la morte?
Ognuna di queste donne ‒ che si muovono in uno spazio che io ho immaginato un po’ come il set di Dogville di Lars Von Trier ‒ ha le sue paure da superare, ma in questo non-luogo non ci sono istruzioni, ognuna deve (ri)crearsi il suo proprio mondo. A un certo punto le protagoniste si accorgono che non respirano neanche più, non sanno di essere morte ma capiscono che devono imparare a fare tutto daccapo, persino a camminare. Però hanno la curiosità, vogliono conoscersi, c’è una certa solidarietà tra loro. Anche se litigano molto devono essere unite o non raggiungeranno mai la morte e la pace. È il racconto di un viaggio, certo. In questo spazio bianco che si trova tra la vita e la morte le protagoniste devono tornare indietro al momento e al luogo della loro dipartita come delle figure astrali che si avvicinano al loro corpo fisico e solo in quel momento riescono a capire come e perché sono morte. All’inizio del libro mantengono una certa sensorialità e fisicità, ma ben presto perdono tutti i sensi tranne vista e udito, il mondo si allontana e quelle donne debbono ricostruire la loro corporalità attraverso la memoria, i racconti.

Ti aspetti una reazione diversa alla lettura di Oneiron da parte dei lettori uomini e delle lettrici donne? E se sì, rispettivamente quali?
Un’ottima domanda. Molti in Finlandia mi hanno chiesto per quale motivo non ci fossero uomini nel mio libro. Io ho sempre risposto che non è vero: ci sono, gli uomini. Solo che appaiono attraverso i racconti delle donne protagoniste, perché tutte hanno avuto degli uomini nella loro vita. Addirittura possiamo arrivare a dire che c’è una presenza maschile forte, nel romanzo. Non possiamo dire quindi che si tratta di una storia pensata solo per lettrici donne, gli argomenti superano i confini di genere. Ma ciononostante è possibile che lettrici e lettori abbiano reazioni diversi: sono anche curiosa di sapere che reazione susciterà Oneiron nella critica italiana, così da capire se ci sono differenze anche nel giudizio di critici maschi e femmine.

Tra le donne di Oneiron ce n’è una che trovi più simile a te?
Mi riconosco un po’ in tutte le donne del romanzo, anche se sono donne molto diverse tra loro e molto diverse da me. Per scrivere ho utilizzato delle esperienze della mia vita, ma assolutamente non si tratta di un libro autobiografico.

Nel tuo discorso alla cerimonia di premiazione per il premio Finlandia 2015 sei stata molto dura con il Governo del tuo Paese. Hai esordito con la frase “Nonostante la gioia che sento non userò i miei cinque minuti di notorietà per farvi un bel discorsetto da lancio dei confetti”, gelando l’audience. E poi hai rincarato la dose. Perché una scelta del genere?
Sì, è vero, ho fatto un discorso di ringraziamento un po’ insolito, criticando il governo finlandese che sta tagliando i fondi all’istruzione perché secondo me l’istruzione è l’unica arma che abbiamo contro la stupidità e contro il ritorno a una società arcaica, classista. In seguito, quando ho iniziato a girare il mondo per presentare Oneiron mi sono resa conto che il sistema finlandese di sovvenzioni è quasi unico al mondo. In Finlandia per esempio si può chiedere un finanziamento statale o privato per progetti culturali: io ho avuto un aiuto da un’organizzazione privata che mi ha consentito di passare due anni solo ed esclusivamente a scrivere. Questa ovviamente è una cosa che da noi funziona bene, anche se sono stata critica su altri aspetti.

Siamo abituati a vedere arrivare dalla Scandinavia solo noir e gialli. Per gli scrittori scandinavi che non si occupano di noir non è una cosa un po’ fastidiosa questa? Non ci si sente intrappolati in un cliché?
Abbiamo in Finlandia due scrittrici di noir che sono diventate famose a livello internazionale, Sofi Oksanen e Katja Kettu, ma c’è talmente tanto dell’altro! Letteratura nuova, nomi nuovi, argomenti nuovi: io vivo soprattutto “nell’altra parte” della letteratura scandinava, non amo molto gialli e noir, non sono il mio genere. Quindi non mi dà nemmeno fastidio come scrittrice questo grande successo, nuoto in un altro mare, per così dire.

L’immagine della morte e dell’Aldilà descritta in Oneiron è anche l’idea della morte di Laura Lindstedt? Questa è la morte secondo te?
Non sono credente, non credo nell’Aldilà e il mio approccio alla morte è molto materialista. Eppure volevo scrivere su questo argomento, quasi come in un processo di abitudine alla morte, un modo peri ragionarci su e chissà, forse esorcizzarla.

I LIBRI DI LAURA LINDSTEDT



 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER