Intervista a Luigi Milani

Luigi Milani
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Parliamo con Luigi di fantascienza, horror, e-book e di scrittura. Uno ‘scrivente’ più che uno scrittore (almeno così ci dice), che viaggia tra collaborazioni con riviste, traduzioni, web, blogging, giornalismo di settore, nuove forme editoriali e tradizione letteraria, ereditata dai mondi della fantasy e dell’horror. Il tutto condito con del buon rock d’annata e con la giusta dose di grinta che questa penna non sembra perdere. L’intervista (ovviamente via web) con uno dei più attivi e promettenti autori del fantastico italiano.
In rete ci sono varie descrizioni della tua attività. Traduttore, curatore, giornalista e scrittore. Puoi parlarcene in breve?
Ti confesso che m'imbarazza sempre un po' parlare di ciò che faccio, ma ci proverò. Sul fronte giornalistico, collaboro da molti anni con un mensile del gruppo Sole 24 Ore, Applicando. Come traduttore e curatore di libri presto la mia opera a vari piccoli editori. Tra questi, Graphe.it, per cui dirigo la collana di narrativa digitale eTales. Infine, l'attività di... scrivente - quella di scrittore mi pare qualifica troppo impegnativa - si svolge nei sempre più rari momenti di tempo libero. In questi giorni sto traducendo un racconto di John Everson per un'antologia di racconti horror in formato ebook, Arkana - Racconti da Incubo, curata da Alessandro Manzetti e Daniele Bonfanti.


Quando hai iniziato a scrivere?
Attorno al 2000, su incauto suggerimento di una mia cara amica attrice. Lei era a caccia di sceneggiature per dei corti cinematografici e mi chiese se volevo provare a scrivere qualcosa. Tutto è cominciato così. Poi sono arrivati i primi racconti, pubblicati qua e là, finché nel 2009 ho pubblicato la mia prima raccolta (Memorie a perdere), alla quale sono seguiti due romanzi, Ci sono stati dei disordini e, appunto, Nessun futuro.


Ho visto che curi il blog False Percezioni. Di cosa parli nel tuo blog? E la scrittura che usi in rete è diversa da quella per la carta?
È uno spazio un po' eclettico e anarchico, direi quasi schizofrenico, nel quale parlo di libri, fumetti, musica, a volte anche di politica. In sostanza è una sorta di finestra aperta su quelli che sono i miei interessi, spesso in evidente conflitto tra loro. La scrittura che uso in Rete ha un'impronta più giornalistica rispetto ai miei testi di narrativa, anche perchè credo che il lettore on line sul Web cerchi immediatezza, testi concisi e veloci da fruire.


Il tuo ultimo libro è stato precedentemente stampato su Lulu.com (una casa editrice on demand). Oggi hai trovato un editore ‘reale’. Cosa è cambiato fra le due stesure?
Parecchio. Non credo di esagerare affermando che si tratti quasi di un altro libro. Ho riscritto interamente il romanzo, nel tentativo di asciugare il testo da certe ridodanze stilistiche e lessicali. Ho inoltre accorciato il testo di parecchie pagine, eliminando anche alcune piccole incongruenze individuate nelle precedenti versioni.


Hai scritto anche molto di musica. Hai delle preferenze musicali? E come ti hanno influenzato nella stesura del libro (ricordiamo che c’è una non troppo velata connessione con le vicende dei Nirvana)?
Le mie preferenze vanno al grande Rock degli anni '60 e '70: quindi parliamo di Beatles, Pink Floyd, Led Zeppelin, Black Sabbath. Ma anche, per avvicinarci ai giorni nostri, Depeche Mode, Radiohead, Muse, Porcupine Tree, Verve. La musica è parte essenziale della mia vita, e nel caso specifico è stata la molla scatenante che mi ha spinto a scrivere Nessun futuro. In generale ascolto sempre musica quando scrivo: fa quasi da propellente alle mie storie.


Nelle tue storie c’è sempre un connubio tra musica e azione, tra suspence e atmosfere, quasi da film horror. Ti senti in sintonia con questi mondi?
Direi di sì. Credo di essere inevitabilmente figlio di una certa fiction ‘visiva’, al punto che - hai ragione - tendo a elaborare storie in chiave quasi cinematografica. Del resto sono influenzato, l'ammetto, oltre che da certi film e telefilm, da una scuola di autori, perlopiù anglosassoni, che costruiscono storie con le caratteristiche da te correttamente individuate: penso a scrittori come Stephen King, Joe Lansdale, ma anche Salman Rushdie e Don DeLillo per altri versi.


