Intervista a Manila Vannucci

Manila Vannucci
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Siamo certi di essere padroni dei nostri ricordi? Alle volte ci aggrappiamo solo a quelli, eppure parlando con Manila Vannucci e approfondendo i suoi interessanti studi mi sono resa conto che alle volte ricordiamo fatti mai accaduti. Sembra impossibile, e invece attraverso semplici test lo si può addirittura provare. Ovvio che ho voluto saperne di più…

Da dove nasce l'idea per il tuo insolito libro Quando la memoria ci inganna?

Da molti anni conduco ricerche sui processi cognitivi, e in particolare sul riconoscimento visivo di oggetti, immaginazione mentale e memoria. Mi è capitato spesso di parlare di questi temi di ricerca in contesti e a persone molto diverse, dalle lezioni o seminari agli studenti universitari, alle conferenze rivolte al pubblico generico. Mi sono così accorta che, quando parlo di "false memorie", alla normale reazione di interesse e curiosità, si associa una risposta più emotiva, calda, un misto di sorpresa e fascinazione. La sorpresa nasce dalla scoperta che un tema scientifico, insolito, e sconosciuto, come quello dei falsi ricordi, in realtà abita la nostra vita quotidiana, è un inquilino silenzioso, e affascinante, della nostra mente. E' nata proprio da qui, da queste "belle" impressioni che ho ricevuto conversando su questo tema, l'idea di scrivere un libro, in italiano, che permettesse anche ai non addetti ai lavori di conoscere meglio la vita e gli inganni della nostra memoria, attraverso una sorta di viaggio mentale, con guida tecnica al seguito, nei laboratori in cui si studiano, in modo oggettivo, questi fenomeni.

 

Cosa sono esattamente i falsi ricordi?

Con il termine "falsi ricordi" si indicano sia ricordi fortemente distorti di eventi realmente accaduti che ricordi completamente falsi, relativi ad eventi mai avvenuti. Capita così, ad esempio, di ricordare con sicurezza di aver visto una persona in un posto, quando in realtà l'abbiamo sì vista, ma da tutt'altra parte, oppure di ricordare dettagli di un luogo in realtà inesistenti. Nella maggior parte dei casi, non ci accorgiamo di commettere questi errori o le loro conseguenze si limitano a spiacevoli fraintendimenti o equivoci. Ci sono però contesti in cui una falsa memoria, può avere conseguenze ben più gravi: pensiamo, ad esempio, a che cosa può accadere se il testimone di una rapina scambia, nel proprio ricordo, dei dettagli fondamentali o, addirittura, una persona per un'altra. Ci sono, poi, situazioni in cui la "creatività" della nostra memorie va oltre, portandoci addirittura a ricordare episodi o eventi completamente falsi, che non si sono mai verificati. A questo proposito, nel libro vengono illustrati alcuni casi, riportati anche dalla cronaca, di persone in psicoterapia giunte, addirittura, a ricordare di aver subito abusi sessuali nell'infanzia, mai verificatisi.

 

E come si riconoscono i falsi ricordi da quelli veri?

Bella domanda, perché tocca un punto critico e delicato. Quando commettiamo un falso ricordo, spesso non ce ne accorgiamo. Questo accade perché i falsi ricordi, nella maggior parte dei casi, non sono nebulosi e vaghi ma "vividi", chiari, molto verosimili. Nel libro ho inserito una procedura di induzione di falsi ricordi, molto semplice ma molto potente, che può essere applicata dai lettori ad amici e colleghi. In questo compito, di memoria per liste di parole, le persone arrivano a ricordare di aver ascoltato alcune parole che in realtà non sono mai state loro lette. L'"illusione" di memoria è talmente forte che molte persone dichiarano di "ri-sentire mentalmente" la voce dello sperimentatore mentre legge la parola, o ricordano l'esatta disposizione della parola nella lista. Non c'è niente in questo ricordo che permetta di capire se è vero o falso. Qualche novità promettente sul fronte della riconoscibilità dei ricordi veri sembra venire dalle ricerche che analizzano le risposte del cervello quando rievochiamo memorie vere e memorie false. Ci sono infatti alcuni studi che dimostrano che il nostro cervello è capace di discriminare fra ricordi veri e falsi (frutto della nostra immaginazione), quando noi a livello consapevole non ne siamo capaci. Questo filone di ricerca, affascinante, è molto recente e rimangono ancora molti aspetti da chiarire. La speranza è che in un futuro non troppo lontano, da questi studi si possano ricavare utili indicazioni operative.

 

Come nasce un falso ricordo? E' possibile indurre falsi ricordi? Come?

