Intervista a Marco Columbro

Marco Columbro
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Marco è un amico, ci conosciamo da una vita... quindi intervistarlo è stato un'impresa, un po' perchè a nessuo dei due riusciva di restare nella parte dell'intervistato o dell'intervistatrice, e poi perchè fare domandea uno come lui è tutt'altro che facile. In ogni modo ci ho provato, e questo è il risultato.

Che rapporto hai con i libri e la lettura?

Leggo solo saggistica da oltre trent’anni, però sono un lettore vorace. Ho iniziato quando ero all’università, lì incontrai l’opera di Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, libri di Psicologia in genere. Ho capito che leggere poteva darmi delle chiavi importanti per capire me stesso e il mondo, e così da allora non ho più smesso di dedicare parte del mio tempo all’approfondimento di alcuni argomenti. Quando entro in una libreria faccio la felicità del libraio perché sa che quando - molto tempo dopo - ne uscirò lo farò carico di volumi. Mi interessano i libri che parlano della storia, della fisica quantistica, di astronomia, di esoterismo, di religioni, tutti quelli che parlano di spiritualità...

 

...e dove finisce questa gran quantità di libri?

In casa ho una stanza dedicata tutta ai miei libri, con le pareti fasciate da librerie, una stanza grande, eh... credevo fosse sufficiente, invece adesso altri libri vanno in cerca di spazio anche in altre due librerie in sala e sparsi un po’ in tutta la casa, anche perché confesso di amare anche il libro come oggetto, mi suscita sempre emozioni tenerne uno tra le mani, sfogliarlo, possederlo.

 

La tua passione per le storie, la tua curiosità per la vita ha radici un po’ più lontane però… tempi in cui nutrirsi e imparare andavano di pari passo…

Tu che mi conosci da molti anni lo sai bene. Quella che vuoi sentirmi raccontare è la storia di mia nonna… Ti accontento: quando ero piccolo lei faceva il pane nel forno fuori casa: era una semplice contadina priva di cultura, ma con un gran senso pedagogico, una donna splendida. Ricordo che faceva una cosa bellissima per noi nipoti. Per farci stare buoni ci riuniva nella grande cucina colonica e ci preparava per merenda la crema con i savoiardi. Metteva un enorme pentolone di latte sul fuoco e attorno al pentolone sistemava gli sgabelli dove noi bambini salivamo in piedi. Mentre lei raccontava le storie senza smettere di mescolare il latte, noi fissavamo la massa bianca come ipnotizzati e il latte, come per magia diventava una televisione ante litteram, uno schermo sul quale si proiettavano le immagini evocate dal racconto. La favola durava il tempo di cottura della crema, che una volta pronta mangiavamo felici con i savoiardi, seduti composti attorno al tavolo di cucina. Racconto volentieri questo episodio, perché credo che sia un modo altamente pedagogico per stare con i propri nipoti e raccontare delle favole, un modo conviviale ed educativo nello stesso tempo.

 

E in quei tempi lontani sono piantati anche i semi di quello che fai oggi…

Certo, se oggi mi faccio portavoce della cultura del biologico - per esempio nell'ambito di Saporbio, uno dei più importanti eventi europei legati alla promozione della cultura del biologico - è proprio perché credo che vivere in sintonia con la natura rispettandola sia l’unico modo per vivere bene. Non c’è separazione tra noi e l’ambiente in cui viviamo e prendersi cura dell’ambiente significa prendersi cura di noi. Quando ero piccolo l’orto era il simbolo di questo luogo perché con i suoi prodotti dava da mangiare a ben tre famiglie. Se ne occupava con amore personalmente mio nonno, che aveva anche un pollaio, dei piccioni e dei conigli. Ho vissuto la mia prima infanzia in un ambiente estremamente rurale, dove i ritmi coincidevano con quelli della natura che assecondavano il mutare delle stagioni, l’alternarsi dalle verdure che cambiavano con i mesi. Ricordo il periodo delle more, delle fragole, delle castagne, e ricordo l’attesa per i frutti che la stagione seguente prometteva. Oggi è cambiato tutto, non c’è più quella magia, siamo abituati a trovare tutto sempre ed abbiamo perso così tanto, senza renderci conto che quello che consideriamo ovvio in realtà è profondamente conto natura. Ricordo che ogni sabato mio nonno uccideva un pollo o un coniglio e di aver assistito molte volte all’uccisione di quegli animali, ma non è mai stata una cosa cruenta, violenta, tutto veniva fatto con rispetto, con una ritualità oggi perduta, lo faceva per dare da mangiare alla sua famiglia, con grande rispetto per la vita che sacrificava.

 

L’amore per ciò che ci nutre ti ha portato anche a scrivere un libro dedicato all’alimentazione, no?

Sì, l’ho scritto insieme a due medici, si intitola Mangiamoci su, è un libro utile. Scrivere mi piace, il mio primo libro - tu lo ricorderai senza dubbio - fu Tv Tv, sulla storia della televisione. Credo che oggi non si trovi più, peccato. E da poco è uscito Autoguarigione tantrica, un volume con dvd sul buddismo tibetano, un modo per trovare un po’ di pace interiore; il tantra è una disciplina antica molto potente che aiuta a curare le proprie malattie fisiche e interiori.

 

 

 

 
 
 
 
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