Quali sono gli autori da cui hai preso spunto per iniziare a scrivere?
All'inizio senz'altro Raymond Carver, il maestro assoluto per almeno una generazione di scrittori. In seguito ho sentito l'influenza, a volte decisamente intimorente, tale è la distanza da quei modelli, di autori come Dino Buzzati, Paul Auster, Joyce Carol Oates, Saul Bellow, Philip Roth e William Gibson.


Ho visto che partecipi alle attività editoriali di Edizioni XII. Una casa editrice che mi sembra votata alle storie horror o soprannaturali... come sei entrato in quel mondo?
È un'avventura inziata ormai diversi anni fa, quando - grazie alla Rete - sono entrato in contatto con Daniele Bonfanti, appassionato come me di narrativa, cinema e scrittura legate in qualche modo all'ambito fantastico. Ne nacque dapprima un'associazione di appassionati - un'esperienza molto stimolante, dalla quale scaturì in seguito l'avventura, tuttora in corso, di dar vita a una casa editrice specializzata proprio in quegli ambiti da noi tanto ammirati e, in qualche caso, anche "frequentati" come autori.


Ho visto che è stato pubblicato un tuo racconto nel primo volume dei Quaderni di fantascienza. Il genere in Italia non è molto seguito dai lettori (ad esempio una collana di Fanucci che voleva mimare Urania ha chiuso i battenti qualche anno fa). Pensi che sia più facile sfondare al cinema con un prodotto di SF che su carta?
Domanda interessante, vista la presenza massiccia di fantascienza al cinema e in televisione. La fantascienza - non solo nel nostro paese - attraversa un momento particolare: da un lato, quella "scritta" sembra in difficoltà, perlomeno quella legata a certi modelli forse oggi superati dalla reatà. Tralasciando la SF tradizionale e la space opera, anche il cyberpunk, che ha conosciuto la sua stagione d'oro tra gli anni '80 e i primi anni '90, oggi è prossimo a essere considerato archeologia. Il perchè è presto detto: oggi tutto è cyberpunk. Le intuizioni, a volte geniali, di autori come Gibson e Sterling, hanno trovato applicazione concreta, e dunque non hanno più lo stesso appeal di una volta. E tuttavia certa SF mostra di sapersi anche rinnovare, come sta accadendo grazie alle avanguardie letterarie e artistiche legate al Movimento Connnettivista e Transumanista. È vero, la fantascienza scritta sembra in affanno, specie se rapportata alla presenza che invece vanta sullo schermo. Ma, parlando anche da lettore, non posso non registrare allo stesso tempo una forte richiesta di storie, non solo da utilizzare come serbatoio per l'entertainment cine-televisivo, ma anche da parte di un pubblico composto non più o non soltanto da irrudicibili appassionati. Quanto all'oggetto specifico della tua domanda, diciamo che il cinema e la televisione sono sempre a caccia di nuove idee, e quindi... incrociamo le dita, ecco!


Hai iniziato a collaborare a edizioni digitali, e-book, etc. Pensi che il formato digitale soppianterà il cartaceo? Quali sono le opzioni aggiuntive che a uno scrittore può dare l’e-book?
Non credo che il formato digitale soppianterà il cartaceo. Non a breve scadenza, almeno. In realtà non vedo una reale contrapposizione tra i due formati, nel senso che uno può fare da traino all'altro. Molti giovani tendono a considerare l'oggetto libro come un qualcosa di intrinsecamente obsoleto, quasi - absit iniuria verbis - stantìo. Al contrario, i cosiddetti nativi digitali adorano circondarsi di dispostivi digitali come smartphone, tablet pc, consolle da tasca, ecc.: credo che questi nuovi mezzi offrano al mondo dell'editoria la possibilità di raggiungere molti potenziali lettori. D'altro canto, sono dell'avviso che l'e-book possa dar molto anche all'autore: innanzitutto, la possibilità di vedere ridotto lo iato tuttora esistente tra la consegna del testo all'editore e la sua effettiva pubblicazione. Lo stesso autore può inoltre arricchire il testo di riferimenti, sotto forma di link, che il lettore può consultare in tempo reale, durante la lettura. In tal senso, l'utopia del meta-testo collettivo, che l'autore e il lettore possono cioè costruire assieme, può forse rappresentare un prossimo traguardo da raggiungere, chissà.


Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Nell'immediato sono in uscita alcuni racconti SF e horror, guarda caso spesso "in digitale", su riviste disponibili in e-book. Spero poi di pubblicare l'anno prossimo un nuovo libro, che potrebbe concretizzarsi in un'antologia di racconti o in un romanzo: dipenderà dalle logiche editoriali, che, com'è noto, a volte sanno essere maledettamente tortuose e imprevedibili...

I libri di Luigi Milani

 

 

 

 
 
 
 
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