Intervista a Luigi Garlando

Luigi Garlando
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Il Festival "Anteprime" quest'anno ha avuto l'onore e l'onere di ospitare una vasta sezione di autori per ragazzi: uno di questi è Luigi Garlando. Ci siamo incontrati nel centro storico di un'affollata Pietrasanta e ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere sulla serie “Gol!” seduti su una panchina all'ombra. Siamo partiti dal successo dei suoi libri per poi arrivare a parlare dei fatti di cronaca che attanagliano il mondo del calcio, dalla base ai vertici; del riscontro che le Cipolline, la squadra protagonista della sua serie, stanno avendo all'estero; e del prossimo libro che non riguarderà più il calcio (anche se ha confessato che non abbandonerà le Cipolline), ma le moto.
Tra scrivere articoli sulla Gazzetta dello Sport e la narrativa per bambini cosa preferisci?
Senz'altro la narrativa, perché è distinta e ti dà la possibilità di usare di più la tua fantasia, l'immaginazione; rispetto ad un articolo di giornale – che deve attenersi ai fatti – nella narrativa puoi creare. Però, di fatto, mi piace portare avanti entrambe le cose. Sono fortunato: proprio per il fatto che il giornalismo mi costringe ad osservare e viaggiare molto, ciò che vedo da giornalista mi serve molto nei miei libri.


Scrivere di calcio per bambini è anche un modo per educarli e legarli a valori sani e positivi?
Indubbiamente. Soprattutto in questi tempi, in cui arrivano messaggi diseducativi dall'alto del mondo del calcio, ma non solo. Lo vediamo in questi giorni proprio con lo scandalo scommesse, ma non è certo l'unico episodio, anche alla base ci sono dei segnali di degenerazione riportati anche dalla cronaca: basti ricordare che pochi giorni fa a Lecco una mamma e un papà si son picchiati per una partita di calcio dei figli; un bambino di 12 anni di colore insultato con cori razzisti da altri genitori a Treviso; una squadra di bambini che è stata dopata per vincere, come gli adulti. Se una volta si pensava che lo sport fosse sano alla base e che poi si guastasse crescendo; adesso, purtroppo, si può tranquillamente affermare che lo sport è già marcio alla base.  E allora un discorso educativo con storie leggere come le mie, credo possa avere un valore.


Il prossimo libro riguarderà ancora le Cipolline?
Anche. Nel senso che con le Cipolline non mi fermo più. Però approfitto di Anteprime per prendermi una vacanza dal calcio e parlare di uno sport  meno prevedibile per i bambini che è quello delle moto. In alcune regioni di Italia - come, ad esempio,  l'Emilia Romagna e le Marche - ci sono bambini che gareggiano sulle minimoto e io ho dedicato a questo sport una storia scritta a quattro mani con una mia collega della Gazzetta dello Sport, Alessia Cruciani, che lavora proprio sulle moto ed è molto competente in materia. Io metto a disposizione le mie competenze di scrittore per una storia che avrà gli stessi ingredienti delle Cipolline: amicizia, fair – play, rispetto delle regole, ecc... però il tutto traslato in un mondo nuovo, credo altrettanto affascinante per i bambini.  Sullo sfondo campioni e miti di riferimento come Valentino Rossi, il quale ci aiuterà a lanciare e promuovere questo libro: entrerà in un concorso con i lettori e chi vincerà passerà una giornata con lui. Una cosa nuova che aspetto con grande curiosità.


I tuoi libri sono stati tradotti in Spagna, Grecia, Germania e molti altri paesi europei. Qual è stata l'accoglienza che ti ha riservato l'estero?
Sono agli inizi e sto aspettando riscontri più concreti. Vero è che siamo arrivati a 14 nazioni nei giorni scorsi, con Israele, ultimo paese in cui sono stati venduti i miei libri. Ho la sensazione che soprattutto in Spagna le cose stiano andando molto bene: ho ricevuto diverse mail di bambini scritte in catalano – che è una lingua abbastanza incomprensibile (ride, n.d.r.). Anche dalla Danimarca ho avuto riscontri perché lì non solo c'è una grande cultura della letteratura per ragazzi, ma anche dello sport nelle scuole. Adesso son curioso di  sapere come andrà in Brasile perché vendere libri che parlano di calcio là è come vendere il ghiaccio agli eschimesi!


L'ultima domanda la faccio al Luigi lettore: sei un lettore bulimico?
No, non sono un lettore bulimico. Sono un lettore sofferente e con molti sensi di colpa perché finisco per scrivere molto di più di quanto riesca a leggere. Io vedo e aspetto le vacanze come un approdo felice, in cui mettermi apposto anche con la coscienza perché sbarco in spiaggia con il mio zaino di libri e ne leggo quattro in una settimana e allora a quel punto sono contento. Spero di avere presto il tempo di leggere più di quanto stia facendo adesso.

I libri di Luigi Garlando

 

 

 

 
 
 
 
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