Intervista a Luca Ammirati

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Luca Ammirati è uno scrittore pieno di passione ed entusiasmo, che ha seguito i suoi sogni tenacemente e riesce ad infondere un grande senso speranza nel suo interlocutore. Nel suo ultimo libro racconta la precarietà e l’incertezza in cui vive un’intera generazione. Prima che parta per Legnano per una presentazione del romanzo, riesco a raggiungerlo telefonicamente per un’intervista.




Quanto è importante Sanremo per il tuo Se i pesci guardassero le stelle? Le vicende di Samuele avrebbero potuto avere un altro scenario?
In realtà no, proprio perché l’idea del romanzo nasce in quei luoghi che sono, quindi, parte integrante del romanzo stesso. Volevo raccontare la mia città natale, Sanremo, e descrivere la città al di fuori dell’immaginario comune del festival: la città vecchia, il mare…Probabilmente non poteva esistere un’altra ambientazione.

I due amici di Samuele, Ilenia e Iacopo sono agli antipodi: Luca Ammirati a quale dei due si sente più vicino?
Bellissima domanda. In realtà, credo di sentirmi molto vicino a Samuele, che rappresenta la sintesi perfetta tra i due. Se dovessi però dare una risposta diretta, direi che forse sono più Ilenia che Iacopo. Mi sono divertito a mettere queste due presenze accanto al mio protagonista, un angioletto e un diavoletto quasi che lo incoraggiano o scoraggiano nelle cose che fa. Iacopo però rappresenta, pur nel suo carattere critico, l’amico prezioso che gli dice le cose come stanno e non asseconda le sue scelte sbagliate. Nella mia vita penso, comunque, di aver avuto sia Iacopi che Ilenie tra i miei amici.

Ti è mai capitato di sentirti perso in quel limbo di precarietà e incertezza in cui si trova Samuele?
Per fortuna, professionalmente no, nel senso che ho trovato il mio lavoro al Teatro Ariston relativamente presto. Ho avuto un periodo di incertezza subito dopo la laurea in giurisprudenza, perché non avevo intenzione di battere quella strada, ma volevo continuare con qualcosa di più creativo. Quello che ci accomuna è il fatto che entrambi abbiamo seguito un sogno con una certa tenacia. Purtroppo, non si diventa scrittore al primo tentativo. Tenacemente, sono caduto, mi sono rialzato, con una forte volontà mi sono rimesso in piedi per dare prova dei miei limiti. Mi sono ritrovato, come Samuele, sotto il cielo di Perinaldo anche per avvicinarmi ai miei sogni. Il sentimento di precarietà ha colpito la mia generazione che si confrontata più di altre con la crisi. Nel 2008 ci siamo trovati ad aver finito gli studi e ad avere a che fare con una situazione lavorativa molto incerta. Samuele lo dice bene nel romanzo: lui come molti altri sente che non sarà mai sistemato. Quasi a rispondere al Governo Monti quando si diceva che il posto fisso era “noioso”.

Anche tu, come Samuele, di tutto quello che sta sotto il cielo non capisci un granché?
Non solo io, credo, ma un po’ tutti in questo momento hanno difficoltà a prendere le misure al mondo. Qui non si parla solo di precarietà, il discorso è un po’ più ampio: è quale sia la dimensione di ciascuno di noi all’interno dell’universo nella sua infinitezza, quale sia il nostro posto in questo mondo colossale. Quello che viviamo poi nei nostri giorni ce la mette davvero tutta a mandarci in confusione.

Cosa succederebbe se i pesci riuscissero davvero a vedere le stelle?
Come diceva Stephen Hawking – è una frase che si trova anche all’inizio del romanzo – “Bisogna ricordarsi di guardare le stelle e non i propri piedi”. Forse anche noi come dei pesciolini dovremmo iniziare a girare meno in tondo e guardare in basso o al nostro smartphone e considerare l’immensità che è sopra di noi. Se prestassimo attenzione a ciò che è intorno a noi, troveremmo prima la nostra strada.

Come ti piacerebbe che questo romanzo fosse definito: thriller sentimentale, romanzo cavalleresco o cronaca social-amorosa?
Non è facile dare un’etichetta a questo romanzo, ma mi piacerebbe che venisse definito “un inno alla speranza e all’amore”, ma nel suo senso più ampio (amore per la vita, per la bellezza o amicizia). Sperare non significa difendere ciecamente i propri sogni, ma coltivarli con tenacia e voglia di non mollare, perché la cosa più importante è comprendere che il cambiamento può avvenire solo se parte da noi.

I LIBRI DI LUCA AMMIRATI



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