Intervista a Liz Climo

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Elizabeth Shearon “Liz” Climo è nata nel 1981, in California. Sua nonna era un’illustratrice di libri per bambini, così come lo sono sua madre e sua sorella. Ha studiato arte all’Università Statale di San José, ma l’ha abbandonata per un corso di animazione che le ha consentito di trovare lavoro nella squadra della celeberrima serie TV di Matt Groening I Simpson, per la quale rivede gli storyboard e “pulisce” i personaggi prima della loro proiezione finale. La incontro al Lucca Comics & Games: è ospite dell’editore padovano BeccoGiallo per il quale ha recentemente pubblicato un libro di vignette “kawaii” e comiche, in cui compaiono i buffi animali che l’hanno resa famosa. La foto è di Emiliano Billai.




Quando disegni i tuoi buffi animali e scrivi i loro dialoghi sembri concentrata sul catturare i modi di essere di ognuno di loro. Sei interessata a raccontare gli animali come sono davvero oppure li utilizzi per raccontare i difetti umani?
In realtà amo molto gli animali ma sono più interessata ai rapporti e alle interazioni umane, così i miei animali hanno dei rapporti di amicizia, o come fossero una famiglia. Disegno animali perché sono più affascinanti, credo siano un veicolo per mostrare in maniera più immediata atteggiamenti e rapporti umani: sono così tanto differenti fra loro che per me è quasi naturale avere delle idee o illuminazioni per le battute e le gag delle vignette. Mi immagino a pensare, per esempio, “Che tipo di battuta potrebbe fare un serpente, che un umano non riuscirebbe a dire?”, ecco, in una delle battute il serpente nel dire la parola “Love” ne assume la forma, sarebbe stato complicato replicare questo tipo di comicità visiva con dei personaggi umani.

Tra i tanti personaggi presenti nelle tue vignette, quale istintivamente ti sta più simpatico?
L’animale a cui mi sento più vicina è l’orso. Le battute mi vengono molto più spontaneamente, mi basta pensare a ciò che ho fatto durante il giorno per metterle poi sulla tavola. Inoltre lo trovo semplice da disegnare, e divertente. In realtà mi sento molto vicina anche al bradipo, soprattutto a livello caratteriale.

In che senso Un’aragosta al giorno? La tua è una raccolta di vignette dedicate all’amicizia?
Il titolo originale del libro in realtà è Lobster Is the Best Medicine, ovvero L’aragosta è la miglior medicina. È un’espressione tratta da una mia vignetta, in cui modifico leggermente il detto “La risata è la miglior medicina”. Nulla cura quanto la capacità di affrontare le difficoltà della vita con una bella risata, ancora meglio se in compagnia degli amici. Per questo è un libro sull’amicizia, ma anche sulla felicità. In realtà sono abbastanza impressionata dalla traduzione in italiano, non è per nulla semplice riportare gag e battute veloci da una lingua all’altra mantenendone il senso, per questo credo che i traduttori siano quasi degli “eroi nascosti”.

Secondo te le tue vignette sono più divertenti se lette con la malizia di un adulto o con l’innocenza di un bambino?
Spero che le mie opere siano accessibili a chiunque, per questo non utilizzo mai termini troppo scurrili. Mi piacerebbe che venissero lette anche dai bambini. Quando scrivo penso a far ridere prima di tutto me stessa, ma capita spesso che mentre sono al lavoro sulle vignette si avvicini mia figlia, che ha cinque anni: se leggendole le battute ride, sono sicura di aver colpito nel segno anche i lettori più piccoli, non solo gli adulti. Mi piacerebbe scrivere in maniera “universale” e riuscire ad arrivare a lettori di tutte le età, è un po’ ciò a cui aspiro quando invento le mie battute e disegno gli animaletti protagonisti delle vignette.

In quest’ultimo periodo Apu dei Simpson è al centro di una polemica sul fatto che sia stereotipo razzista. Come mai dopo trent’anni di onorata carriera proprio oggi diventa “imbarazzante”?
Credo sia abbastanza indicativo del clima che attualmente si respira negli Stati Uniti. Negli ultimi anni infatti è ancora più evidente che in passato come certe forme di razzismo siano ancora radicate e presenti, in un certo modo. Quando Apu è stato creato voleva solo essere un personaggio divertente, eppure in questi tempi diventa sicuramente importante analizzare come possa essere recepito da altre culture, e ascoltarne le istanze. I Simpson sono ancora molto amati ed è normale cercare di essere più sensibili rispetto ad altre culture e alle minoranze, è sicuramente un processo di crescita che è giusto affrontare.

I LIBRI DI LIZ CLIMO



 

 

 
 
 
 
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