Intervista a Magdalena Parys

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Scrittrice e traduttrice, Magdalena Parys è nata a Danzica. Da bambina è emigrata con la famiglia a Berlino Ovest. La incontro a Più Libri Più Liberi 2018 in un affollato caffè assieme ad Alessandro Amenta, interprete d’eccezione. Del nord Europa Magdalena ha l’attenzione, la precisione, la serietà. Ma ogni tanto un lampo le incendia gli occhi chiari e subito dopo sorride. E la nostra chiacchierata si fa d’incanto più piacevole.




Come nasce Il mago?
L’ispirazione mi è arrivata da due articoli che mi è capitato di leggere qualche anno fa, il primo sulla rivista radicale berlinese “Jungle World” e il secondo sullo “Spiegel” e in Germania del resto non potrebbe essere diversamente! In uno di questi articoli si parlava del fatto che chilometri e chilometri di documenti erano stati distrutti negli archivi; l’altro invece dei genitori di ragazzi scomparsi alla frontiera bulgaro-turca e quella bulgaro-greca negli ultimi trent’anni prima del collasso dell’URSS. Questi giovani della allora Germania dell’Est tentavano la fuga attraverso le frontiere della Bulgaria perché pensavano fosse più facile passare che non attraversando il Muro di Berlino. Invece la frontiera bulgara era se possibile più pericolosa di quella della DDR, ma loro non lo sapevano. L’articolo sullo “Spiegel” racconta la storia di una madre che – non avendo nemmeno la salma del figlio da seppellire – alla fine è morta di crepacuore, ma solo dopo aver saputo che gli agenti della polizia di frontiera bulgari venivano pagati dalla Stasi per ogni fuggiasco ucciso. La tragedia di questa donna è stata il motore che mi ha spinto a costruire la storia de Il mago e tutti i personaggi del romanzo: la giornalista, il commissario, il politico.

Cos’è l’Operazione Magik che è la spina dorsale del tuo romanzo, senza svelare troppo della trama?
E come si fa a non svelare troppi particolari!? Vediamo… Si tratta di un’operazione tesa a liquidare gli oppositori politici nell’Europa oltre la Cortina di Ferro e coinvolge anche degli insospettabili.

Ho letto che Il mago è il primo capitolo di una trilogia… Cosa succederà nei prossimi capitoli? Puoi farci qualche anticipazione?
Meglio non chiedermelo proprio ora, perché i colloqui che sto portando avanti in questi giorni con l’editore girano proprio attorno al secondo romanzo della trilogia. La sto finendo di scrivere e sarà una storia molto italiana: l’ho ideata prima ancora di sapere che Il mago sarebbe stato tradotto in Italia, quindi probabilmente era destino.

La nostra Europa ha delle radici un po’ oscure: ci sono zone d’ombra che ancora non abbiamo illuminato?
Queste zone oscure sono talmente tante che sono spaventata: se dovessi dedicare a ognuna di esse un romanzo, non finirei mai di scrivere talmente sono tanti i temi da trattare. Non serve leggere giornali radicali, basta aprire un qualsiasi quotidiano moderato e un articolo su due contiene l’ispirazione per un potenziale romanzo. Basta un’unica frase alle volte e mi si scatena in testa una tempesta di idee.

Che emozione è stata vincere lo European Union Prize for Literature (EUPL)?
Ero in automobile con mio figlio, mi è squillato il cellulare. Era la mia agente, che ha esordito: “Mettiti seduta” e poi mi ha detto del premio. Mio figlio ha iniziato a prendermi in giro: “Mamma, vedrai che è tutto uno scherzo della tua agente”. Sono stata davvero contenta, non me lo aspettavo assolutamente: esistono premi letterari che non corrompono gli autori, non ho mai avuto nulla a che fare con nessun membro della giuria. Anzi, a quanto pare va meglio se non conosco nessuno: in Polonia sono arrivata spesso in finale ma non ho mai vinto nessun premio, ne ho invece vinto uno in Austria, questo EUPL e una settimana fa un premio in Francia.

C’è qualcosa di profondamente polacco nella tua scrittura?
È molto difficile per me giudicare, vedermi dall’esterno. Ma probabilmente il fatto che molti dei miei personaggi siano nati in Polonia e solo successivamente siano emigrati in Germania eppure siano perfettamente integrati trovo che sia un elemento molto polacco. Per me la chiave di tutto comunque è la lingua, perché la lingua ti concede una seconda esistenza.

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