I processi e i fattori che portano alla produzione dei falsi ricordi sono numerosi. In alcune situazioni sono le nostre stesse conoscenze, convinzioni, aspettative nei confronti di un determinato oggetto o fenomeno a indurre la formazione di un falso ricordo, ad esempio portando ad aggiungere dettagli altamente plausibili (e attesi) ma inesistenti. Capita così di infarcire il ricordo di un incidente automobilistico con il dettaglio, falso, dei vetri rotti per terra oppure di aggiungere macchie di sangue sulla scena del delitto. Tutti elementi fortemente plausibili, quelli che ci si aspetterebbe di trovare in episodi di questo tipo. L'effetto distorcente delle conoscenze e delle aspettative sul nostro ricordo diventa ancora più forte quanto più il ricordo originario si impoverisce con il trascorrere del tempo. I falsi ricordi possono, però, anche essere indotti da suggerimenti esterni. Ad esempio, domande guidanti o fuorvianti poste durante un'intervista investigativa possono indurre risposte false e creare la base per un falso ricordo, che si mantiene nel tempo. Alcune ricerche, che ho descritto nel libro, dimostrano che è sufficiente cambiare un verbo in una domanda, o addirittura un articolo (!) per ottenere una risposta e un resoconto di memoria distorto. Anche alcune procedure terapeutiche, come ad esempio l'ipnosi, l'immaginazione guidata o l'interpretazione dei sogni possono rivelarsi strumenti potenti nell'induzione di falsi ricordi. Come hanno dimostrato gli studi condotti da Giuliana Mazzoni, sulle false memorie autobiografiche relative ad episodi infantili, se siamo indotti ad immaginare in modo vivido, chiaro e dettagliato, un episodio che non ci è mai accaduto, possiamo, in seguito, scambiare questa fantasia per un ricordo vero e proprio.

 

Se tante persone ricordano la stessa cosa si può essere certi che sia vera?

Purtroppo no. Accade spesso, anche in ambito testimoniale, che più persone forniscano una stessa versione dell'evento e che questa sia, in realtà, falsa. Questo accade perché molti dei fattori e meccanismi che portano alla produzione di un falso ricordo fanno parte integrante del funzionamento "sano" della nostra memoria e, come tali, sono condivisi dalle maggior parte delle persone. Penso ad esempio, al cosiddetto "effetto dell'arma", per cui quando le persone si trovano sotto la minaccia di un' arma da fuoco, convogliano tutta l'attenzione sull'arma, trascurando gli altri dettagli, a partire da quelli del viso di colui la impugna. In questa situazione il ricordo dei testimoni presenti, sarà accurato per quanto riguarda questo elemento, mentre risulterà vago e poco accurato per il resto. Nel libro sono riportati anche alcuni casi clamorosi di errori testimoniali, condivisi da più testimoni, come quello di John Demjanjuk, identificato da più persone come "Ivan il Terribile", il criminale nazista responsabile dei massacri nel campo di concentramento di Treblinka.

 

Ci si può difendere dai falsi ricordi?

In parte sì. Dico in parte perché in realtà non ci sono ricette per evitare i falsi ricordi o per "scoprirli" e neutralizzarli in maniera sistematica. Ci sono però delle strategie che possiamo usare per cercare di proteggerci, dei suggerimenti che possiamo dare per ridurre il rischio di incorrere in falsi ricordi. I consigli più utili, a mio parere, sono due: 1) imparare ad "utilizzare" il più possibile tutte le informazioni a disposizione della nostra memoria prima di formulare un giudizio ("c'era? Non c'era?"); 2) adottare dei criteri più restrittivi nella presa di decisioni, ovvero non affidarsi a un generico senso di familiarità ma provare ad identificare le fonti dei nostri ricordi. Se sottoponiamo un ricordo ad uno scrutinio attento e minuzioso, cercando di rintracciarne le fonti, così come le possibili prove a sostegno della sua veridicità, riduciamo il rischio di commettere falsi ricordi. Comunque, anche solo conoscere questi fenomeni e sapere come nascono, favorisce un atteggiamento più consapevole nei confronti della memoria e un suo uso meno spericolato.

 

A chi si rivolge il tuo libro Quando la memoria ci inganna?

Questo libro si rivolge innanzitutto agli studenti universitari, agli psicologi e a coloro che operano nel campo giudiziario, ma anche ad un pubblico generico, curioso del funzionamento della mente umana e delle illusioni che la nostra mente confeziona.

I libri di Manila Vannucci

 

 

 

 
 
 
 
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